Gli anni ‘70 si aprono con tre lutti, due dei quali a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, che colpiscono il mondo musicale.

Il 18 settembre 1970 in un hotel di Notting Hill a Londra muore Jimi Hendrix per un’overdose di barbiturici.

Il 4 ottobre 1970 in un Hotel di Hollywood muore Janis Joplin per un’overdose di eroina.

Il 3 luglio 1971 muore a Parigi Jim Morrison poeta/sciamano dei Doors in circostanze mai chiarite.

Tutti avevano ventisette anni.

Dalla sua Fender Stratocaster Jimi Hendrix è riuscito ad estrarre una varietà di suoni e effetti inauditi prima di lui ed irripetibili per l’epoca. Andando ben oltre le possibilità dello strumento e della tecnologia allora disponibili, ha ampliato il linguaggio della chitarra elettrica più di chiunque altro. Vasta risonanza ha avuto la sua esibizione al festival di Monterey del 1967 dove una platea assolutamente impreparata a ciò a cui avrebbe assistito si trovò ad ascoltare per la prima volta sonorità fino ad allora inaudite, estratte con ogni mezzo da una chitarra elettrica distorta, suonata anche dietro la schiena, coi denti, contro l’asta del microfono e contro gli amplificatori e alla fine data alle fiamme tra effetti Larsen lancinanti. Anche dopo la sua morte Jimi Hendrix è stato sfruttato dall’industria discografica che non esita tuttora a pubblicare tutto ciò che ha suonato, anche in privato.

Jimi: All Is by My Side (2013) di John Ridley ce lo racconta. Va detto che la Experience Hendrix LLC, l’azienda familiare ufficiale che gestisce tutta la musica di Jimi Hendrix, ha negato l’uso dei brani musicali originali che nel film sono pertanto eseguiti da altri musicisti. Più del film consiglio di ascoltare la sua musica.

kinopoisk.ru

Are You Experienced (1967); Axis: Bold as Love (1967); Electric Ladyland (1968); Band of Gypsys (1970).

Altro talento bruciato troppo presto è quello di Janice Joplin. Una donna ed una grande artista a lungo vittima di bullismo per la non rispondenza della sua immagine ai canoni estetici di bellezza e della sua diversa sensibilità di affetti, costantemente e disperatamente alla ricerca di approvazione e soprattutto di amore, sempre, ovunque.

Janis (2015) di Amy J. Berg è un documentario che rende giustizia all’artista e alla donna, fragile di sentimenti ma piena di amore, di rabbia e di blues che ha riversato nella sua musica, lasciandosi travolgere da un modo di vivere che non le ha dato scampo.

La sua musica: Big Brother and the Holding Company (1967); Cheap Thrills (1968); I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! (1969); Pearl (1971).

Definire Jim Morrison rockstar è riduttivo, è stato l’idolo selvaggio, il simbolo della ribellione dell’America degli anni ’60. Ha abbattuto e dissacrato tutto ciò di cui si compiaceva la società e l’establishement americano. I suoi testi erano un pugno nello stomaco ai benpensanti. Le sue performance live con The Doors erano riti sciamanici in cui incantava il pubblico, lo ammaliava, lo trascinava a superare i limiti, a passare dall’altra parte, a guardare fuori dagli schemi aprendo un varco: Break on through! to the other side, come recita il loro primo singolo. Un omaggio al pensiero di William Blake: If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is: infinit. E loro erano le porte.

Ci hanno lasciato The Doors (1967); Strange Days (1967); Waiting for the Sun (1968); The Soft Parade (1969); Morrison Hotel (1970); L.A. Woman (1971); An American Prayer (1978) quest’ultimo realizzato sovrapponendo la voce di Morrison che recita suoi versi alle musiche appositamente composte, ha conquistato il disco d’oro e quello di platino.

The Doors (1991) di Oliver Stone è un film biografico su Jim Morrison, poco rispondente al personaggio, a detta di chi gli è stato vicino in vita. Puntando l’attenzione soprattutto sul lato dissoluto della sua vita, sull’uso di droghe allucinogene e alcol.

In Irlanda del Nord la guerra anglo-irlandese ha lasciato sei contee nordorientali dell’isola, l’Ulster, sotto il dominio britannico a maggioranza protestante. Qui la popolazione cattolica da oltre quarant’anni viene discriminata nel lavoro, nell’accesso ai servizi sociali e nella rappresentanza politica. La mappa dei collegi elettorali è costruita in modo da non permettere ai cattolici di vincere le elezioni anche dove sono la maggioranza (questa manipolazione è conosciuta come gerrymandering). La città di Derry è l’epicentro delle proteste contro le discriminazioni. Azioni di  guerriglia urbana fra cattolici e protestanti sono quotidiane e si estendono anche a Belfast. In entrambe la città i britannici, per separare i quartieri cattolici da quelli protestanti, costruiscono dei muri, che a differenza di quello di Berlino ancora oggi sono in piedi. È l’inizio dei cosiddetti Troubles (disordini). Il Governo britannico guidato da Margaret Thatcher, non riuscendo a individuare i membri dell’IRA (Irish Republican Army), l’organizzazione clandestina irlandese che combatte per la liberazione dal dominio dell’imperialismo britannico, colpisce senza scrupolo la popolazione cattolica con provvedimenti durissimi. Truppe dell’esercito vengono inviate ad occupare militarmente le 6 Contee dell’Irlanda del Nord, appoggiate dalla polizia, da organizzazioni para-militari protestanti e da bande armate di protestanti, per annientare il Movimento di Liberazione. Oltre allo Special Power Act, una legge antiterrorismo risalente agli anni ‘20 che dà praticamente poteri illimitati alla polizia ed alla magistratura nella repressione del Movimento, viene introdotto l’internementche permette l’arresto delle persone a tempo indefinito senza processo. Vengono così effettuati centinaia di arresti di massa di popolazione cattolica anche se non ha nulla a che fare con l’IRA.

Nel nome del padre (1993) di Jim Sheridan tratto dal romanzo autobiografico Proved Innocent di Gerry Conlon, racconta la vera storia di quest’ultimo, di suo padre e di altri tre ragazzi accusati di aver compiuto un attentato terroristico, attribuito all’IRA, in un pub di Guildford, per questo chiamati Guildford Four. Tutti vengono condannati all’ergastolo sulla base di prove inconsistenti, false e di occultamento di prove reali contrarie. Dopo 15 anni e numerosi e inutili tentativi il caso viene riaperto grazie alla caparbietà di un’avvocata e attivista, che riesce a dimostrare la responsabilità della polizia nella fabbricazione di prove false nascondendo quelle reali e l’estraneità di tutti gli imputati, ottenendo il loro proscioglimento. Grandi interpretazioni affidate a Daniel Day-Lewis nei panni di Gerry Conlon, che ha lottato finché il nome del padre non è stato riabilitato, e a Pete Postlethwaite nei panni di suo padre, che tragicamente morì in prigione.

Il 30 gennaio 1972 la NICRA, un’organizzazione per i diritti civili, organizza a Derry una marcia pacifica per protestare contro questa negazione di garanzie di giustizia. Ai parà britannici viene dato l’ordine di disperdere la manifestazione non autorizzata, così aprono il fuoco uccidendo 14 persone, quasi tutti ragazzi minorenni, davanti a giornalisti e fotografi, colpendo alle spalle chi scappava nel tentativo di sfuggire alle pallottole. Questo eccidio è passato alla storia come Bloody Sunday, uno degli episodi più vergognosi di cui si è macchiata la Gran Bretagna nel ventesimo secolo. La commissione d’inchiesta, istituita dopo la strage, non ha ovviamente portato a nessuna condanna, prosciogliendo le autorità e i soldati britannici da ogni colpa. Dopo oltre quarant’anni di insabbiamenti, ricorsi e rallentamenti dell’apparato giudiziario britannico è stato riconosciuto che i soldati aprirono il fuoco contro i dimostranti disarmati, ma non si è andati oltre.

Bloody Sunday (2002) di Paul Greengrass racconta l’eccidio dei 14 manifestanti disarmati durante la marcia per i diritti civili, a Derry. Il film descrive in dettaglio gli eventi di quel tragico giorno festivo seguendo quattro personaggi, due manifestanti cattolici e due militari britannici. 

Per cercare di stroncare la resistenza in Irlanda del Nord, Margaret Thatcher abolisce lo statuto speciale di prigioniero politico. Ogni carcerato della resistenza irlandese viene pertanto considerato per la legge alla stregua di un criminale comune. Per protestare contro questa decisione e contro i soprusi e le violenze a cui sono quotidianamente sottoposti dalle guardie carcerarie, i detenuti appartenenti all’IRA iniziano varie forme di sciopero. Rifiutano di indossare l’uniforme carceraria coprendosi solo con delle coperte, rifiutano di radersi, di tagliarsi i capelli, di usare i bagni imbrattando le celle. Bobby Sands, leader del movimento Provisional IRA, per ottenere l’attenzione del Governo britannico, inizia, seguito da altri detenuti, uno sciopero totale della fame. Viene lasciato morire insieme a nove compagni di prigionia, dopo 66 giorni all’età di soli 27 anni.

Hunger (2008) di Steve McQueen è il resoconto degli ultimi terribili giorni di vita di Bobby Sands (Michael Fassbender) in carcere, e del trattamento riservato a lui ed ai prigionieri membri dell’IRA dalle guardie carcerarie.

Il 5 settembre 1972 alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, un commando di terroristi palestinesi appartenenti a Settembre Nero penetra nel villaggio olimpico sequestra e uccide undici atleti israeliani e un poliziotto tedesco. A seguito di quanto accaduto il primo ministro israeliano Golda Meir incarica un commando, con a capo un agente del Mossad, di trovare ed eliminare i responsabili dell’attentato. L’operazione chiamata in modo altisonante Ira di Dio viene portata a compimento.

Ce lo racconta Munich (2005) di Steven Spielberg, basato sul libro Vendetta di George Jonas. Un film che romanzescamente fa porre all’agente del Mossad delle domande sulla legittimità dell’operazione, se sia giusto rispondere alla violenza con altra violenza e sul limite tra giustizia e rappresaglia. La risposta è che nove degli undici terroristi vengono trovati e uccisi in giro per il mondo.

L’11 settembre 1973, in Cile, i militari, con l’appoggio degli Stati Uniti sotto la presidenza Nixon, rovesciano con un colpo di stato sanguinario il governo socialista del presidente Salvador Allende, eletto democraticamente e sostenuto da una coalizione di unità popolare.

Con l’appoggio a Pinochet, gli USA mandano un forte monito al mondo: quello di impedire la formazione di governi di ispirazione socialista e comunista, anche se democraticamente eletti, in tutti i Paesi dell’America Latina, favorendo l’instaurazione di governi autoritari attraverso l’Operazione Condor. Alcune fra le nazioni coinvolte da questa operazione, oltre al Cile, sono state: Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay e Uruguay.

Viene così instaurata in Cile la violenta dittatura del generale Augusto Pinochet durata fino al 1990. 17 anni di potere in cui si è macchiato di ogni crimine verso gli oppositori politici o presunti tali, accademici, professionisti, religiosi, studenti, operai, contadini, con arresti arbitrari, sequestri, sparizioni, torture, assassini, stermini di massa. Gli arresti e i sequestri di uomini, donne, bambini vengono effettuati di notte senza testimoni e senza fornire nessuna notizia ai familiari. Le vittime vengono portate in luoghi segreti, seviziate e uccise occultandone i cadaveri o caricate su aerei militari e con i voli della morte gettate da grande altezza a morire in mare. Le vittime di violazioni di diritti umani sono decine di migliaia. Ma la politica di Pinochet viene lodata a livello internazionale per aver trasformato l’economia cilena portandola ad un “miracolo economico”. Il primo ministro britannico Margaret Thatcher avvalora Pinochet per la prosperosa economia della libera impresa, e ridimensiona il mancato rispetto dei diritti umani da parte della giunta, condannando una “sinistra internazionale organizzata che è in cerca di vendetta”.

Il regime cileno, sottoposto a pressioni internazionali sempre più forti, rimane isolato perdendo anche l’appoggio degli Stati Uniti. Così la Giunta inizia ad allentare la morsa e, spinta dalle pressioni, indice una consultazione elettorale regolare che, a sorpresa, mette fine alla dittatura.

L’Amerikano (1973) di Costa-Gavras denuncia l’ingerenza dagli Stati Uniti nell’avvento dei regimi autoritari nei Paesi del Sudamerica. Il film è ispirato alla vicenda di Anthony Dan Mitrione, capo della polizia di Richmond divenuto per conto della C.I.A. istruttore e “consigliere” di varie polizie sudamericane sulle tecniche di tortura negli interrogatori, nell’organizzazione di squadre paramilitari per azioni terroristiche, per il sequestro e l’eliminazione degli oppositori. Rapito, processato e ucciso dai guerriglieri Tupamaros in Uruguay, il film si conclude con l’arrivo di un nuovo “consigliere” USA.

Missing (1982) di Costa-Gavras, tratto dal libro The Execution of Charles Horman: an American Sacrifice (1978) di Thomas Hauser, è il film che ha rivelato al grande pubblico, soprattutto americano, la responsabilità degli Stati Uniti nel golpe cileno. Il film racconta la storia realmente accaduta di Charles Horman, un giornalista free-lance statunitense che vive con la moglie in Cile, scomparso durante il colpo di stato. La moglie (Sissy Spacek) chiede aiuto al padre del marito (Jack Lemmon) che la raggiunge. Si rivolgono all’ambasciata e al Consolato degli Stati Uniti in Cile per ritrovarlo e come risposta ricevono inverosimili spiegazioni sulla sua scomparsa. Dopo una feroce discussione il padre si rifiuta di credere all’ennesima versione raccontata sulla sorte del figlio, così viene a conoscenza della verità: Charles è stato sequestrato dalla milizia durante il golpe e ucciso nell’Estadio Nacional de Chile a Santiago usato come campo di concentramento, interrogatori ed esecuzioni. A seguito del successo e della popolarità riscosse dal film, l’ambasciatore, il console e il comandante delle truppe statunitensi in Cile all’epoca dei fatti, dopo aver in precedenza fatto causa per diffamazione allo scrittore Thomas Hauser, hanno fatto lo stesso con gli autori e i produttori del film chiedendo un risarcimento di 150 milioni di dollari. Mai pagati perché il Dipartimento di Stato americano, ha ammesso la responsabilità dei servizi segreti degli Stati Uniti nella morte di Horman, giudicato pericoloso per il regime a causa delle sue inchieste. Su molti manifesti del film sono stampate queste scritte: Charlie Horman pensava che il fatto di essere americano avrebbe garantito la sua sicurezza. La sua famiglia credeva che il fatto di essere americani avrebbe garantito loro la verità. Si sbagliavano tutti.

Il 25 aprile 1974 in Portogallo una rivoluzione, spontanea e non violenta, condotta dai militari stanchi di quasi mezzo secolo di dittatura fascista e delle atrocità commesse nelle colonie, subito seguiti dal popolo, donne in testa, fa cadere il regime di Marcelo Caetano. E’ quella che in Portogallo è chiamata la Rivoluzione dei Garofani, che pone le basi per un ritorno alla democrazia con le prime elezioni libere e la concessione dell’indipendenza ai territori coloniali di Angola e Mozambico. Un’esperienza incredibile che ha visto i militari marciare per le strade di Lisbona colme di persone festanti con i garofani infilati nella canna dei fucili e liberare il paese senza sparare un colpo.

Capitani d’aprile (2001) di Maria de Medeiros, che all’epoca aveva 9 anni, racconta questo evento da lei vissuto in un film forse un po’ ingenuo ma carico di emozione.

Il 28 maggio 1974 in piazza della Loggia a Brescia, durante una manifestazione sindacalista contro il terrorismo fascista, esplode una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti, 8 persone rimangono uccise e 102 ferite. Dopo oltre quarant’anni di indagini, tre processi, intralci istituzionali, insabbiamenti, silenzi, misteriose sparizioni di reperti fondamentali alle indagini, fughe di testimoni e depistaggi dei servizi segreti la Corte di Cassazione nel 2017 ha riconosciuto colpevoli e condannato all’ergastolo per strage l’ormai 81enne Carlo Maria Maggi componente del gruppo neofascista Ordine Nuovo e il 65enne Maurizio Tramonte militante di Ordine Nuovo e informatore del Sid. Non sono mai stati identificati gli esecutori materiali e non ci sono state condanne per i responsabili dei depistaggi accertati.

Lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo dibattimentale porta ad affermare che anche questo processo, come altri in materia di stragi, è emblematico dell’opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze individuabili con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza dello Stato, nelle centrali occulte di potere che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e hanno sviato, poi, l’intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità. Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultraottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell’epoca delle bombe.” (Motivazioni della sentenza di appello del Tribunale di Milano, 10 agosto 2016).

Un’altra pagina nera della nostra storia.

Nero piombo – storia di una strage politica (2019) di Paola Castriota è un film documentario che ripercorre le inchieste e le vicende giudiziarie e umane legate alla strage di Piazza della Loggia, che hanno sconvolto Brescia e l’Italia e che ha visto emergere profili criminali inquietanti.

Pochi mesi dopo si ripete il progetto eversivo di destabilizzare la politica interna italiana, allo scopo di impedire un progressivo spostamento dell’asse politico e governativo verso le forze di sinistra del paese.

Il 4 agosto 1974 in una carrozza del treno Italicus, partito da Roma e diretto a Monaco di Baviera, esplode un ordigno all’uscita della galleria appenninica di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, provocando 12 morti e 50 feriti. Il giorno successivo in una cabina telefonica di Bologna viene trovato un volantino a firma di Ordine Nero, un gruppo neofascista, che rivendica l’attentato con queste parole:

Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti.”

(Giancarlo Esposti era un terrorista di estrema destra, ucciso nel maggio del 1974 da un carabiniere durante una fuga).

Al volantino fanno seguito telefonate anonime dello stesso tenore fatte alla redazione de Il Resto del Carlino. Anche per questo attentato la Giustizia non arriverà mai a stabilire la verità, a individuare i responsabili, mandanti ed esecutori. L’iter giudiziario pluridecennale ha incontrato le stesse difficoltà delle altre stragi compiute in Italia, a causa dei depistaggi, degli insabbiamenti, delle protezioni e coperture operati dagli apparati dei servizi segreti e dal ricorso al segreto di Stato. Gli imputati saranno tutti assolti o amnistiati. La Commissione Parlamentare d’inchiesta ha stabilito che la Loggia Massonica P2 guidata da Licio Gelli è responsabile della strage in termini non giudiziari ma storico-politici.

Un fatto emerso molti anni dopo è che su quel treno era salito a Roma l’Onorevole Aldo Moro, leader della Democrazia Cristiana e in quel momento Ministro degli Esteri, per raggiungere la famiglia in vacanza in Trentino. Pochi minuti prima della partenza viene fatto scendere dal treno da agenti in borghese, adducendo l’assoluta e improrogabile necessità di dover firmare documenti di Stato di estrema importanza. Sollevando non pochi dubbi sul fatto che qualcuno sapesse cosa sarebbe successo, e ne avesse evitato la partenza.

In questa tragedia, perde la vita anche il ventiquattrenne ferroviere forlivese Silver Sirotti nel tentativo di salvare i viaggiatori dalle fiamme seguite all’esplosione. Nel 1975 è stato insignito della medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica.

4 agosto ’74, la strage dimenticata (2011) di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo è un documentario sulla strage dell’Italicus che ripercorre l’intera vicenda dall’attentato, dalle indagini, agli ostacoli alla Magistratura, ai processi.

Il 9 agosto 1974 si dimette Richard Nixon, Presidente degli Stati Uniti, in seguito allo scandalo Watergate. L’inchiesta, partita da due redattori del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein, rivela che il Comitato Repubblicano per la rielezione di Richard Nixon alla presidenza USA utilizza attività illegali, servendosi della CIA e dell’FBI, per lo spionaggio e il controllo delle attività del Partito Democratico per sabotarne la campagna elettorale. Lo scandalo, che prende il nome dal complesso edilizio di Washington che ospita la sede del Partito Democratico, coinvolge non solo Nixon ma tutto il suo staff e il suo sistema di governo, volto al mantenimento del potere. L’inchiesta porta all’apertura della procedura di impeachment nei confronti di Nixon che è costretto a presentare le dimissioni.

Tutti gli uomini del presidente (1976) di Alan J. Pakula, basato sull’omonimo libro scritto dai giornalisti del Washington Post Bob Woodward (nel film Robert Redford) e Carl Bernstein (nel film Dustin Hoffman), ripercorre l’inchiesta dei due cronisti che ha portato allo scandalo Watergate e alle dimissioni di Richard Nixon da Presidente degli Stati Uniti.

Il 17 novembre 1974 si svolgono le elezioni democratiche in Grecia che, con la vittoria del partito moderato Nuova Democrazia di Konstantinos Karamanlis, pongono fine alla dittatura dei colonnelli iniziata, con un colpo di stato, nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1967. La repressione brutale del regime instaurato dai militari ha colpito politici, intellettuali, artisti, figure di rilievo ma anche semplici cittadini colpevoli di avere simpatie per la sinistra, con arresti, torture, esecuzioni, deportazioni. Tra le pesantissime proibizioni introdotte dal regime ne compaiono alcune assurde quali: portare i capelli lunghi, le minigonne, ascoltare la musica moderna, i Beatles, i matematici moderni, ovviamente tutti gli autori russi ma anche Eschilo, Aristofane, Euripide, scrivere che Socrate era omosessuale. Tra queste ne spicca una apparentemente insensata: la lettera Z. Invece la Z in greco antico sta per zei cioè: vive, lui vive. Z è un messaggio in codice e un segno di riconoscimento di alto valore simbolico dei dissidenti del regime e si riferisce a Grigorios Lambrakis, deputato del raggruppamento di sinistra, assassinato da estremisti di destra con la copertura dei militari e della polizia.

Così il regista Costa Gavras nel suo film Z-L’orgia del potere, tratto dal romanzo omonimo scritto nel 1966 da Vassilis Vassilikos, raccontata di questo complotto. Il film si chiude con l’elenco di quelle proibizioni imposte dal regime. Il film ha vinto due Premi Oscar, Miglior film straniero e Miglior montaggio.

Il 4 aprile 1975 viene fondata a Redmond la MITS (Micro Instrumentation and Telemetry System) che assumerà successivamente il nome di Microsoft. L’azienda nasce dal sodalizio tra Bill Gates e Paul Allen e si svilupperà fino a diventare una delle più grandi produttrici di software al mondo per fatturato. L’anno successivo viene fondata a Cupertino la Apple, costituita da Steve Jobs e Steve Wozniak. Le due aziende si spartiranno il mercato informatico mondiale pur non essendo neanche le prime ad operare in questo settore, in quel momento dominato dall’italiana Olivetti con i personal computer P6040 e P6060, già realizzatrice nel 1965 del Programma 101 (P101), un elaboratore programmabile considerato il primo personal computer della storia. Ciò su cui hanno puntato entrambe le aziende è stata la realizzazione di personal computer, non destinati alle aziende ma alle persone, utilizzando un linguaggio di programmazione – il Basic – più facile e veloce da realizzare e più semplice da utilizzare per l’utente. Successivamente svilupperanno i due sistemi operativi che hanno conquistato il dominio nel mercato mondiale e modificato la nostra vita.

I pirati di Silicon Valley (1999) di Martyn Burke è un film per la televisione che racconta la storia, in forma romanzata, dei giovani Bill Gates e Steve Jobs e della loro intuizione di realizzare un personal computer. Da sempre acerrimi rivali e in perenne competizione, anche combattuta a suon di battaglie legali, entrambi hanno saputo trarre una reciproca ispirazione per crescere e migliorare i loro prodotti. Apple non sarebbe arrivata dov’è oggi senza Microsoft, e lo stesso vale per Microsoft senza Apple.

Per gli appassionati cito anche Jobs (2013) di Joshua Michael Stern e Steve Jobs (2015) di Danny Boyle.

Il 17 aprile 1975 i Khmer rossi, sostenuti e finanziati dalla Cina maoista, prendono il potere in Cambogia. Il loro intento è trasformare il paese riportandolo ad una società agraria, fondata sui principi del maoismo e cancellare l’influenza negativa della cultura occidentale. Sotto la dittatura comunista di Pol Pot cambia il nome della nazione in Kampuchea Democratica, tutto ciò che è occidentale è bandito, le città vengono svuotate, centinaia di migliaia di cittadini sono deportati in campi di lavoro per essere rieducati. Inizia il genocidio considerato, nella follia ideologica khmer, come necessario per la purificazione della popolazione cambogiana, ormai contaminata dal capitalismo e dal “tumore borghese” cresciuto al suo interno negli anni precedenti. I nemici sono individuati sulla base del posto che hanno occupato nella società del precedente regime. Così vengono annientati in primo luogo i veri o presunti avversari politici, i militari, i poliziotti, i magistrati, gli avvocati, i medici, gli insegnanti, i religiosi buddisti, musulmani, cattolici e le minoranze non khmer. In 5 anni vengono sterminate non meno di 3 milioni di persone a seguito di esecuzioni di massa, abusi, torture, lavori forzati, malnutrizione, malattie e altre barbarie. Si stima che sia stata decimata circa un quarto della popolazione cambogiana di quegli anni.

Il regime di Pol Pot ha termine con l’occupazione della Cambogia da parte dell’esercito popolare vietnamita che instaura un regime filovietnamita e filosovietico, contro il quale i Khmer rossi scatenano una guerriglia, appoggiati dalla Cina e questa volta anche dagli USA, entrambi intenzionati a contenere l’influenza sovietica in Asia. La guerriglia dei Khmer rossi continua fino agli anni ’90. Pol Pot, fuggito nella giungla, muore in circostanze mai chiarite nel 1998.

I khmer rossi non hanno mai pagato per i loro crimini contro l’umanità. Molti di loro ricoprono ancora un ruolo politico di primo piano nel Paese. Oggi la Cambogia è una terra di vittime e di carnefici che vivono assieme all’interno di un processo di rimozione della tragedia avvenuta, di cui non vi traccia nei libri di testo scolastici.

Urla del silenzio (1984) di Roland Joffé è basato sulla vera storia di Sydney Schanberg (Sam Waterson), inviato del New York Times in Cambogia, e del suo collaboratore/interprete cambogiano Dith Pran (Haing S. Ngor). Mentre Schanberg riesce ad abbandonare il paese, Pran resta intrappolato nella capitale Phnon Phen, presa dai khmer rossi. Viene catturato e, spedito in un campo lavoro, sottoposto a “rieducazione”. Il film si è aggiudicato tre premi Oscar: migliore attore non protagonista a Haing S. Ngor, miglior fotografia e miglior montaggio.

Verso la metà degli anni ‘70 aprono in Italia le prime radio e televisioni private, come conseguenza della liberalizzazione delle trasmissioni via etere, in precedenza riservate unicamente all’emittente di Stato. Nascono così le cosiddette radio libere, stazioni radiofoniche create per lo più da giovani. Il caso più eclatante è quello della bolognese Radio Alice, fondata da un gruppo di ragazzi, in parte studenti del DAMS e per lo più provenienti politicamente dall’area di Autonomia, tra i quali Franco Berardi detto Bifo, leader dell’ala creativa della protesta studentesca bolognese. La radio nasce con il nobile intento di dare voce a chi non ha voce, ma viene messa a tacere il 12 marzo 1977, dopo l’irruzione dalla Polizia che ne distrugge tutti gli impianti di trasmissione, tecnologicamente molto casalinghi. Tutti i presenti vengono arrestati con l’accusa di avere diretto, via radio, gli scontri avvenuti il giorno precedente e culminati con l’uccisione dello studente Francesco Lorusso, ad opera di un carabiniere, mai sottoposto ad inchiesta. Tutti gli arrestati vengono prosciolti dalle accuse infondate mosse nei loro confronti.

Alcuni film ci raccontano queste esperienze di radio libere.

Radio Freccia (1998) di Luciano Ligabue racconta di un’immaginaria radio libera della provincia reggiana costretta a chiudere l’attività.

Lavorare con Lentezza (2004) di Guido Chiesa racconta la realtà di Radio Alice attraverso l’esperienza di due ragazzi della periferia bolognese, che l’ascoltano di notte mentre sbarcano il lunario con lavori non proprio puliti.

Il 24 marzo 1976 in Argentina un golpe militare guidato da Jorge Videla rovescia il governo di Isabelita Peron, terza moglie di Juan Domingo Perón, succeduta al governo del Paese al marito deceduto nel 1974. E’ l’inizio della dittatura militare che, come già avvenuto in Cile con Pinochet, reprime con estrema violenza ogni forma di protesta e di dissenso civile e democratico, instaurando un regime di terrore nel Paese. I presunti oppositori, esponenti politici, sindacalisti, magistrati, giornalisti, professori, studenti ritenuti con orientamenti di sinistra vengono prelevati segretamente, con blitz di squadroni opportunamente addestrati, e fatti sparire senza lasciare traccia, senza che alle famiglie vengano fornite informazioni. La stampa, ovviamente, è totalmente imbrigliata e pilotata, e la televisione non mostra immagini di disordini e violenze. Al mondo tutto appare proseguire in pace e tranquillità come se nulla accadesse, però al calare della notte le persone spariscono.

Per rafforzare la propria autorità e il prestigio all’interno del Paese e diffondere a livello internazionale un’immagine rassicurante ed efficiente, la Giunta militare coglie l’importante occasione politica e propagandistica di ottenere l’assegnazione dei campionati mondiali di calcio in Argentina. La FIFA sostiene totalmente la richiesta dei dirigenti argentini, in nome di una autonomia dello sport rispetto alla politica. Così nel 1978 l’Argentina non solo ospita il Campionato Mondiale di Calcio ma lo vince, non senza polemiche, contestazioni, accuse di combine e pressioni politiche della Giunta, rivelatesi vere e ammesse anni dopo da chi ne è stato coinvolto. In questa occasione Gianni Minà, inviato come cronista della RAI a seguire le partite del mondiale, viene prima diffidato e poi espulso dall’Argentina per aver fatto domande sui desaparecidos durante una conferenza stampa, e aver cercato poi di raccogliere informazioni in merito.

La dittatura riceve l’appoggio di molti Paesi e la piena approvazione e il sostegno anche economico degli Stati Uniti che, attraverso il segretario di stato Henry Kissinger, sollecitano l’accelerazione della repressione prima che a livello internazionale venga sollevato il problema della violazione dei diritti umani. Dal 1976 al 1983 oltre 50.000 persone vengono sequestrate e imprigionate in centri di detenzione segreti, subendo torture e violenze di ogni genere. I più terribili sono il Garage Olimpo e la Escuela de Mecánica de la Armada di Buenos Aires, distante poche centinaia di metri dallo stadio in cui si disputavano le partite di calcio e attive anche durante i mondiali. In questi centri vengono portate molte donne gravide rapite che, secondo un sistema pianificato, vengono fatte partorire, poi sparire e i bambini consegnati a coppie considerate dal regime “buone famiglie”, per “salvare” i figli e la società argentina, dai “sovversivi”. Le cifre sono impressionanti, si parla di 10 mila bambini rapiti, oggi adulti, che ancora non conoscono la loro vera identità e la loro storia. Più di 30 mila persone vengono assassinate, molte delle quali gettate vive nell’oceano con i voli della morte.

Molti sono i cittadini italiani e italo-argentini coinvolti da questo sconvolgimento, trovandosi sia dalla parte dei carnefici – i cognomi di molti militari sono di chiara origine italiana – sia delle vittime. Oltre un migliaio, in maggioranza giovani di seconda generazione, finiscono nell’elenco dei desaparecidos. Poco o nulla ha fatto l’Italia per proteggere la sua numerosa comunità all’estero, privilegiando gli interessi economici pubblici e privati coinvolti, non assumendo alcuna posizione di condanna della Giunta Militare e non fornendo nessuna protezione diplomatica ai propri cittadini perseguitati dal regime. Soltanto pochi italiani residenti in Argentina riescono a salvarsi e ad essere rilasciati grazie al doppio passaporto. Anche la Chiesa ufficiale non ha fatto molto, in parte sostenendo il regime, e neppure la stampa italiana che ha volutamente ignorato quanto accadeva in Argentina.

Alla fine del 1983, indebolito dalla pressione di movimenti come le coraggiose Madri di Plaza de Mayo che di fronte alla Casa Rosada (il palazzo presidenziale argentino), con un fazzoletto bianco annodato sulla testa e le foto dei propri figli strette tra le mani, gridavano al mondo la loro richiesta di giustizia, dalla comunità internazionale che finalmente anche grazie a loro ha saputo cosa accadeva, ma soprattutto dalla sconfitta nella guerra delle Falkland, provocata dall’Argentina nel tentativo di recuperare consenso, il regime è costretto a indire elezioni democratiche e a cedere il potere ad un governo scelto dai cittadini che sanciscono la fine della dittatura. Negli anni successivi, molti esponenti della giunta militare vengono processati e condannati all’ergastolo per le violazioni dei diritti umani. Videla e altri militari, che si sono succeduti al potere, nel dicembre 1990 ottengono l’amnistia, che viene però revocata nel 2003.

Diversi film affrontano questi anni terribili.

La notte delle matite spezzate (1986) di Héctor Olivera, il titolo è il nome in codice dell’operazione di polizia volta al sequestro notturno, tortura e uccisione degli studenti delle scuole superiori, colpevoli, o presunti tali, di attività anti nazionaliste.

Garage Olimpo (1999) di Marco Bechis, il titolo è il nome di uno dei più famigerati centri segreti di detenzione e tortura e mostra, in modo crudo e reale, la violenza di questi centri illegali in cui venivano rinchiusi gli oppositori al regime e il loro terribile destino.

Figli – Hjos (2001) di Marco Bechis tratta della sorte toccata ai figli dei genitori dissidenti assassinati, che vengono venduti appena nati o dati in adozione a famiglie vicine al regime e ricercati dal movimento delle Nonne di Plaza de Mayo. A partire dagli anni 2000, attraverso il test del mtDNA (DNA mitocondriale), che si trasmette esclusivamente per via materna, è possibile riconoscere gli individui e le loro madri. Infatti, sia la nonna materna sia i suoi figli hanno lo stesso mtDNA, facilmente confrontabile con quello della persona che vuole conoscere la propria identità.

Complici del silenzio (2009) di Stefano Incerti è la storia di un giornalista sportivo italiano, inviato a seguire il Mondiale di Calcio del 1978, che si trova coinvolto e sospettato, suo malgrado, di propaganda rivoluzionaria. Rimanendo vittima della dittatura, patendo detenzione e torture realizza di persona cosa stia in realtà accadendo in Argentina.

Il 16 agosto 1977 nella sua tenuta di Graceland a Memphis, nel Tennessee muore Elvis Presley. L’acclamato re del rock&roll ha solo 42 anni, ma ha un fisico ormai minato da numerose patologie, dalla dipendenza da psicofarmaci, dall’obesità causata dalle pessime abitudini alimentari. Nei 24 anni della sua carriera ha pubblicato 61 album dominando le classifiche internazionali di vendita. Divenuto una leggenda e fonte di ispirazione e imitazione in tutto il mondo, pur non essendosi mai esibito fuori dagli Stati Uniti. Immediatamente dopo la sua scomparsa sono sorte numerose fantasiose leggende metropolitane che sostenevano che in realtà Elvis fosse ancora vivo e che la sua morte fosse una messa in scena che gli consentiva di fuggire dal sistema stressante e logorante a cui era sottoposto dallo show business. A supporto di queste teorie venivano segnalati suoi inverosimili avvistamenti un po’ ovunque nel mondo, anche nello stesso momento.

Elvis, il Re del Rock (1979) di John Carpenter è nato per la televisione, dove è andato in onda nella versione integrale di 3 ore. Nello stesso anno ne è stata prodotta una versione cinematografica di 103 minuti. Il film è senz’altro un atto d’amore di Carpenter per Elvis (Kurt Russell) che emerge in ogni fotogramma. Presenta i lati migliori del re del rock, un ragazzo pulito, bello, affettuoso con la famiglia e generoso con gli amici, che ha cambiato il corso della musica. Viene tralasciata la componente scandalistica fornita da certa stampa e le ultime performance di un artista ormai segnato dalla decadenza fisica e dalle malattie.

Il 13 maggio 1978 in Italia viene promulgata la legge 180/78, detta anche “Legge Basaglia” dal nome del suo propugnatore Franco Basaglia, psichiatra e neurologo. La sua battaglia, non solo medica ma anche politica, è stata una vera rivoluzione umanitaria, che ha potato al progressivo smantellamento dei manicomi in cui i malati venivano rinchiusi, come in carcere, subendo trattamenti disumani, contenzioni fisiche, punizioni, elettroshock. La Legge ha restituito dignità e rispetto al malato, non considerato più come un oggetto pericoloso da recludere e nascondere, ma una persona da curare, aiutare, ascoltare e con cui interagire. L’Italia è il primo, e finora l’unico, paese al mondo ad avere abolito gli ospedali psichiatrici.

Queste le parole di Basaglia: Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata.

La seconda ombra (2000) di Silvano Agosti racconta la storia di Franco Basaglia (Remo Girone). Il titolo è preso dal nome che un malato dà al nascondiglio immaginario in cui si rifugia per sottrarsi alle brutalità infertegli dagli operatori sanitari. Va segnalato che una parte consistente del cast è composta da persone che hanno lavorato effettivamente nei manicomi.

C’era una volta la città dei matti (2010) è una fiction di Marco Turco che racconta la storia di Franco Basaglia (Fabrizio Gifuni), giovane psichiatra dalla forte personalità, indipendente e ribelle ai dettami accademici vigenti, che viene allontanato e mandato a dirigere l’ospedale psichiatrico di Gorizia. Traumatizzato dal sistema sanitario che trova inizia il suo percorso assolutamente rivoluzionario che lo porterà al varo della legge 180/78.

Il 16 marzo 1978 in via Fani a Roma un commando delle Brigate Rosse rapisce Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e uccide i cinque uomini della sua scorta. Il successivo 9 maggio il corpo senza vita di Moro viene ritrovato nel baule di una Renault 4 rossa in via Caetani a Roma.

Lo stesso 9 maggio viene assassinato in Sicilia il giornalista Peppino Impastato vittima della mafia. Divenuto una figura troppo scomoda a causa dei suoi articoli contro la mafia, viene assassinato su mandato del boss Tano Badalamenti, con una messa in scena realizzata in modo da far credere che fosse rimasto vittima di un attentato da lui stesso ordito.

Il caso Moro (1986) di Giuseppe Ferrara, tratto dal libro I giorni dell’ira – Il caso Moro senza censure (1982) di Robert Katz. E’ il primo film che racconta la vicenda del rapimento di Aldo Moro (Gian Maria Volonté) dalla strage di via Fani al rinvenimento del suo corpo senza vita 55 giorni dopo. Il film tratta i fatti in maniera cronistica, senza fare riferimento e senza avallare nessuna delle varie ipotesi sul rapimento e sui presunti contatti tra lo Stato e la malavita avanzate nel tempo. Incentrando l’attenzione sugli stati d’animo del presidente che si evincono dalle lettere da lui scritte durante la prigionia.

I cento passi (2000) di Marco Tullio Giordana, racconta la vita e l’attività di Peppino Impastato (Luigi Lo Cascio). I “cento passi” sono quelli che separano realmente la sua casa di Cinisi da quella del capo mafia locale Tano Badalamenti, oggetto costante delle sue denunce radiofoniche e dei suoi articoli.

Il 24 dicembre 1979 l’URSS invade militarmente l’Afghanistan con forze terrestri e aeree in aiuto al Governo filocomunista di Kabul, per fronteggiare la rivolta dei guerriglieri mujaheddin, appoggiati economicamente e materialmente da Stati Uniti, Gran Bretagna, Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Cina. Dopo quasi 10 anni di guerra, che hanno causato centinaia di migliaia di vittime civili e distruzioni nel paese, il 15 febbraio 1989 termina il conflitto con la ritirata delle truppe sovietiche. Questa campagna viene definita da alcuni storici come il Vietnam sovietico. Come la guerra del Vietnam ha segnato profondamente gli Stati Uniti lo stesso ha fatto la guerra dell’Afghanistan con l’URSS. Oltre seicentomila militari russi hanno prestato servizio nel paese, e migliaia di loro e delle loro famiglie hanno dovuto subire lutti e affrontare le menomazioni fisiche e psichiche di chi ha fatto ritorno in Patria. La guerra e l’occupazione sovietica hanno lasciato il Paese ancora diviso dalla sanguinosa guerra civile che ha visto l’ascesa al potere del regime brutale dei talebani con a capo il Mullah Omar. I talebani daranno rifugio e sostegno ad al Qaida e al suo leader Osama bin Laden. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle di New York gli Stati Uniti hanno invaso il paese, riattivando una guerra civile che dura ancora oggi.

Belva di guerra (1988) di Kevin Reynolds ci mostra come l’Afghanistan sia un paese non difficile da occupare ma impossibile da controllare, anche per la sua conformazione fisica.  Oltre l’85% del territorio afghano è montagnoso, con cime che raggiungono i 7.000 metri, passi impervi, valli desertiche, profonde depressioni, gole strette e chiuse. In questo paesaggio privo di punti di riferimento un carro armato sovietico smarrisce la direzione dopo aver distrutto un villaggio. Inseguito dai guerriglieri mujaheddin per vendicare la vittime, il carro che loro chiamano la belva, imbocca una valle che non ha alcuna via d’uscita. Così come l’equipaggio, che tra le tensioni esplose a bordo, si renderà conto che insensata, drammatica e senza via d’uscita è la direzione presa, come altrettanto insensata, drammatica e senza via d’uscita si rivelerà l’occupazione sovietica dell’Afghanistan.

Il 16 gennaio 1979 in Iran viene deposto lo scià Mohammad Reza Pahlavi che abbandona il Paese e viene accolto negli Stati Uniti. L’Iran diviene una repubblica islamica sciita guidata dall’ayatollah Khomeyni, fatto rientrare dall’esilio parigino e nominato Leader Supremo. Il nuovo Governo iraniano chiede l’estradizione dello scià, il rifiuto americano innesca manifestazioni di protesta che sfociano in un assalto all’ambasciata americana a Teheran e al sequestro di 52 funzionari, aprendo una crisi diplomatica e politica fra Stati Uniti e Iran. Falliti tutti i tentativi di ottenere il rilascio degli ostaggi per via diplomatica, gli Stati Uniti tentano di liberarli con la forza, ma l’operazione, denominata Eagle Claw, fallisce e otto militari americani perdono la vita. Dopo oltre un anno di trattative, e grazie alla mediazione di altri paesi islamici moderati, gli ostaggi vengono liberati in cambio dello scongelamento dei fondi iraniani depositati presso banche americane, bloccati all’indomani dello scoppio della crisi, e alla dichiarazione di non ingerenza. Nel frattempo avviene il decesso di Mohammad Reza Pahlavi malato da tempo.

Argo (2012) diretto e interpretato da Ben Affleck è tratto dal libro di memorie Master of Disguise: My Secret Life in the CIA (1999) scritto dall’ex agente Tony Mendez. Racconta la storia iniziata con l’assalto all’ambasciata americana a Teheran e il sequestro dei funzionari, ma segue la reale incredibile avventura di sei dipendenti sfuggiti alla cattura, rifugiatisi presso la residenza dell’ambasciatore del Canada nella capitale iraniana, e la rocambolesca Canadian Caper, l’operazione segreta congiunta tra Stati Uniti e Canada, organizzata dallo stesso Mendez, per  farli fuggire dal paese. Il film ha vinto 3 premi Oscar: Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior montaggio.

Il 27 giugno 1980 il DC-9 della compagnia aerea  Itavia, in volo da Bologna a Palermo, precipita nei pressi di Ustica con 81 persone a bordo fra membri dell’equipaggio e passeggeri. Non ci sono superstiti. Si ipotizza che sia esploso in volo colpito da un missile lanciato da un aereo militare non identificato, ma la verità sul disastro non sarà mai chiarita. La teoria del missile è divenuta la più accreditata nel corso degli anni, perché all’epoca in quell’area geografica si verificarono combattimenti tra aerei libici e NATO, con numerose violazioni dello spazio aereo italiano da parte di aerei militari non autorizzati e non identificati. Il recupero del relitto del DC-9, che giaceva a 3.700 metri di profondità e la sua ricomposizione e analisi, avvenuti nel 1987, hanno escluso il danno strutturale e l’esplosione di una bomba a bordo. Dopo anni di indagini, depistaggi, insabbiamenti, dibattimenti e sentenze, la Corte di Cassazione italiana ha sentenziato che il DC-9 venne abbattuto essendosi trovato nel mezzo di una vera e propria azione di guerra, non dichiarata e non autorizzata, senza che nessuno degli enti preposti al controllo intervenisse, condannando i Ministeri della Difesa e dei Trasporti, giudicati colpevoli di non aver tutelato la sicurezza nei cieli, a risarcire la compagnia aerea Itavia e i familiari delle vittime. Rimane il mistero sui responsabili materiali dell’abbattimento.

Il muro di gomma (1991) di Marco Risi è la storia di Andrea Purgatori, nel film chiamato Rocco Ferrante, giornalista del Corriere della Sera, che per dieci anni ha seguito le indagini.

Il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna esplode una bomba causando la morte di 85 persone e oltre 200 feriti. E’ il più grave attentato nella storia della Repubblica Italiana. Sulla base delle tragiche esperienze precedenti le indagini seguono quasi subito la pista di gruppi di estrema destra. Anche in questo caso vi sono diversi tentativi di depistare le indagini da parte dei vertici del SISMI affiliati alla Loggia P2 di Licio Gelli. La sentenza finale del 1995 ha condannato Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti alla banda armata neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari, come organizzatori e realizzatori dell’attentato. Negli anni successivi si sono aggiunti anche Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini. Ma chi ha posizionato la bomba è sempre e solo un esecutore di ignoti mandanti. L’11 febbraio 2020 la Procura Generale di Bologna ha indicato Licio Gelli, Mario Tedeschi, Umberto Ortolani, e Federico Umberto D’Amato quali organizzatori e finanziatori della strage, tutti già deceduti.

Per non dimenticare (1992) di Massimo Martelli è un mediometraggio coprodotto da Rai3 che racconta gli ultimi minuti di vita quotidiana normale che precedono l’esplosione, raccontati attraverso la narrazione di volti noti del cinema, tra i quali: Gianni Cavina, Giuseppe Cederna, Roberto Citran, Massimo Dapporto, Giulina De Sio, Gioele Dix, Sergio Fantoni, Angela Finocchiaro, Enzo Iacchetti, Gemelli Ruggeri, Vito e molti altri.

Nel 1981 viene riconosciuta l’esistenza di una nuova malattia, l’AIDS causata da un virus chiamato HIV. In realtà l’infezione esisteva già da molti anni, ma era sempre stata scambiata per altro. Negli Stati Uniti vengono diagnosticati i primi casi in persone di sesso maschile omosessuali e in tossicodipendenti da eroina. L’AIDS diviene immediatamente un elemento di discriminazione per chi ne risulta affetto e di sottostima del rischio, perché viene legata al comportamento sessuale e all’uso di sostanze stupefacenti. La piena cognizione che sangue ed emoderivati trasmettessero l’AIDS avviene al verificarsi dei primi casi di contagio riscontrati in persone emofiliache, obbligate a ricevere continue trasfusioni. Solo allora inizia a farsi strada l’idea che il contagio sia legato al sangue, dimostrando che le convinzioni sulle categorie stigmatizzate come a rischio vadano assolutamente riviste. Ma ormai la pandemia è partita.

Molti film trattano il tema dell’AIDS, io ne ho scelti due.

Philadelphia (1993) di Jonathan Demme ha sicuramente modificato il pensiero sociale in un momento in cui la discriminazione dei sieropositivi è ancora altissima. Come quella vissuta dal giovane e brillante avvocato (Tom Hanks) licenziato da uno studio legale, tra i più prestigiosi di Philadelphia, con la falsa motivazione di mancanza di professionalità. In realtà perché è malato di AIDS. Con molte difficoltà riesce a trovare un avvocato senza pregiudizi (Denzel Washington) disposto a rappresentarlo nella causa che intenta al suo ex studio per aver subito una discriminazione ingiusta e crudele.

120 battiti al minuto (2017) di Robin Campillo racconta la battaglia del gruppo Act-Up Paris, all’inizio degli anni ’90, contro l’indifferenza delle istituzioni francesi colpevoli di considerare l’AIDS solo come una malattia di omosessuali e drogati.

Il 17 marzo 1981 durante le indagini per il falso rapimento del banchiere Michele Sindona la Guardia di Finanza esegue una perquisizione nella dimora di Licio Gelli e scopre un lungo elenco di circa 1000 persone appartenenti alla loggia massonica segreta Propaganda 2 con a capo il maestro venerabile Licio Gelli, affiliata al Grande Oriente d’Italia. Questo ritrovamento fa esplodere uno scandalo politico e giudiziario senza precedenti perché negli elenchi degli affiliati compaiono nomi di influenti personalità della vita pubblica italiana comprese molte delle più delicate cariche istituzionali dello Stato. Secondo quanto emerso dalle indagini della magistratura e della commissione parlamentare d’inchiesta la Loggia P2 è risultata essere una organizzazione segreta eversiva volta a condizionare il sistema economico e politico italiano e contrastare l’influenza comunista in Italia. E la sua ombra si proietta su tutti i misteri irrisolti, dalla strage di piazza Fontana a quella della stazione ferroviaria di Bologna, per destabilizzare il Paese.

P2 story (1985) di Giuseppe Ferrara è un film documentario che ripercorre la storia della loggia massonica P2 e dei suoi intrighi e agganci internazionali, dei tentativi di colpi di stato, delle stragi, degli assassinii, delle losche manovre finanziarie.

Il 13 maggio 1981 papa Giovanni Paolo II è ferito in un attentato in piazza San Pietro a opera del turco Mehmet Ali Ağca, militante del gruppo di estrema destra dei Lupi grigi. Ağca viene condannato all’ergastolo dalla magistratura italiana. Le cause dell’attentato rimarranno a lungo oggetto di inchiesta giudiziaria e giornalistica: tra i mandanti del tentato assassinio verranno sospettati anche i bulgari del KDS su commissione del KGB sovietico.

Attentato al Papa (1986) è una miniserie televisiva di Giuseppe Fina che ricostruisce l’attentato a Giovanni Paolo II sulla base delle indagini della magistratura e basata sul libro Anatomia di un attentato (1984) di Claire Sterling.

Il 3 settembre 1982, in via Isidoro Carini a Palermo, muoiono, vittime di un attentato mafioso, il generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, nominato prefetto di Palermo, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

Cento giorni a Palermo (1984)di Giuseppe Ferrara racconta i 100 giorni trascorsi a Palermo, come Prefetto, dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

16, 17 e 18 settembre 1982 durante l’invasione israeliana del Libano, le truppe cristiane falangiste, all’epoca alleate di Israele, entrano nei campi profughi di Sabra e Shatila, alla periferia di Beirut e, per ritorsione contro l’uccisione del nuovo presidente Bashir Gemayel avvenuta due giorni prima, uccidono un numero imprecisato di civili (si stimano circa 3.500 persone), prevalentemente palestinesi. Il massacro, durato tre giorni, avviene col tacito assenso dell’esercito israeliano che staziona fuori, a guardia dei campi, e non interviene. In seguito alla condanna internazionale e alle critiche interne, il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon è costretto a dimettersi, seguito l’anno dopo dal primo ministro Menachem Begin.

Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman è un film d’animazione che narra con estrema crudezza e drammaticità il conflitto israelo-libanese, culminato col massacro di Sabra e Shatila. Quella guerra Folman, non ancora ventenne, l’ha realmente combattuta e la racconta vista da un soldato, com’era lui, dopo essersi reso conto di averla rimossa dalla memoria.

Il 13 marzo 1984 viene messo in commercio da Motorola il DynaTAC 8000X, il primo modello di telefono cellulare portatile della storia. Misura  300 x 44 x 89 mm, pesava 793 grammi, può memorizzare al massimo 30 numeri telefonici e costa 3.995 dollari.

Perfetti sconosciuti (2016) di Paolo Genovese ci mostra a cosa si possa arrivare oggi se per gioco ognuno di noi mettesse in mezzo a un tavolo il proprio cellulare, condividendone pubblicamente con tutti i presenti qualsiasi chiamata o messaggio che arrivi.

Nel 1985 Stati Uniti e Comunità Europea impongono sanzioni economiche al Sudafrica. Nel Paese la repressione del regime di apartheid provoca, arresti indiscriminati, violenze, violazioni dei diritti umani e numerose vittime di cittadini di colore. Le proteste, guidate dall’African National Congress di Nelson Mandela, chiedono più diritti e libertà. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite invita gli Stati a interrompere le relazioni con il Sudafrica (già espulso dal Commonwealth nel 1961) a compagnie multinazionali, banche e altre istituzioni. L’ONU costituisce un Comitato speciale contro l’apartheid. La Comunità Europea, in particolare, vara l’embargo sul commercio delle armi, la cessazione delle esportazioni di petrolio e degli scambi culturali e sportivi e un embargo sui nuovi investimenti. Inoltre il Sudafrica è escluso dalla partecipazione alle Olimpiadi. L’esito di questo regime è l’isolamento internazionale.

Il problema viene affrontato nel 1990 dal presidente De Klerk, che riabilita tutti i gruppi politici di opposizione al regime, compreso l’ANC di Nelson Mandela che viene liberato. Negli anni successivi viene abrogata una serie di leggi su cui si fonda l’apartheid. Nel 1994 si giunge a libere elezioni con la schiacciante vittoria dell’ANC che da quel momento governa ininterrottamente il Paese, inizialmente con la presidenza di Nelson Mandela.

Alcuni film raccontano questo tragico periodo:

In my Country (2004) di John Boorman racconta di due inviati della stampa che seguono i lavori della Commissione per la Verità e la Riconciliazione istituita dal Governo Mandela per far emergere i crimini commessi negli anni dell’apartheid e denunciarli senza spargimenti di sangue. Dalle sedute emerge la mostruosità delle violazioni dei diritti umani commesse, le violenze e le torture a cui erano sottoposti i discriminati chiamati a raccontare i soprusi subiti dai poliziotti, che partecipano alle udienze e confessano i loro crimini dichiarandosi pentiti, sperando nell’amnistia.

Il colore della libertà – Goodbye Bafana (2007) di Billie August racconta la storia vera dell’agente carcerario James Gregory, convinto sostenitore dell’apartheid, a cui viene affidato il controllo del detenuto Nelson Mandela, del profondo rapporto nato tra loro e del mutare delle sue convinzioni sull’apartheid.

Invictus (2009) di Clint Eastwood è la storia degli eventi vissuti in Sudafrica in occasione della Coppa del Mondo di rugby del 1995, tenutasi in Sudafrica poco tempo dopo l’insediamento di Nelson Mandela alla presidenza del Paese. Mandela vede nell’eventuale vittoria degli Springboks, la nazionale di rugby sudafricana, uno strumento di rafforzamento dell’orgoglio nazionale e di unità del paese tra bianchi e neri.

Mama Africa (2011) di Mika Kaurismäki è la storia di Miriam Makeba. Costretta a lasciare il Sudafrica, suo Paese natale, dopo aver criticato l’apartheid viene aiutata dall’attore e cantante americano Harry Bellafonte a trasferirsi negli Stati Uniti, dove inizia una carriera piena di successi. Per più di mezzo secolo, la cantante si è battuta per denunciare l’apartheid, portando direttamente la propria testimonianza al comitato contro l’apartheid delle Nazioni Unite. Per questo fatto il governo sudafricano bandì i suoi dischi e la condannò all’esilio. Solo nel 1990, 40 anni dopo, ha potuto fare ritorno in Sudafrica, su richiesta del nuovo presidente, Nelson Mandela.

Atto di difesa (2018) di Jean van de Velde racconta le vicende del processo intentato nel 1963 ad un gruppo di attivisti politici tra cui Nelson Mandela che rischiano una condanna a morte per cospirazione. Bram Fischer, un abile avvocato, rischia la sua carriera e la libertà per difendere questi uomini e sè stesso. 

Il 26 aprile 1986 all’1:23, nel cuore della notte, esplode il reattore numero 4 della centrale nucleare di Černobyl in Ucraina, una località a un centinaio di chilometri a nord di Kiev e poco distante dal confine con la Bielorussia. Nonostante il rapido intervento dei vigili del fuoco risulta impossibile bloccare l’emissione radioattiva tentando di sigillare il reattore con misure d’emergenza improvvisate. Una nuvola di materiale radioattivo fuoriesce dal reattore e ricade su vaste aree intorno alla centrale contaminandole mortalmente. Di fronte alle dimensioni del disastro, le autorità sovietiche sono costrette ad evacuare la popolazione, circa 350mila persone, non riuscendo ad evitare la divulgazione della notizia nel mondo. Le nubi radioattive raggiungono in pochi giorni l’Europa orientale e la Scandinavia e, con livelli di radioattività inferiori, anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i paesi balcanici, fino a toccare parte della costa orientale del Nord America, provocando un allarme generale, forti polemiche e pesanti accuse ai dirigenti sovietici e alla credibilità tecnico-scientifica dell’Unione Sovietica. Nelle aree limitrofe il disastro provoca un numero imprecisato di vittime legate direttamente o indirettamente alle radiazioni, oltre che pesantissimi danni all’agricoltura. Il fall out radioattivo inquina i terreni, i vegetali, gli animali, il latte e ovviamente le persone. Le conseguenze di questo disastro si fanno ancora sentire con l’aumento dell’incidenza di tumori alla tiroide e mutazioni non ereditarie nel genoma.

Chernobyl (2019) scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck è una miniserie in cinque episodi  che racconta la storia del disastro nucleare attraverso i racconti degli abitanti di Pripyat, il centro abitato più vicino a Černobyl. In Russia la serie è stata criticata, e accusata di “frode storica”.

Chernobyl: Abyss (2020) di Danila Kozlovosky è la versione russa che segue le vicende di tre protagonisti, un vigile del fuoco, un ingegnere e un militare che provano a contenere le radiazioni causate dall’esplosione.

L’ 8 dicembre 1987, a seguito dei precedenti incontri di Ginevra del 1985 e di Reykjavík del 1986, il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il Segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Michail Gorbačëv sottoscrivono a Washington uno storico trattato per la riduzione degli arsenali nucleari e la distruzione degli euromissili dei rispettivi Paesi.

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) di Stanley Kubrick è una commedia grottesca che mostra a cosa può portare la paranoia di chi siede nella stanza dei bottoni di un arsenale nucleare.

Due film invece sono dedicati alla figura di Stanislav Petrov, tenente colonnello dell’Armata Rossa, che il 26 settembre 1983 con una sua decisione rapida e coraggiosa ha scongiurato l’esplodere di una guerra atomica, identificando come falso un allarme missilistico che segnalava un inesistente lancio di missili americani contro il territorio sovietico, al quale invece avrebbe dovuto rispondere con un contrattacco. The red button (2011) di Ewa Pieta e Miroslaw Grubek e The Man Who Saved the World (2014) di Peter Anthony.

Il 1989 è un anno di rivolte in tutti i paesi comunisti. In Cina l’esercito apre il fuoco contro i dimostranti che in piazza Tienanmen a Pechino chiedono pacificamente libertà e democrazia. Non si conosce il numero delle vittime che varia da parecchie centinaia a parecchie migliaia, con migliaia di feriti. Filmati e immagini riguardanti la protesta vengono censurati e oscurati dal Regime, ma non riesce ad occultare le incredibili immagini, diffuse in tutto il mondo, di un giovane disarmato che da solo si piazza coraggiosamente davanti ad una colonna di carri armati costringendoli a fermarsi. Gli eventi della Cina accendono ancor di più le manifestazioni nei paesi europei del blocco sovietico, dando ancora più forza alle rivolte contro i regimi.

L’URSS si ritira dai paesi satelliti e in Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia cadono i regimi comunisti senza il ricorso alla violenza. Diversamente da questi paesi in Romania l’esercito spara sui manifestanti e numerose sono le vittime. La ribellione si diffonde in tutte le maggiori città del Paese e culmina con l’assalto della folla al palazzo del dittatore Nicolae Ceaușescu che viene arrestato assieme alla moglie e, dopo un processo sommario, entrambi vengono condannati a morte e la sentenza viene immediatamente eseguita. In autunno iniziano le dimostrazioni di massa contro il governo della Germania Est e il leader Erich Honecker si dimette.

Il 9 novembre 1989, dal Politburo della DDR, viene data la notizia che tutti gli abitanti di Berlino Est avrebbero potuto attraversare il confine. Decine di migliaia di berlinesi dell’Est, si riversano ai posti di blocco e passano a Ovest, altri salgono sul muro, lo scavalcano e vengono accolti in maniera festosa all’Ovest, con birra gratis per tutti. La gente canta, balla, si abbraccia e le immagini vengono diffuse in diretta in tutto il mondo.

Il 9 novembre 1989 è quindi considerata la data della caduta del muro, simbolo della guerra fredda, che da questo momento è considerata storicamente terminata.

In Germania inizia il processo di riunificazione. E  il primo approccio di ricucitura culturale della gente dell’Est è il concerto di Roger Waters, ex Pink Floyd, con la spettacolare messa in scena di The Wall a Potsdamer Platz, di fronte a circa 350.000 spettatori, per celebrare la caduta del Muro.

In Unione Sovietica quello di disgregazione che coinvolge il sistema politico, economico e sociale. Vengono sciolti il Comecon e il Patto di Varsavia, svincolando i paesi satelliti e portando all’indipendenza le 15 Repubbliche ex Sovietiche. Le ripercussioni economiche immediate sono devastanti, i rapporti economici tra le repubbliche vengono interrotti, l’inflazione è altissima e il PIL di tutti gli stati crolla di circa il 40%.

Good Bye, Lenin! (2003) di Wolfgang Becker racconta con ironia gli effetti della caduta del Muro di Berlino su Christiane, madre di due figli, che vive in Germania Est convinta e fervente sostenitrice del regime della DDR che, a causa di un infarto, cade in coma poco prima della caduta del muro di Berlino. Dopo qualche mese si risveglia, e ai figli viene raccomandato dai medici di non farle vivere forti emozioni per evitare il rischio di un nuovo infarto fatale. Così i figli si attrezzano con ogni sorta di espediente, da finti giornali e notiziari, ai prodotti di uso quotidiano più utilizzati e ormai divenuti merce rara, utili a farle apparire che in DDR tutto sia rimasto inalterato. Mentre ormai la Germania è stata riunificata.

2 agosto 1990 le truppe irachene guidate di Saddam Hussein invadono il Kuwait. E’ l’inizio della Guerra del Golfo. La prima. Alla mancata risposta irachena all’ultimatum dell’ONU di ritirare le truppe dal Kuwait gli Stati Uniti, supportati dai contingenti della coalizione di 35 Stati, Italia compresa, danno inizio all’Operazione Desert Storm penetrando in Iraq. L’aviazione americana avvia bombardamenti a tappeto, non solo su postazioni militari. A Baghdad e in altre città dell’Iraq vengono distrutte infrastrutture civili, centrali elettriche, industrie, raffinerie, strade, ponti. Per la prima volta una guerra viene vista da tutto il mondo in diretta televisiva. Ma nessuno fornisce notizie attendibili sulle vittime. Anche gli appelli di Papa Giovanni Paolo II di cessare le attività belliche vengono ignorati. Dopo 42 giorni di combattimenti l’esercito iracheno si ritira incendiando quasi un migliaio di pozzi petroliferi kuwaitiani che hanno continuato a bruciare per mesi causando enormi danni economici e ambientali. Il bilancio stimato delle vittime è pesantissimo, circa 100 mila militari iracheni e 500 della coalizione morti e oltre 20 mila civili. Il bilancio però non termina qui perché sia i soldati della coalizione che la popolazione civile hanno sviluppato problemi di salute a causa della tossicità dell’uranio impoverito utilizzato nelle munizioni.

Apocalisse nel deserto (1992) di Werner Herzog è strutturato in tredici brevi capitoli con le immagini commentate da una voce fuoricampo. Colpiscono in particolare le sequenze apocalittiche del deserto con le centinaia di pozzi petroliferi che bruciano, incendiati dalle truppe irachene durante il ritiro dai territori occupati.

Jarhead (2005) di Sam Mendes tratto dall’omonima autobiografia di Anthony Swofford, ex-marine inviato in missione in Kuwait, racconta in prima persona la storia di un giovane americano che si arruola volontario nei Marines. Dopo un duro e disumanizzante addestramento viene inviato, come tiratore scelto, a combattere nella guerra del Golfo, dove non riuscirà a sparare neanche un colpo. In inglese jarhead significa “testa a barattolo” un soprannome dato ai Marine per due motivi:  il tipico taglio militare dei capelli che dà alla testa la forma di un barattolo, ma soprattutto perché il marine non pensa con la sua testa, ma esegue solo gli ordini che gli vengono impartiti.

Il 7 marzo 1991, nel giro di poche ore, una serie di navi e barche di diverse dimensioni provenienti dall’Albania attraccano al porto di Brindisi. Dalle navi scende a terra una quantità di persone di cui ancora oggi non si conosce il numero esatto ma è stimato prossimo a 30mila unità. Persone che da settimane si erano ammassate a migliaia nel porto di Durazzo per cercare di emigrare con ogni mezzo nel nostro Paese.

L’8 agosto 1991 avviene il secondo grande arrivo di massa, con l’attracco nel porto di Bari del mercantile Vlora, partito da Durazzo, con 27mila persone a bordo.

Le cronache locali riportano che dalle navi sbarcano persone sfinite, affamate, disidratate, semi assiderate, poco vestite, senza soldi né documenti, nella speranza di un futuro migliore, che salutano sorridendo felici e gridando “Italia, Italia”. Accolti dalla città con una corsa alla solidarietà.

L’Italia è colta di sorpresa da una migrazione di massa senza precedenti, perché solo da pochi erano conosciute le condizioni di grave indigenza in cui versava l’Albania, politicamente isolata dopo la caduta del comunismo, povera e arretrata economicamente. E’ l’inizio degli sbarchi di migranti albanesi, che durerà diversi anni e che indubbiamente ha cambiato profondamente il nostro Paese. Molti albanesi, a differenza di quelli della Vlora, riusciranno a rimanere in Italia grazie a permessi temporanei poi convertiti in permessi di soggiorno, opportunità poi cancellata dalla legge Bossi-Fini approvata nel 2002 dal governo Berlusconi.

Lamerica (1994) di Gianni Amelio. Finito anche il regime comunista albanese il Paese allo sbando diventa terra di conquista di loschi affaristi italiani. Speculando senza scrupoli sulla miseria imperante e l’ignoranza della popolazione, che attraverso la televisione vede nell’Italia un paese di bengodi, vogliono impiantare una fabbrica con capitali stranieri, ma con manodopera a basso costo, mediatori finanziari e un presidente fantoccio tutti albanesi.

La nave dolce (2012) di Daniele Vicari è un film documentario sullo sbarco dei migranti a Bari.  La nave dolce è la Vlora, che in precedenza trasportava canna da zucchero da Cuba.

Il 27 giugno 1991 la Slovenia e la Croazia proclamano la propria indipendenza e le truppe federali di Serbia intervengono militarmente proclamando di voler difendere gli interessi della minoranza serba nel Paese. Riaffiorano il nazionalismo nelle diverse repubbliche e gli antichi odi territoriali, etnici e religiosi. E’ l’inizio di una sanguinosa guerra civile che porteràin 10 anni allo smembramento della Jugoslavia. In Croazia, Bosnia, Erzegovina, Kosovo, Montenegro, si verificano scontri violentissimi con episodi gravissimi di pulizia etnica, città distrutte, stragi di civili, stupri e violenze di ogni genere. Gravi danni anche artistici, con splendide città, patrimonio dell’umanità rase al suolo.

Prima della pioggia (1994) di Milcho Manchevski. La struttura della vicenda è circolare e si sviluppa in tre episodi concatenati temporalmente. La storia inizia dove finisce l’ultimo episodio che termina dove inizia il primo, ma potrebbe iniziare da qualsiasi punto senza che lo spettatore perda la concezione della storia. Il luogo dell’inizio e della fine è un monastero in uno sperduto angolo della Macedonia, devastata dalla guerra tra etnie e religioni che fino a quel momento avevano convissuto pacificamente. Dipende solo da noi evitare che il cerchio si chiuda prima dell’arrivo devastante della pioggia/guerra. Leone d’oro a Venezia e nomination all’Oscar per il miglior film straniero.

Il 17 febbraio 1992 il PM Antonio Di Pietro ottiene dal GIP Italo Ghitti un ordine di arresto per l’ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e esponente di primo piano del PSI milanese, colto in flagranza mentre intasca una tangente. Chiesa rivela che il sistema delle tangenti è ormai divenuta una prassi diffusa, alla stregua di una tassa, richiesta nella grande maggioranza degli appalti. A beneficiarne sono tutti i politici e i partiti, specialmente quelli al governo come la DC e il PSI. In Italia scoppia lo scandalo chiamato tangentopoli, che nell’arco di due anni causerà lo scioglimento dei principali partiti politici italiani del secondo dopoguerra, DC e PSI.

1992-1993-1994 (2015) è una trilogia televisiva che narra in chiave romanzata le vicende di sei personaggi coinvolti nello scandalo di Tangentopoli.

Il 23 maggio 1992 muore nella strage mafiosa di Capaci il magistrato Giovanni Falcone, ucciso con sua moglie Francesca Morvillo e 3 agenti della sua scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Il 19 luglio 1992 in Via D’Amelio a Palermo anche il magistrato Paolo Borsellino rimane vittima di un’altra strage mafiosa insieme ai 5 agenti della sua scorta: Emanuela Loi (prima agente donna a far parte di una scorta e anche a cadere in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Il cinema ha ricordato il valore inestimabile di queste persone, che hanno sacrificato le loro vite in nome di un ideale di giustizia.

Giovanni Falcone (1993) di Giuseppe Ferrara con Michele Placido (Giovanni Falcone) e Giancarlo Giannini (Paolo Borsellino).

I Giudici – Vittime eccellenti (1999) di Ricky Tognazzi film tv con Chazz Palminteri (Giovanni Falcone) ed Andy Luotto (Paolo Borsellino).

Gli angeli di Borsellino (2003) di Rocco Casareo con Toni Garrani (Paolo Borsellino).

Paolo Borsellino (2004) di Gianluca Maria Tavarelli miniserie tv con Giorgio Tirabassi (Paolo Borsellino) ed Ennio Fantastichini (Giovanni Falcone).

Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò cosa nostra (2006) di Andrea e Antonio Frazzi con Massimo Dapporto (Giovanni Falcone) ed Emilio Solfrizzi (Paolo Borsellino).

Vi perdono ma inginocchiatevi (2012) di Claudio Bonivento film tv con Lollo Franco (Paolo Borsellino).

Paolo Borsellino – I 57 giorni (2012) di Alberto Negrin film tv con Luca Zingaretti (Paolo Borsellino).

Il 26 gennaio 1994, in Italia, usando una metafora calcistica, entra in politica l’imprenditore Silvio Berlusconi, che appena due mesi dopo l’annuncio, trasmesso da tutti i telegiornali delle reti televisive nazionali, vince le elezioni politiche alla guida di Forza Italia. E’ l’inizio del passaggio del Paese dalla Prima alla Seconda repubblica.

Loro 1 e 2 (2018) di Paolo Sorrentino narra, in due parti, le vicende professionali, politiche e private di Silvio Berlusconi (Toni Servillo).

20 marzo 1994 a Mogadiscio, in Somalia, vengono uccisi in un agguato la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e il suo cameraman Miran Hrovatin. Stavano realizzando un reportage su presunti traffici illegali di rifiuti tossici e di armi che vedevano coinvolti anche esponenti dei servizi segreti italiani. Il risultato della loro inchiesta non si è mai conosciuto e a tutt’oggi neanche la verità sugli autori del loro omicidio, a causa di depistaggi, cambiamenti delle versioni dei fatti, sparizioni di documenti e reiterate richieste di archiviazione del caso.

Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni (2003) di Ferdinando Vicentini Orgnani racconta la vicenda dei due protagonisti interpretati da Giovanna Mezzogiorno e Rade Šerbedžija.

6 aprile 1994 inizia in Ruanda il genocidio messo in atto dagli Hutu contro la minoranza Tutsi e gli stessi Hutu moderati ritenuti traditori. In circa 100 giorni, vengono massacrate sistematicamente a colpi di machete, bastoni chiodati e armi da fuoco oltre 1 milione di persone per la maggior parte di etnia Tutsi. Il motivo scatenante del conflitto è un odio etnico lascito del brutale retaggio coloniale, prima tedesco poi belga. Il conflitto lascia pesanti ripercussioni. Nel 1996, in Burundi, saranno i Tutsi a massacrare gli Hutu per vendicare il genocidio ruandese di due anni prima.

Hotel Rwanda (2004) di Terry George è la storia vera di Paul Rusesabagina di etnia Hutu, direttore dell’Hôtel des Mille Collines di Kigali, capitale del Ruanda, e di sua moglie Tatiana di etnia Tutsi, che nei giorni del massacro hanno trasformato l’albergo in un rifugio per oltre 1.200 persone di entrambe le etnie.

Rwanda (2018) di Riccardo Salvetti è basato sull’omonimo spettacolo teatrale da cui parte per poi catapultarsi in Ruanda e seguire la tragica storia dei due protagonisti nei giorni del massacro. Il film è stato realizzato grazie al finanziamento di una Campagna di Crowdfunding e al sostegno di numerose istituzioni e sponsor.

Il 5 luglio 1996 dalla Scozia arriva la notizia che, per la prima volta, un essere vivente è stato clonato con successo. E’ la pecora Dolly, geneticamente identica alla madre, dalla quale erano state prelevate cellule somatiche. Il mondo è in subbuglio diviso tra chi solleva dubbi etici sulla correttezza e chi si entusiasma all’idea di poter clonare il primo essere umano.

Per il cinema l’argomento viene trattato con una connotazione decisamente negativa. 

I Ragazzi Venuti Dal Brasile (1978) di Franklin J. Schaffner, tratto dal romanzo omonimo di Ira Levin, qui è il famigerato dottor Josef Mengele, sfuggito alla cattura e rifugiato in Brasile, che riesce a clonare un centinaio di volte Adolf Hitler utilizzando il sangue e i tessuti da lui stesso prelevati al dittatore prima della sua morte. Il suo scopo è costituire il Quarto Reich creando una serie di leader nazisti che possano continuare l’opera del Führer.

The Island (2005) di Michael Bay racconta invece di un futuro in cui i ricchi possono godere di una riserva infinita di cloni, dai quali poter attingere organi sani nell’eventualità che ne abbiano bisogno.

20 aprile 1999 negli Stati Uniti due studenti della Columbine High School, non lontano da Denver, Colorado, si introducono nell’edificio armati di fucili e aprono il fuoco sui compagni di scuola e gli insegnanti. Rimangono uccisi 12 studenti, un insegnante, e 24 vengono feriti. Al termine della sparatoria i due autori della strage si suicidano sparandosi a loro volta. E’ uno dei più sanguinosi episodi di massacro scolastico nella storia degli Stati Uniti. Al gesto dei due studenti negli USA si accende una forte polemica sulla legislazione riguardante il controllo sulla vendita e la facile reperibilità e detenzione delle armi da fuoco.

Bowling a Columbine (2003) di Michael Moore è un film documentario dedicato al tema della diffusione e dell’uso delle armi negli Stati Uniti. Facendo riferimento alle stragi nelle scuole, in particolare a quella della Columbine High School, evidenzia in particolare la diffusione negli USA dell’uso della paura del prossimo, alimentata attraverso i mezzi d’informazione, che spinge le persone ad un eccesso di mezzi di difesa personale. A differenza del vicino Canada in cui questo problema non esiste.

Il 13 febbraio 2000 viene pubblicata l’ultima striscia dei Peanuts, a seguito della morte del suo creatore, Charles M. Schulz. Pubblicata per 50 anni in oltre settanta nazioni è stata una delle più famose e influenti al mondo. 

Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts (2015) è l’ultimo film uscito in concomitanza del 65º anniversario del debutto della striscia a fumetti dei Peanuts.

Il 12 agosto 2000 il sottomarino russo a propulsione nucleare K-141 Kursk, con a bordo 118 membri di equipaggio, si inabissa nel mare di Barents, dov’è impegnato in un’esercitazione militare, a causa di un’esplosione, presumibilmente di uno dei siluri, e si adagia sul fondo a oltre 100 metri di profondità. Solo 23 marinai sopravvivono all’esplosione e restano in attesa di soccorsi. Dopo inutili tentativi di salvataggio falliti da parte dei russi, una nave norvegese dotata di un batiscafo riesce ad agganciare il sottomarino affondato, ma lo trova ormai completamente allagato e senza superstiti.

Kursk (2018) di Thomas Vinterberg è la storia, purtroppo vera, del sottomarino russo affondato. Mentre i pochi marinai sopravvissuti all’esplosione lottano per la sopravvivenza, le loro famiglie si battono contro la burocrazia e le scarse probabilità di salvarli.

Il 31 dicembre 2000 finiscono il XX secolo ed il II millennio d.C.

Nel secolo scorso nelle società più progredite […] due cromosomi X rappresentavano una barriera insormontabile per entrare alle scuole superiori e poter realizzare i propri talenti.

(Rita Levi Montalcini, Elogio dell’imperfezione – Garzanti Editore, 1987)

Quindi buon XXI secolo a tutte e a tutti.

di Silvano Santandrea