Dopo aver inaugurato da 69a edizione con un’animazione – lo splendido Mila di Cinzia Angelini, cortometraggio capace di conquistare con i suoi poetici 20 minuti pubblico in sala e in streaming, critica e anche la nostra redazione – il Trento Film Festival punta su una nuova anteprima, realizzata in collaborazione con Draka Distribution. Si tratta del lungometraggio Away, diretto dal giovane (classe 1994) regista ed animatore lettone Gints Zilbalodis, che lo scrive, produce, dirige, musica e anima. Un film già vincitore di prestigiosi premi, quali il premio Contrechamp ad Annecy, il Best Feature Film for Children Award all’Anima Mundi, il Best Animated Feature (Premio Golden Stork) al Strasbourg European Fantastic Film Festival, e il Best Feature Award a Animest.

Away si presenta come un viaggio onirico, tra fantasia, immaginazione e realtà; tra preconcetto, ipotetico e reale. E per tutta la durata di questo struggente lungometraggio di animazione Zilbalodis sembra voler giocare con lo spettatore. Eloquente la scelta della totale mancanza di dialoghi. Come se si volesse sottolineare l’universalità del messaggio da dare lasciando che i minuti di visione scorrano solo attraverso il rumore dei passi del protagonista, il rombare della moto che sarà il suo messo per muoversi nel misterioso paesaggio in cui precipita e i versi degli animali che lo popolano.

Sin dalla scena iniziale, in cui vediamo il giovane appeso ad un ramo di un albero morente su cui il suo paracadute si è impigliato, comprendiamo che qualcosa di strano sia accaduto; qualcosa di dimenticato o che si fatica a voler ricordare. Vediamo il protagonista iniziare a muoversi in un ambiente indecifrabile: una vallata infinita, vuota, in cui sembra vigere un alone di penetrante desolazione. Lo percepiamo impaurito, confuso, spaventato da una strana e maestosa figura che lo insegue sin dal suo risveglio. Uno spirito. Oscuro, che non smette di seguirlo. Vigile ed attento ad ogni suo movimento.

Il film è diviso in 4 capitoli (Forbidden Oasis, Mirror Lake, Dream Well e Cloud Harbour) a segnare 4 diverse fasi attraversate e vissute dal protagonista nel prendere conoscenza e consapevolezza del nuovo mondo in cui si ritrova ad agire. La voglia di conoscere, di scoprire, di capire, di fuggire dalla realtà che lo circonda, i sentimenti che lo guidano nel suo cammino. Con due soli compagni di viaggio: un piccolo uccellino, in apparenza sperduto e impaurito come lui, su cui si appoggia, spinto dalla volontà di proteggerlo (o di trovare protezione per se stesso?); lo spirito, che risucchia le energie di chiunque incontri al suo passaggio, ma che non si mostra aggressivo né volenteroso di arrecare del male al ragazzo.

Fino al momento in cui sogno e realtà sembrano confluire in un unico momento visivo, in una presa di coscienza che il giovane sembra voler cacciare dalla mente quando incontra il relitto di un aereo precipitato nel vuoto. Lo sogna quell’incidente; si vede, fluttuante tra le stelle con il suo paracadute, circondato da altri spiriti in tutto e per tutto identici a quello che lo sta inseguendo sull’isola disabitata. Rifugge da quel pensiero. Sembra volerlo accantonare. Fino a quando l’ennesima fuga, per scappare da una valanga (di ricordi?) che lo sta inseguendo, non lo porta a vedere in lontananza un piccolo borgo portuale. Il desiderio di raggiungere quel luogo che, finalmente, gli sembra di pace; la paura di non riuscire più ad avere le forze per continuare la sua fuga; forse è pronto a ricordare, a capire, ad accettare. Anche di non sapere chi siano quegli uomini e bambini che vede, in lontananza, raggiungerlo.

Volutamente, Away non vuole dare risposte, non intende svelare misteri. Ma viaggia e gioca sul filo delle paure, dei dubbi, dei non detti e di ciò che non si vorrebbe mai dire. Al pubblico resta la curiosità di lasciarsi accompagnare in questo mondo parallelo, di confondersi – come il protagonista in sella alla sua moto in una scena fortemente rappresentativa del film – tra cielo e terra. Assaporando la poesia delle immagini e lasciando che sia la colonna sonora (magicamente in equilibrio con lo scorrere delle immagini) a scandirne le emozioni.

di Joana Fresu de Azevedo