Nel 2019 la 76° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia stupì il pubblico di tutto il mondo premiando con il tanto temuto Leone d’oro, da sempre capace di influenzare la successiva award season, un titolo a dir poco sorprendente. Si trattava di Joker di Todd Phillips, che portava sullo schermo la origin story di un cattivo iconico come appunto Joker (ruolo per cui Joaquin Phoenix vinse poi l’Oscar). Si trattava di un film raro, che fu capace di uscire da quel contenitore in cui la critica è solita inserire i prodotti blockbuster o mainstream, diventando così artefice di record al botteghino e vincitore di numerosi premi prestigiosi. L’industria ha imparato due lezioni nello specifico dal modello Joker: l’importanza dell’autorialità anche nei prodotti più popolari e l’interesse del pubblico per le origin story anche dei cattivi.

Il modello Joker non poteva che interessare Disney, che negli ultimi anni ha iniziato un bizzarro percorso di replica dei suoi classici animati in versione live-action. Ne son stati vittime film come Cenerentola, La Bella e la Bestia, Il Re Leone (anche se si trattava semplicemente di uno stile diverso d’animazione), Aladdin e Mulan e prossimamente si uniranno a loro anche La Sirenetta e Peter Pan. Se quest’operazione può aiutare i più giovani a conoscere i pilastri Disney, le altre generazioni potrebbero quasi essere annoiate all’idea di rivedere la stessa storia e giudicarla addirittura un “insulto all’originale”. Qui entra in gioco il modello Joker: un modo per ricollegarsi a property conosciute, ma osservandole dal punto di vista del cattivo. Ci aveva provato la trilogia di Descendants, proponendo i figli di alcuni dei personaggi più famosi – da Jafar a Malefica, ma adesso Disney decide ora di renderli i veri protagonisti. Se prossimamente vedremo su Disney+ una serie dedicata a Gaston e Le Fou, è arrivato in questi giorni nei cinema e sulla piattaforma di streaming (in Modalità Première quindi al 21,99€) Crudelia sulla celebre antagonista de La carica dei cento e uno, Crudelia De Mon.

Una domanda potrebbe sorgere spontanea: è necessario un film su qualcuno che passa il tempo a voler uccidere cagnolini per ricavarne delle pellicce? Crudelia non risponde mai davvero a questa domanda, ma trova presto altri modi per giustificare la sua esistenza. Un esempio sono i nomi coinvolti: Emma Stone nel ruolo della protagonista, Emma Thompson, Mark Strong, Paul Walter Hauser, giusto per citarne alcuni. Ad indicare la direzione del progetto è soprattutto il regista, Craig Gillespie, conosciuto al grande pubblico soprattutto per I, Tonya, biopic su Tonya Harding che ha dimostrato un suo irriverente talento nel mescolare il tragico con la commedia.

Crudelia sceglie di ignorare quasi del tutto i pochissimi accenni alla vita di Crudelia De Mon dei film originari e quel poco che resta viene sfruttato più in una logica di Easter Egg per i più attenti e appassionati. Così a Craig Gillespie e al team di sceneggiatori (tra cui spicca Tony McNamara, nominato all’Oscar per La Favorita) resta una tavolozza completamente bianca da cui partire. Sullo sfondo dell’Inghilterra degli anni ’60 la piccola Estella (Tipper Seifert-Cleveland) cerca in tutti i modi di farsi notare, anche se questo significa non seguire le regole e ricevere continui richiami a scuola. La madre (Emily Beecham), ormai arresasi all’evidenza, decide di portarla a Londra, ma un tragico incidente fa sì che la ragazzina arrivi da sola in città e si trovi costretta ad accettare la compagnia poco affidabile di due ladruncoli, Jasper e Horace (da adulti interpretati rispettivamente da Joel Fry e Paul Walter Hauser). Gli anni passano e Crudelia trova nel rapporto con loro una famiglia sostitutiva, ma presto si rende conto di voler qualcosa di più. Il suo innato talento per la moda e la sua insolenza la portano presto a fronteggiarsi con la Baronessa (Emma Thompson), una celebre e perfida stilista.

Sul piano estetico, Crudelia gioca con l’estetica punk degli anni ’70, aggiungendovi una punta di modernità. Gran parte della campagna promozionale del progetto ha puntato soprattutto a trasformarlo in un fenomeno di costume, prima che di incassi: il merito è di Jenny Beavan, costumista inglese pluripremiata, che per Crudelia si è ispirata ad icone come Vivienne Westwood, Alexander McQueen e John Galliano. Gli oltre quaranta look diversi accompagnano l’evoluzione del personaggio interpretato da Emma Stone, rendendo più realistica non solo la sua passione per la moda, ma anche la sua lenta presa di consapevolezza delle sue capacità.

Per ricordare costantemente che la storia si svolge negli anni ‘70, Crudelia propone una dietro l’altra alcune delle canzoni più famose di quegli anni: da Feeling Good a One Way or Another, passando per Should I Stay or Should I Go e Come Together. Non sarebbe una decisione così frustrante se questo non finisse inevitabilmente per distogliere l’attenzione dal lavoro di uno dei compositori di colonne sonore più bravi degli ultimi anni, Nicholas Britell. Per quanto riguarda l’aspetto musicale, è da segnalare nella versione italiana un cameo da parte dei Måneskin con la loro versione di I wanna be your dog.

Crudelia maneggia la storia della sua protagonista in modo confuso e forse contraddittorio, consapevole di non poterla celebrare ma allo stesso tempo desideroso che il pubblico possa fare il tifo per lei. Gran parte della caratterizzazione del suo personaggio verge sul suo essere diversa e su come molte persone abbiano cercare di placarla e ammaestrarla. Se il messaggio dell’importanza dell’individualità è comune a molti prodotti disneyani e per questo non fanno storcere il naso frasi come Normale è l’insulto più crudele, risulta anche facile capire il motivo di molti paragoni con Joker al momento dell’uscita dei primi trailer del film. Entrambi i personaggi partono come outcast e si affermano e riscuotono consensi, nonostante la loro presente o futura cattiveria, proprio per la loro diversità. La Crudelia De Mon di McNamara però non vuole essere oggetto di glorificazione, soprattutto perché è mostrata in un’ottima estremamente camp, strizzando l’occhiolino all’interpretazione data da Glenn Close nei due remake live-action de La carica dei cento e uno (La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera e La carica dei 102 – Un nuovo colpo di coda).

Il difetto principale di Crudelia è la durata: la storia finisce per essere eccessivamente dilata per occupare le due ore e quattordici finali e il ritmo sembra scandire due film completamente diversi, forse proprio per la lunghezza del periodo che Crudelia vuole coprire. Se si supera quell’ostacolo, l’opera di Craig Gillespie si presenta come una delle offerte cinematografiche più interessanti della Disney da molti anni, per quello che riguarda l’ambito live-action. Seppur collocandosi in una property conosciuta, si tratta di una storia originale che viene presentata con un approccio autoriale e visivo sorprendente. È il primo live-action improntato nel reale con riferimenti culturali che possono essere familiari ad eventuali fasce del pubblico e Craig Gillespie e tutta la crew dimostrano la massima attenzione per riportare quell’ambiente con fedeltà sullo schermo. Magari nel suo non-sapere esattamente a che target rivolgersi, Crudelia potrebbe rivelarsi un prodotto adatto a qualunque membro della famiglia.

di Giada Sartori