Nelle sale italiane è ancora possibile vedere l’ultimo film di Florian Zeller The Father – vincitore del Premio Oscar per la Migliore sceneggiatura non originale. Interpretato da Anthony Hopkins (che vince l’Oscar per Miglior attore protagonista) ed Olivia Colman , è l’adattamento cinematografico della pièce teatrale dello stesso Zeller, Il padre (2012), che qui si trova al suo esordio come regista.

Anthony Hopkins in una scena di The Father

Il film inizia con Anne (Olivia Colman) che, tra le vie di una Londra benestante, va a trovare il padre Anthony (Anthony Hopkins) per annunciargli il suo imminente trasferimento a Parigi. Distrutto dalla notizia, preoccupato per cosa ne sarà di lui lasciato solo con l’ennesima infermiera, pian piano si ritrova a contatto con personaggi e situazioni che non riesce a riconoscere e comprendere.

Per un momento ci si chiede: sono io che sto impazzendo? In che universo distopico mi ritrovo? E poi si inizia a realizzare che in realtà ci troviamo immersi per 97 minuti in esattamente ciò che prova ogni giorno Anthony, malato di Alzheimer: smarrimento, confusione, sbalzi d’umore e soprattutto deformazione della realtà. Il tutto è mostrato anche attraverso la sofferenza della figlia, che prova ad aiutare il padre in qualsiasi modo, ma vederlo perdere sempre più lucidità man mano che i giorni passano la distrugge. Quando, alla fine, la situazione non è più sostenibile si deve arrendere a farsi aiutare da qualcuno più esperto e alla fine a portarlo in una casa di riposo.

Anthony Hopkins in una scena di The Father

The Father non è sicuramente uno dei primi film ad affrontare la tematica dell’Alzheimer, ma certamente lo fa in una maniera feroce e delicata allo stesso tempo: assistiamo alla totale perdita di percezione della realtà e lo stato confusionale e di innocenza che ne consegue. Anthony Hopkins riesce a coinvolgere il pubblico in maniera magistrale, dimostrandoci la volontà del personaggio di provare a controllare la situazione attraverso gli oggetti-ricordi del suo appartamento (l’orologio, il quadro, le sedie), ma che alla fine dovrà abbandonarsi allo scorrere degli eventi così come li percepisce.

L’impianto teatrale è chiaramente evidente nella narrazione, il tutto si svolge nell’appartamento di Anthony e in scena troviamo generalmente non più di tre personaggi. Le musiche di Ludovico Einaudi accompagnano lo sviluppo della storia, creando una sorta di mondo in cui l’uomo cerca di rifugiarsi quando perde il controllo della situazione, chiudendosi in camera con le cuffie, come un ragazzino quando litiga con i genitori.

La memoria è ciò che crea l’identità di un essere umano: il proprio percorso, i ricordi e i sentimenti ad essi legati. Senza ciò, l’uomo è perso, cerca qualche appiglio, ma difficilmente si ritrova e Zeller riesce a farci provare la disperazione di chi, ormai, non sa quasi più niente di sé.

di Alice Dozzo