A volte basta leggere i nomi coinvolti nella produzione di un film o di un qualsiasi altro genere di opera per sapere con certezza matematica che si tratterà di un prodotto di qualità. The Woman in the Window sembra sulla carta un perfetto esempio di questo concetto. Dietro la macchina da presa vi è Joe Wright, regista di Orgoglio e Pregiudizio (2005), Espiazione (2007) e L’ora più buia (2017). La sceneggiatura, basata sul bestseller omonimo di A.J. Finn, vede la firma di Tracy Letts, drammaturgo vincitore del Premio Pulitzer la pièce August: Osage County. Per rendere il progetto ancora più interessante soprattutto in vista di una possibile award season, troviamo come protagonista la plurinominata (e purtroppo mai premiata) Amy Adams e al suo fianco nomi del calibro di Julianne Moore e Gary Oldman.

Se l’insieme di talenti poteva riempire di speranze anche il più scettico spettatore, il percorso produttivo non preannunciava il migliore degli scenari. Il progetto fu annunciato ufficialmente nel marzo 2018 e le riprese si conclusero nell’ottobre di quell’anno in tempo per essere rilasciato il 4 ottobre 2019. Nel luglio 2019, 20th Century Fox, ormai passata sotto le ali di Walt Disney, decise di rinviare la data d’uscita dopo dei test screening a dir poco fallimentari. Venne richiamato il cast per delle nuove riprese e furono riscritte scene intere con la supervisione di Tony Gilroy, ipotizzando di uscire nelle sale nel maggio 2020. Poche settimane prima della data fatidica, il film venne rimosso dalla schedule con la scusante della pandemia per poi essere venduto a Netflix nell’agosto 2020.

The Woman in the Window arriva finalmente sulla piattaforma di streaming il 14 maggio 2021, ad anni dal primo annuncio e con un embargo per le recensioni caduto ad appena otto ore dall’uscita. Il risultato è purtroppo quello che le vicende produttive stavano preannunciando da tempo: un film sconclusionato e a malapena abbozzato, che non riesce mai a trovare una direzione narrativa unica e coerente. In The Woman in the Window, alcuni degli attori più giustamente celebri del panorama odierno sembrano aver dimenticato improvvisamente come recitare, non certamente aiutati da una sceneggiatura vagamente ridicola.

Mentre si guarda il film tuttavia si fa strada una certezza: questo film non poteva essere salvato. I talenti coinvolti non sarebbero mai stati in grado di correggere una storia in partenza già estremamente debole. Il romanzo di A.J. Finn parte con una premessa intelligente che inevitabilmente incuriosisce lo spettatore: la psicologa Anna Fox (nel film interpretata da Amy Adams), costretta in casa da anni a causa della sua agorafobia, passa le giornate a spiare i suoi vicini dalla finestra fin quando un giorno non diventa l’unica testimone oculare di un omicidio, ma, per usare una frase fin troppo stereotipica dei thriller, nulla è come sembra. Per non anticipare probabilmente l’unico momento degno di nota dell’intero film, il primo colpo di scena rappresenta un punto di non ritorno narrativamente parlando: crea un percorso obbligato al romanzo in primis e quasi di conseguenza anche al film che può solo essere artificioso ed affrettato.

Se questo riguarda la storia in sé, i problemi di The Woman in the Window non si esauriscono qui. I dialoghi si perdono spesso in dettagli talmente insignificanti da interrompere bruscamente la tensione per sfociare nell’ilarità totale. Indizi di vitale importanza sono nascosti in una foto che vede come soggetto il gatto della protagonista. Il dialogo interiore di Anna Fox, che serve solo ad appesantire la prima parte del film, viene dimenticato all’improvviso senza spiegazioni. Questi sono solo alcuni esempi tra le centinaia che si potrebbero fare per descrivere un film impreciso e incapace di comprendersi. Come thriller è frustrante (specialmente per la sua conclusione), come dramma è ridicolo, come veicolo per una possibile award season è una macchia sul curriculum di attori di indubbio talento. È chiaro il mondo estetico di riferimento di Joe Wright, tra innumerevoli omaggi e richiami alla filmografia di Alfred Hitchcock, ma la sua cura registica non basta a a salvare The Woman in the Window dall’inevitabile fallimento.

di Giada Sartori