Sin dai primi rumors c’era grande attesa per il film di apertura di questa 69a edizione del Trento Film Festival. Non poteva essere altrimenti dopo aver scoperto che il Festival delle Montagne e Culture sarebbe partito dal cortometraggio Mila.

La proiezione è stata preceduta da un evento sul sito e i canali social del Festival, Mila: 350 artisti, 35 paesi, 1 storia senza tempo, il dietro le quinte del cortometraggio animato, in collaborazione con la Trentino Film Commission. Dalla fine dell’evento il film sarà disponibile gratuitamente sulla piattaforma online.trentofestival.it, dove gli spettatori possono trovare – sottoscrivendo un abbonamento di 25.00€ – tutti i 98 film in selezione.

Protagonisti della serata, accanto alla regista Cinzia Angelini, Valerio Oss, artista degli effetti visivi con importanti collaborazioni internazionali (tra cui Harry Potter and The Deathly Hallows, 127 Hours), il compositore Flavio Gargano, Valentina Martelli, Executive Producer del film. Modera l’incontro Piera Detassis, Presidente dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.

Il film è patrocinato da UNICEF Italia. Come affermato da Carmela Pace, Presidente di UNICEF Italia:

Oggi più che mai abbiamo bisogno di comunicare ai bambini messaggi che contribuiscono a una loro positiva maturazione e allo sviluppo della consapevolezza, in particolare sui loro diritti. L’essenza di questo film è molto affine all’anima dell’UNICEF, soprattutto per i valori e i messaggi che promuove: resilienza, rispetto, fiducia, collaborazione, speranza. La storia di Mila è la storia di ognuno di noi perché ci viene tramandata dai nostri nonni; perché, purtroppo, ancora oggi è la dura realtà di milioni di bambini in diverse aree nel mondo. Penso ai bambini in Siria, in Etiopia, in Yemen, penso alla guerra contro il COVID-19 di cui i bambini, in tutto il mondo, sono coloro che ne hanno risentito maggiormente le conseguenze. Siamo felici, come UNICEF Italia, di far parte di questo progetto, perché la storia di Mila ci ricorda che quando la guerra finisce, qualsiasi essa sia, rifiorisce la vita.

Mila è molto più di un film: è il frutto dello sforzo, lungo ben dieci anni, di un team internazionale di 350 volontari e artisti da più di 35 Paesi. Prodotto da PepperMax Films, Pixel Cartoon, IbiscusMedia, Cinesite e Aniventure con il sostegno, tra gli altri, di Trentino Film Commission e della Fondazione Cassa Rurale di Trento. Il film è stato realizzato con il sostegno di Rai Ragazzi e sarà trasmesso nel 2022 da Rai Gulp. Una produzione da colossal, capace – come spesso accade con l’animazione, di dimostrare l’altissimo livello dei professionisti coinvolti e il fortissimo impatto emotivo che l’illustrazione può avere. Sui più piccoli, ma anche sui loro genitori o un pubblico adulto. Perché il potere, la forza, anche il coraggio di Mila sta proprio nel non voler parlare ad un’unica categoria di spettatori, ma di usare un linguaggio universale per un messaggio che vuole essere altrettanto mondiale: nessun bambino dovrebbe vivere sotto i bombardamenti ed essere vittima delle conseguenze delle guerre. In tutto il mondo. Da sempre.

Se è vero, infatti, che la Angelini, con evidente emozione e commozione, ci porta profondamente dentro il suo mondo personale, raccontandoci la storia vera di sua madre, bambina persa tra i bombardamenti di Trento nel settembre 1943, quella vissuta da Mila è una vicenda comune a molti (troppi bambini) nella Storia delle guerre. Bambini senza colpe, vittime innocenti di abominevoli atti compiuti da adulti. La poesia delle note di accompagnamento, che sono lì a cullare la piccola protagonista, lasciandole la serenità di poter continuare a volare tra le nuvole con la sua mamma, in sella ad un cavallo colorato; la delicatezza del tratto, a voler offrire al pubblico una vicenda estremamente personale, ma che possa essere vissuta in modo empatico da tutti; la scelta di lasciare allo spettatore la possibilità di comprendere come sia proseguita (felicemente) la vita della bambina, con un tratto gentilmente infantile a raccontarne la storia post-bellica e il ritorno – nella seconda parte dei titoli di coda, attraverso delle fotografie di archivio – alla realtà di un passato che deve essere ricordato per non ricadere nell’errore di permettere che le proprie vite vengano sconvolte da quei bombardamenti che tanto hanno ferito e lacerato la città di Trento. Sono tutti gli elementi che ci portano, alla fine dei 20 minuti di durata del cortometraggio di dirci che una sola definizione sia possibile nel caso di Mila: capolavoro.

di Joana Fresu de Azevedo