L’espressione Tage Draußen è stata ideata da Luis Töchterle, da molti anni a capo della sezione giovanile del Österreichischer Alpenverein, per indicare tanti piccoli e grandi aspetti importanti delle nostre vite: il movimento, i rapporti interpersonali, la relazione con la natura, ma soprattutto vivere la propria vita in tempo reale, minuto per minuto. Per permettere l’esistenza di tutti questi elementi, occorre tuttavia imporre un’importante regola: il rischio non deve essere visto come un pericolo, ma come un’opportunità per imparare e crescere.

Il cortometraggio documentario omonimo di Franz Walter vuole ricostruire la filosofia di Luis Töchterle attraverso esperienze di vita concrete per mostrare quanto siano fondamentali i suoi insegnamenti. Al centro si trova soprattutto il rapporto genitore-figlio. Uno dei primi interventi è difatti quello di Gerald Koller, pedagogo del rischio, che spiega come gli adulti abbiano la responsabilità di «alleggerire il cammino ai propri figli», creando per loro un’ambiente dove sia possibile per loro giocare in libertà e senza preoccupazioni. Esporli al rischio fin dalla prima infanzia significa aiutare la loro indipendenza e la loro crescita individuale.

Questi Tage Draußen si esprimono in diverse forme, tra le corse in bicicletta, i pomeriggi a pescare e le scalate in montagna. Sono esperienze semplici e formative, che Walter decide di sottolineare grazie alla voce degli intervistati e ad aneddoti dalle loro vite. Così una semplice gita in bicicletta diventa una lezione di vita su come sia importante rialzarsi dopo ogni caduta.

Tage Draußen è il risultato di due anni di lavoro per il regista Franz Walter, durante i quali ha seguito con pazienza e curiosità bambini e giovani con la sua telecamera. Nella missione riportata sul sito, il film desidera soprattutto incoraggiare le persone a incentivare la libertà nello svago e nell’educazione e di permettere alle giovane generazioni di prendersi più responsabilità per le loro vite e le lezioni da imparare. Se l’obbiettivo è importante, il risultato del lavoro di Walter appare a tratti frammentario nel tentativo di coniugare un insieme di voci ed esperienze con pochi punti effettivi di contatto: se la prima parte del documentario si concentra su una serie di aneddoti, la seconda si concentra su poche storie che però mancano di incisività.

di Giada Sartori