Con l’aggettivo storico si è soliti definire qualsiasi film sia ambientato in un passato, recente o lontano che sia. Nonostante si tratti di un termine ombrello, nato più per indicare le coordinate della storia, è diventato nel corso del tempo un vero e proprio sottogenere. Questi spiragli nel passato possono essere romanzati o aderenti alla verità, denunciare errori già commessi che ricordano il presente o mostrare delle storie di vita che hanno un altro periodo storico come collocazione naturale. Il film storico spesso è sinonimo di lusso, di grandi regge, abiti voluminosi, balli a corte e tanto altro.

Lo scambio di principesse, film del regista, sceneggiatore e autore francese Marc Dugain in arrivo nelle sale italiane il 5 agosto grazie a Movies Inspired, ha come primo scopo quello di decostruire questo immaginario, evidenziando tutte le problematiche nascoste sotto quell’elegante ma fragile patina. La storia proviene dal romanzo omonimo di Chantal Thomas (la prima volta in cui Dugain si esercita nell’adattamento di un’opera non scritta da lui), che prende un fatto realmente accaduto per plasmarlo e renderlo più appetibile in un’ottica drammaturgica.

Nel 1721 il reggente di Francia, Filippo d’Orléans (Olivier Gourmet), decise, per rafforzare la ritrovata pace con la Spagna, di organizzare uno scambio di principesse. Luigi XV (Igor Van Dessel), all’epoca appena quindicenne, fu costretto a sposare Anna Maria Victoria di Spagna (Anamaria Vartolomei), di quattro anni più grande, mentre la figlia del reggente, Mademoiselle de Montpensier (Juliane Lepoureau), divenne la moglie dell’erede al trono di Spagna (Kacey Mottet Klein). L’improvvisa e forzata crescita dei quattro protagonisti per essere all’altezza del trono sarà l’origine di discussioni e errori di ingenuità o forse dettati dalla loro volontà individuale.

Dugain desidera mostrare, attraverso questo caso esemplare, quanto fosse spregevole il trattamento previsto per i bambini: una brutale interruzione dell’infanzia per costringerli ad adibire alle responsabilità derivanti dalla corona. La loro ingenuità e la mancanza di un’efficace educazione in materia li porta a percepire quel compito come un semplice gioco di ruolo, dove nessuna conseguenza è permanente. Per questo, i quattro protagonisti cercano a fatica di trovare nella severa quotidianità di palazzo degli appigli alla loro vita precedente, senza incontrare molto successo. Anche le relazioni amorose trovano spazio nella narrazione attraverso il rapporto complesso e teso tra Luigi V e Anna Maria Victoria di Spagna.

Se la scrittura di Dugain funziona e l’ambiente reale del XVIII secolo è ricostruito con attenzione da Patrick Dechesne e Alain-Pascal Housiaux, la recitazione risulta a tratti acerba, soprattutto da parte del cast più giovane. Lo scambio delle principesse rimane comunque l’occasione per osservare un episodio storico, che seppur romanzato, ritrae con durezza come l’infanzia fosse qualcosa di sacrificabile agli occhi dei potenti, riflettendo nel contempo sulla volatilità della vita in sé.

di Giada Sartori