Nel 1943, il governo di Vichy definì l’aborto un crimine contro la sicurezza dello Stato e di conseguenza esso poteva essere punito anche con la condanna a morte. Non serviva nemmeno interrompere definitivamente la gravidanza: era sufficiente una parola di troppo davanti a qualcuno per essere vittima di controlli targettizzati e finire in prigione. Non potendo rivolgersi ai dottori, le donne erano costrette ad affidarsi a metodi rischiosi, spesso impiegando strumenti di fortuna capaci arrivare a determinare la loro morte. La situazione cambiò solo nel 1975, quando la Loi Veil rese finalmente legale l’aborto, ma le difficoltà di quegli anni rimasero documentate in L’événement (2000), il libro di Annie Ernaux, che racconta in prima persona le difficoltà conseguenti a quel divieto.

A ventun anni di distanza dalla sua pubblicazione, ci si trova ancora in un mondo in cui la gravidanza è scrutinata e regolamentata da chi non può avere figli ed è forse proprio questo il motivo che ha spinto la regista e co-sceneggiatrice Audrey Diwan a riprendere in mano il libro di Annie Ernaux per adattarlo per il cinema. Dalle appena 130 pagine originarie, la sceneggiatura, che vede la firma anche di Marcia Romano, opera un lavoro di espansione e di approfondimento, dove ogni aggiunta sembra appartenere naturalmente alla storia senza mai allontanarsi troppo dall’esperienza di Ernaux.

È la Francia del 1963. Anne (Anamaria Vartolomei, una delle principali contendenti per la Coppa Volpi femminile) è una studentessa di Lettere proiettata verso una carriera da insegnante grazie ai suoi voti brillanti. Quando scopre di essere incinta la sua vita sembra arrestarsi e lei non è disposta a ricominciare a guardare avanti finché non avrà abortito. Smette di studiare, tronca le amicizie e concentra ogni sua energia verso la ricerca di un sotterfugio per interrompere la gravidanza senza finire in prigione. Nonostante la scelta irremovibile, dovrà resistere agli sguardi, ai giudizi e alle sentenze di chi le ruota intorno mentre le settimane scorrono inesorabili e il tempo rimastole per abortire diminuisce.

L’événement, presentato in concorso alla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, annuncia già dal titolo il punto di arrivo, un evento ingombrante e destinato a cambiare un’intera esistenza. Audrey Diwan si cala con la sua telecamera nella vita interiore di Anne, cercando di rendere il pubblico quanto più fisicamente vicino possibile alla sua apatica sofferenza. Evidenzia ogni sguardo, ogni minimo movimento del suo corpo per far capire anche quei sentimenti celati dietro le sue parole. Diwan sceglie inoltre di non censurare nemmeno gli aspetti più grafici e intimi del percorso di Anne: dai tentativi casalinghi falliti all’attesa di un ciclo mestruale che non può arrivare. Sotto la lente della regista, il corpo della protagonista diventa anche testimonianza degli affronti della società, talmente accecata da una finta morale per non vedere i danni che provoca. L’événement è uno sguardo delicato e spietato al tempo stesso sul difficile contrasto tra le aspettative circa i comportamenti delle donne e le libertà per cui stanno lottando da sempre in un racconto ancora urgente e necessario nonostante gli anni trascorsi dalla pubblicazione del libro.

di Giada Sartori