N-Ice Cello è un film di Corrado Bungaro, del 2018, presentato all’ultima edizione del Trento Film Festival e segue il tour di Giovanni Sollima in questo grande progetto culturale, che riflette sul tema dell’acqua e della sua importanza mondiale.

Giovanni Sollima una scena di N-Ice Cello

Come spiega il regista, il documentario vede l’incontro di Tim Linhart o uomo del ghiaccio e il violoncellista Giovanni Sollima. Linhart è conosciuto per le sue strabilianti creazioni di ghiaccio e per questo particolare concerto gli è stato commissionato un violoncello di ghiaccio, che sarà poi l’esecutore palermitano a portare in concerto. Linahrt utilizza pochi e semplici attrezzi in questa sfida che consiste nel non rompere il ghiaccio, soprattutto nel momento delle rifiniture dello strumento. Spiega come il ghiaccio sia un elemento vulnerabile, ma comporta una connessione col corpo ancora più forte di quella col legno, perché corpo umano e ghiaccio sono uniti dall’acqua che li costituisce.

L’uomo del ghiaccio segue la tourné essendo l’unico a sapere come trattare lo strumento: per i concerti viene montata una una bolla trasparente con una temperatura interna variabile tra 5 e 8 gradi centigradi sotto lo zero. E qui si inserisce la figura di Sollima che, come esecutore, spiega di dover creare una nuova collaborazione con il violoncello di ghiaccio: spesso è proprio lo strumento che conduce il gioco e l’esecutore deve inventarsi una nuova tecnica per l’emissione del suono che richiede molta fisicità, data la grandezza dello strumento. Il livello tecnico di Tim è altissimo, tanto che Sollima non esita a battezzarlo “lo Stradivari dei ghiacciai”. La bolla diventa un luogo segreto: può entrarci solo il violoncellista e bisogna aspettare nell’anticamera prima di entrare, perché la bolla deve respirare e lui insieme a lei, diventando un tutt’uno. Sollima si occupa anche della composizione delle musiche per questi concerti, affermando che anche il ghiaccio ha una sua voce musicale e bisogna, quindi, concepire una nuova musica per questo particolare strumento di ghiaccio e, di conseguenza, per il suonatore di ghiaccio.

Tim Linhart, Giovanni Sollima e un collaboratore in una scena di N-Ice Cello

N-Ice Cello ci mostra tutti gli aspetti pratici e critici dell’organizzazione di un tour, ma soprattutto si concentra sul tema intorno al quale è stato costruito l’intero progetto: denunciare i cambiamenti climatici e sensibilizzare l’Italia sul tema delle crisi idriche, far riflettere sulle conseguenze sociali ed economiche del surriscaldamento globale e della mancanza di acqua, che è tra le varie cause delle migrazioni contemporanee. Un tour con concerti che vanno dal Nord al Sud Italia: si parte dal Muse di Trento, per poi passare a Venezia, Roma e Palermo, andando a disegnare un percorso a che va dai ghiacciai al Mare Mediterraneo, non a caso a ritroso rispetto all’itinerario dei migranti che dalle terre senz’acqua si spostano verso i paesi del Nord. Proprio per questo il regista chiude il film, poetico e che ci deve far riflettere sulla condizione del nostro pianeta, con la dedica: A tutti coloro che dormono in fondo al Mediterraneo.

di Alice Dozzo