Samia (Nisrin Erradi) vaga per le strade affollate di Casablanca in Marocco senza sosta, nonostante la stanchezza provocatale dal pancione ormai vicina al termine. Bussa alle porte delle case ed entra nei negozi, ripetendo con sicurezza le proprie competenze, nella speranza che qualcuno le possa offrire un lavoro e, se possibile, un letto dove riposare. Davanti a tanti rifiuti l’unica speranza sembra essere una bambina gentile di nome Warda (Douae Belkhaouda), che si propone subito di aprirle la porta non appena la vede dal balcone. Sua madre Abla (Lubna Azabal), una panettiera vedova dal carattere freddo, non sembra altrettanto felice della sua presenza, ma acconsente ad ospitarla solo per qualche notte.

Adam, il film della regista marocchina Maryam Touzani che uscirà al cinema grazie a Movies Inspired il 3 giugno, racconta la timida costruzione di un’amicizia, vedendola come un rapporto che nasce, oltre che per l’effettivo affetto, per necessità. Samia è una donna sola, fuggita dal suo villaggio per dare il bambino in adozione appena questi nascerà. Non viene mai svelato come sia rimasta incinta e Touzani fa in modo che questa curiosità non nasca mai nel pubblico, proteggendo la sua protagonista dalle possibili maldicenze della gente. Abla è l’opposto di Samia: più seria, temperata dalle responsabilità di cui si deve fare carico da sola da anni. Le manca quella libertà forse un po’ ingenua che segna l’altra donna. È proprio nel contrasto e il bilanciamento delle loro personalità che il film trova la sua forza.

Attraverso la loro amicizia, Adam può investigare il ruolo della donna nella società marocchina, ma sceglie di non usare mai toni eccessivamente drammatizzati e di renderlo mai il focus principale della sua narrazione, preferendo una restituzione sincera e toccante della loro realtà. L’unico aspetto che stride con il quadro complessivo è il personaggio di Aziz Hattab, nei panni di un cliente abituale del panificio di Abla, che con le sue continue avance ai limiti del comico sembra appartenere a un film diverso.

Adam, presentato al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, è uno sguardo cauto e amorevole su una realtà spesso taciuta o addirittura ignorata, una realtà spesso travisata o mai raccontata in prima persona. Touzani reclama proprio per questo motivo il suo diritto a mostrare la solidarietà femminile nella sua semplice quotidianità. Ad impreziosire il tutto sono le performance delle tue attrici protagoniste, Lubna Azabal e Nisrin Erradi, e il lavoro etereo della cinematografa Virginia Surdej.

di Giada Sartori