La sezione Contemporary Lives del Festival Biografilm di Bologna include, in anteprima internazionale, un documentario svedese dedicato ad una zona del Sichuan, provincia della Cina Sudoccidentale, in cui permangono ancora diverse forme di agricoltura artigianale. In un contesto in cui la modernità si fa strada seguendo, con tempi più o meno accelerati, le modalità più comuni, ovvero trasporti e telecomunicazioni, l’agricoltura si trova di fronte a scelte radicali, come il massiccio utilizzo della chimica per aumentare la produzione. In un contesto che, a giudicare dal documentario, è ancora lontano dalla meccanizzazione del lavoro agricolo, i contadini si pongono seri problemi di inquinamento dovuti all’introduzione in eccesso di pesticidi.

Non è un caso che le colture scelte per esemplificare questa lotta umile e faticosa contro l’avvelenamento dei cibi all’origine siano la frutticoltura (ciliegie, pere e mele) e l’apicoltura, entrambe tartassate in modo massiccio dalla chimica. Il documentario si apre su alcune immagini di straordinarie fioriture e ciliegi, in pieno stereotipo orientale. I rami, carichi di fiori bianchi, dopo qualche secondo vengono impollinati a mano, con strani pennelli, da una coppia di anziani cinesi appollaiati sugli alberi. I ciliegi, infatti, hanno bisogno di essere fecondati con pollini presi da altri ciliegi, diversi per qualità. La coppia esegue questo lavoro estenuante con pazienza, pronti a ripeterlo una seconda e forse anche una terza volta. I pollini possono essere separati e venduti al mercato cosicché altri frutticoltori possano acquistarli per ibridare le proprie piante. In fretta, perché la fioritura utile dura pochi giorni.

Le ciliegie rendono bene, e pian piano stanno sostituendo altre colture meno redditizie. Ecco perché i fianchi delle colline sono bianchi di fiori. È un lavoro delicato, fragile, soggetto ai cambiamenti del meteo, faticoso e incerto. Le famiglie di contadini protagoniste del documentario lo affrontano stoicamente per permettere ai loro figli di studiare fino all’università, così da garantirsi un futuro più confortevole. Ci sono i nonni che si sostituiscono ai figli nella cura dei bambini, portandoli a vivere con sé per i lunghi periodi in cui la campagna ha bisogno di cure continue, fenomeno molto presente in Cina anche con modalità inverse, quando sono i vecchi a dover abbandonare le campagne per spostarsi in città per stare con i nipoti, permettendo così a entrambi i genitori di lavorare a tempo pieno. Molto presente nel documentario è anche l’allevamento delle api, una tra le specie più minacciate dai pesticidi. Come sempre il fascino dell’apicoltura riempie lo schermo, con i dettagli di mille tecniche per smielare, ricavare a pappa reale, tutelare le larve, seguire le api con competenza e passione.

Una bambina incarna tutte le speranze dei genitori. Studia e fa compiti con costanza anche se preferirebbe la campagna, poi alla sera davanti alla TV canta e balla con il karaoke.

Earth: Muted di Åsa Ekman, Oscar Hedin e Mikael Kristersson è un documentario che mostra la fatica e il metodo del lavoro agricolo tutto manuale, fatto di meticolosità e precisone, ma anche di pesantezza: in alcune zone della collina l’acqua viene ancora trasportata sulle spalle in gerle foderate di plastica spessa. La delicatezza dei prodotti vela di una patina leggera quella che è una vita di privazioni: una famiglia vive in una baracca senza servizi per gran parte dell’anno, anche se sembra farlo con gioia, come se fosse in un campeggio estivo. Il loro scopo è costruire una casa di mattoni, già abbastanza avanti nei lavori che vengono finanziati anno dopo anno con i frutti del raccolto. In questo ricordano molto le nostre campagne negli anni Sessanta.

La fotografia, allettante, stempera il fango in immagini luminose, dai colori brillanti, con qualche caduta alla McCurry, come i ritratti della decana con il suo turbante in mezzo ad un fogliame rigoglioso. Il ritmo però è abbastanza teso e la narrazione scorrevole, con un riguardo i temi sociali attento senza essere pedante.

di Daniela Goldoni