C’è un pezzo di Ucraina incastrato tra la Slovacchia, l’Ungheria e la Romania, affondato nei monti Carpazi. Qui c’è un paese di 1500 abitanti in cui sopravvive una piccola comunità di origine austriaca che ha le sue origini nel Settecento per volontà dell’Impero Asburgico. Il paese si chiama Könisberg (Ust’Chorna in ucraino), occupa un fondovalle e si sviluppa su un’unica strada la cui manutenzione costituisce la massima preoccupazione del sindaco. Ha poche risorse economiche, la principale è tagliare gli alberi e rivendere il legno. Per questo le montagne circostanti, coperte da una vegetazione fitta e imponente, vengono pian piano spogliate senza alcun progetto di ripiantumazione, in disaccordo con gli abitanti che ricordano perfettamente un uso meno invasivo di questa risorsa. Così pendii brulli si sovrappongono ad altri impressionanti per il verde scuro e denso che le ricopre: una bella inquadratura, sul finale del documentario, dedicata a questi effetti nefasti parla più di mille discorsi. In questa condizione molti sono costretti a emigrare.

Gran parte del film si sofferma sulle storie di chi sta per lasciare il paese, amato benché ingrato. Altri invece vanno e vengono tra Slovacchia e Repubblica Ceca, dove vengono assunti per lavori stagionali di manovalanza. Il desiderio di tutti è guadagnare abbastanza per tornare e costruire una nuova casa, il classico sogno di chi emigra. I vecchi parlano ancora tedesco, ma ormai anche la persistenza della lingua è compromessa. Qualcuno cerca di rivitalizzare l’economia allestendo uno chalet per sciatori alla base di una pista veramente spettacolare. Il problema è trovare gli skilift, e qui torna in ballo l’Austria: ci sono contatti per acquistare un paio di impianti di seconda mano, e forse potrebbero anche essere donati. Chi mai andrà a sciare in un posto lontano da tutto, senza collegamenti decenti? Non si sa, ma non si deve abbandonare la speranza.

Die Letzten Österreicher è un documentario classico, di luoghi e soprattutto di persone e del loro legame reciproco. Il regista, Lukas Pitscheider, capitato per caso in questo luogo durante un trekking fuori dai soliti percorsi, ha sentito la necessità di tornare per raccontare una storia inusuale, ma non così distante da noi per quello che siamo stati e che siamo diventati. Merita una segnalazione la colonna sonora originale del film, elegante e perfetta pur essendo completamente straniata dall’ambiente. Gli autori, che ne sono anche gli interpreti, sono Christian Bakanic, Klemens Bittman e Christophe Frank, da fare invidia alla sciatteria degli accompagnamenti musicali di film con ben altri budget.

di Daniela Goldoni