Pagine e pagine di giornali per la scomparsa di Raffaella Carrà, incontrastata Regina della Televisione, non solo in Italia ma anche in Paesi come la Spagna e l’Argentina. Pagine che ne raccontano la fortunata presenza, da mattatrice nel mondo del varietà televisivo come ballerina, cantante e conduttrice di programmi. Poco evidenziata è stata invece la sua attività di attrice che conta oltre trenta film. L’esordio nel cinema avvenne ad appena otto anni con “Tormento del passato”(1952) di Mario Bonnard dove interpretava il ruolo  di Graziella in un  melodramma strappalacrime, genere in voga in quegli anni,  imperniato su un fuorilegge , fuggito prima di sapere che la donna(Hélène Remy) attendeva un figlio, Graziella appunto. Un film che finisce tragicamente perché quando lui ritorna da lei anni dopo e le propone di fuggire insieme, lei saputo che è un gangster rifiuta e nel corso di un’accesa discussione  involontariamente lo colpisce con un colpo di pistola. Lui(Marc Lawrence)prima di morire , di fronte a testimoni, dice a Graziella di essersi sparato da solo per sbaglio, scagionando così la madre e offrendole la possibilità di un futuro di libertà accanto alla figlia. Al film di Bonnard seguirono altri tre piccoli ruoli, tra cui quello dove interpreta se stessa nel film di Alessandro Blasetti “Europa di notte”(1958) che  raccoglie  una carrellata di  validi e rari numeri di arte varia del 1956, tra i più rari dei locali notturni di Parigi, Vienna, Londra, Madrid. Un film realizzato nell’intento di conservarne la memoria, che coglie gli umori dell’Italia del boom. Un film di costume, che suo malgrado, diede origine  al filone cinematografico sexy che cominciò ad imperversare nelle sale negli anni Sessanta. Agli inizi di quegli anni si iscrisse al Centro Sperimentale di Cinematografia e dopo il diploma interpretò il film di Florestano Vancini “La lunga notte del ‘43”, film che ricevette alla Mostra di Venezia 1960 il Premio “Opera prima”. In quel film Raffaella Carrà ricopriva il ruolo della figlia dell’avvocato Villani(Nerio Bernardi), uno degli undici antifascisti uccisi a Ferrara nel muretto del Castello Estense. La si vede nelle scale di casa Villani quando i fascisti vanno ad arrestare il padre e lei chiama il fratello Franco  (Gabriele Ferzetti) che si trovava nella sua camera insieme all’amante Belinda Lee, che si dilegua senza essere vista, moglie del farmacista Pino Barilari(Enrico Maria Salerno) che dalla sua finestra, dove spesso stava su una carrozzella, perché colpito da paralisi, aveva assistito al feroce  assassinio. Ed insieme alla famiglia  cercava di difendere il padre dall’arresto, anche se con molta dignità  lui si arrendeva al suo destino. Un film, tratto dal racconto di Giorgio Bassani “Una notte del ‘43” dal quale si discosta proprio per la storia d’amore, non facente parte del libro, tra Belinda Lee e Gabriele Ferzetti.

Un ruolo significativo anche nell’hollywoodiano “Il colonnello Von Ryan”(1965) di Mark Robson, interpretato a fianco di Frank Sinatra. Il grande Divo della canzone e del cinema riveste il ruolo di un  colonnello  dell’aviazione americana che durante la seconda guerra mondiale viene abbattuto nell’agosto 1943 e rinchiuso in un campo di concentramento italiano con pochi altri connazionali e molti inglesi che poi cadranno nelle mani dei nazisti che lo caricano su un treno per deportati in Germania. Ed è su questo treno che appare Raffaella Carrà: riveste il ruolo di Gabriella, l’amante del comandante tedesco della scorta(Trevor Howard), in vistose calze di seta, che poi ci rimetterà la pelle insieme a lui mentre tentano la fuga durante una sosta  a uno scambio. Anche Ryan, denominato Von per dispregio, sarà ucciso da un colonnello tedesco  mentre tenta di salire sul treno in corsa. Un film spettacolare che viene ricordato per la recitazione di Raffaella Carrà accanto a Frank Sinatra( il gossip dice che c’è stata tra loro anche una relazione sentimentale) e per la presenza di attori di rilievo tra cui anche gli italiani Adolfo Celi e Sergio Fantoni. Con quest’ultimo attore apparve, appena quindicenne, nel film uscito nelle sale nel 1959 “Caterina Sforza, la leonessa di Romagna” di Walter Chili.

Dopo un piccolo ruolo nel film di Leopoldo Trieste “Il peccato degli anni verdi”(1960) la  troviamo in una serie di peplum e film mitologici. Recita con il regista Antonio  Leonviola nel film “Maciste, l’uomo più forte del mondo”(1961) dove riveste il ruolo della principessa Saliura che chiede a quest’uomo mitologico  dotato di grande forza e bontà di salvare il principe ereditario della città di Aran, suo promesso sposo, che è stato catturato dagli uomini -talpa e reso schiavo in una città sotterranea. E Maciste, ovviamente, riuscirà nell’impresa cosi come  riuscirà ad uscire vincitore nel film “Maciste nella terra dei ciclopi”(1961), sempre di Leonviola, nella lotta contro  quelle divinità gigantesche con un occhio solo al centro della fronte. In questo film, Raffaella Carrà è un ancella che gioca a mosca cieca con le amiche e va a sbattere proprio  sul forte torace di Maciste.  Ma la vediamo  anche in piccoli ruoli nel peplum avventuroso e fantastico “Ulisse  contro  Ercole”(1961) di Mario Caiano, nello storico “Giulio Cesare, il conquistatore della Gallia”(1962) di Tanio Boccia, regista considerato ingiustamente e rivalutato in questi ultimi anni, l’Ed Wood italiano: il regista americano è considerato “il peggior regista di tutti i tempi”, ma a lui sono state dedicate interessanti retrospettive, tra cui una a RiminiCinema, che hanno testimoniato come trattavasi di opere al di fuori di impostazioni tradizionali, così come, appunto lo sono quelle di Tanio Boccia che spesso ha firmato i suoi film con lo pseudonimo di Amerigo Anton. Raffaella Carrà è poi Gessica nella scena finale  dell’eclissi solare durante la crocifissione di Gesù Cristo nel film “Ponzio Pilato”(1962) di Gian Paolo Callegari ed ha un altro piccolo ruolo in “L’ombra di Zorro”(1962) dello spagnolo Joaquim Luis Tomero Marchent, ennesima avventura del mitico eroe.   

Tutti film in cui appariva con il suo vero nome di Raffaella Pelloni. Quello di Raffaella Carrà lo assunse alla metà degli anni Sessanta su consiglio del regista televisivo Dante Guardamagna  che , appassionato di pittura, associò il suo vero nome di Raffaella, che ricorda il pittore Raffaello Sanzio, al cognome del pittore Carlo Carrà. Appare con il nome di Raffaella Carrà già nel  film “I compagni”(1963) di Mario Monicelli, film su uno sciopero di lavoratori tessili  torinesi alla fine dell’Ottocento in cui recita a fianco di Marcello Mastroianni. Viene poi il colpaccio con il film con il mito Frank Sinatra. Reduce da questa esperienza hollywoodiana recita nel film di Steno “Rose rosse per Angelica”(1965), un cappa e spada ambientato all’epoca della Rivoluzione francese dove è accanto a Jacques Perrin. Recita anche  in film francesi come “Il Santo prende la mira”( 1967) di Christian-Jacque dove è co-protagonista nel ruolo della moglie di un malvivente che avrà a che fare con Simon Templar detto il Santo( Jean Marais) in una vicenda  spionistica. Oppure “Venere privata”(1970) di Yves Boisset dove  è protagonista di un giallo, tratto da Giorgio Scerbanenco, in cui è una ragazza che posa nuda per un misterioso fotografo che viene trovata morta. Una morte sulla quale indaga un medico(Bruno Cremer) radiato dall’ordine per avere praticato l’eutanasia su una donna in stato terminale. Il suo rapporto con il cinema termina con due film in cui è se stessa: “Colpi di fortuna”(2013) di Neri Parenti e “Ballo Ballo”, musical del 2020 diretto dall’uruguayano  Nacho Alvarez dedicato ai suoi successi degli anni Settanta ed al ruolo che ebbe in Spagna.  Un’autocelebrazione che voleva essere un grande omaggio ad una Star.   

di Paolo Micalizzi