Il pianoforte in stazione sta dilagando. Soprattutto nei paesi del Nordeuropa è immancabile, benché quasi sempre ignorato e pertanto muto. Non è così alla stazione ferroviaria di Tel Aviv dove, almeno secondo gli autori di Tuning (presentato a Biografilm 2021 nella sezione Art & Music), si suona e si canta dalla mattina alla sera, c’è sempre qualcuno disposto a sedersi e avviare il suo minishow. Si sviluppano diversi filoni musicali per mano di dozzine di performer: ragazze che si accompagnano da sé mentre cantano a squarciagola canzoni pop, vecchi insegnanti di piano che suonano Chopin a occhi chiusi e con adeguate mosse della testa, soldati e soldatesse che passano dal folk al rap perché loro rappano anche col piano, improvvisatori arguti che da due noticine ti sviluppano un Adagio di Benedetto Marcello (quello dell’Anonimo Veneziano) con variazioni jazz.

Attorno la vita della stazione continua, soprattutto per mano di numerose babe che asfissiano l’impiegata delle informazioni con richieste improprie. Il piano è un mezzacoda in discrete condizioni e ben curato, come dimostra l’intervento dell’accordatore a metà film. Un lusso. A Tel Aviv tutti sanno suonare, anche gli operai della manutenzione, e succede che a un teen-ager alle prese con un canto tradizionale si unisca, come per incanto, una vecchia signora che lo intona alla perfezione con una voce da sogno. A questo punto è evidente che non siamo in un documentario, ma in un mondo fantastico calato per caso in una stazione ferroviaria. Certo, c’è anche qualche caduta nel karaoke, subito riscattata da una ispirata cover di Oh, mio babbino caro! Per pianoforte a tre mani, interpretato da due apparenti bancari di mezza età di cui uno seduto ed uno in piedi che fa la mano destra.

Le immagini perfette, i colori brillanti, i finti incontri casuali, la calma dei passanti (nessuno in ritardo, nessuno che si precipita verso i binari) prefigurano uno scenario ideale, almeno per i nostri standard, corroborato dal finale trionfalistico in cui un uomo massiccio in tee-shirt gialla intona un canto a Gerusalemme e a Dio. Bravissimo. Ilan Yagoda, regista, parte con un documentario, continua come street show e termina in gloria in piena utopia pop. Resta valida l’indicazione per come passare un pomeriggio musicale gratis a Tel Aviv, programma a sorpresa.

Di Daniela Goldoni