Mario Lorenzini era un operaio, un cacciatore, un escursionista, membro della comunità Walser situata a Rimasco, località del Piemonte confinante con la Svizzera. Perla Sardella ha intravisto in quest’uomo solingo, nel tempo libero cineamatore, un visionario capace di catturare con sguardo attento la vita comunitaria: dall’abbattimento dei maiali alle feste di paese, dalle battute di caccia alle gite in campagna. Mediante una meticolosa attività di ricerca all’interno dell’Archivio Regionale Superottimisti e dell’Archivio Nazionale del Cinema di Torino, l’autrice marchigiana ha selezionato alcune riprese effettuate in Super 8mm dall’aspirante regista, dando vita ad un insolito corto-documentario della durata di ventuno minuti.

La marca distintiva del progetto risiede nell’impiego originale di didascalie volte ad offrire nuova linfa alle testimonianze visuali di Lorenzini. Sardella individua una serie di connessioni tra i filmini realizzati da quest’ultimo e il proprio lavoro di documentarista: indaga le motivazioni che lo hanno spinto a riprendere un determinato momento di convivialità o un certo paesaggio, e arriva così ad empatizzare con lui, e in particolare con la sua inarrestabile propensione alla cattura di un istante nell’intento cristallizzarlo nel tempo. Emerge soprattutto la predilezione di Lorenzini per soggetti maschili energici, irreprensibili, temerari, sempre indaffarati in occupazioni che richiedono grande sforzo e dedizione. Le figure femminili si vedono di rado, e quando fanno la loro comparsa ne vengono spesso enfatizzate la conformazione fisica e le forme sinuose.

I sottotitoli offrono singolari spunti di riflessione sulla poetica del cineamatore, il quale compie alcune interessanti scelte relative alla composizione dell’immagine: è il caso del pranzo di famiglia, di cui immortala la tavola apparecchiata solo per quattro persone, non prevedendo la propria presenza come commensale, e offrendo così l’illusione di rappresentare un occhio estraneo alla circostanza in atto. Lorenzini mette in pratica alcune tecniche documentaristiche senza esserne propriamente consapevole, e le annotazioni che accompagnano le riprese tentano proprio di conferire ad esse una valenza artistica.

Il suggestivo tappeto sonoro che guida lo spettatore durante la visione del cortometraggio è stato realizzato dal gruppo I Conniventi: si può udire distintamente il suono di un vecchio proiettore in azione, che aumenta o diminuisce la propria intensità a seconda della scena, ma talvolta riecheggiano anche voci e canzoni distanti, atte a far percepire la lontananza temporale dal periodo storico in cui vennero realizzate le riprese, ovvero gli anni ’70.

Perla Sardella sembra rivestire i panni di una narratrice involontaria: gli aneddoti che racconta sulla vita di Mario Lorenzini tramite le didascalie risultano incompleti, frammentari, discontinui, e sono spesso introdotti dalla formula Mi hanno detto che, quasi che la voce narrante non volesse assumersi una gravosa responsabilità, e quindi intendesse attribuire ad altri la vera provenienza delle notizie raccolte. Ma, nonostante ciò, la regista cerca di capire Lorenzini e d’interpretare la sua collocazione marginale all’interno della comunità. Egli veniva da tutti considerato uno strambo, al punto che la sua presenza veniva quasi dimenticata durante le occasioni di socialità. Probabilmente è proprio questo l’elemento che rende così stimolanti i suoi filmati: il cineamatore si separa dal gruppo per meglio osservarlo da fuori, per trattenerne l’essenza più profonda, per valorizzare attimi soltanto in apparenza semplici e quotidiani.

Perla Sardella firma un cortometraggio alquanto innovativo per quanto concerne l’impianto della narrazione, poiché, oltre ad assumere un valore testimoniale, il progetto si propone di congiungere lo sguardo accorto di Lorenzini con il punto di vista critico dell’autrice, che offre commenti e suggestioni sul modo di vedere le cose da parte del cineamatore.

Reduce dalla selezione – nell’aprile 2020 – al Visions Du Rèel Festival di Nyon, l’ultimo progetto della Sardella partecipa alla prima giornata del Trento Film Festival nella sezione dedicata ai corti.

di Camilla Fragasso