Adam Nawrot, 2020

USA-Polonia-Perù, 88’

Dai Carpazi alle Ande c’è ancora molta strada. Figurarsi negli anni Settanta, quando la Polonia era stabilmente al di là della cortina di ferro e l’America Latina era un crogiolo di conflitti.

Siamo a Cracovia nel 1976. Qui un gruppo di studenti universitari si appassiona al rafting, divertendosi a pagaiare in un paese la cui altitudine media è di 173 metri e il monte più alto non raggiunge i 2500 metri. Trovare salti e rapide è un’impresa, ma questi ragazzi sognano in grande: le Ande argentine e cilene, bypassando tutto quanto sarebbe stato consigliabile, nelle vicinanze, per fare un po’ di training, tipo le Alpi, ma forse anche il Caucaso nei territori “ospitali” dell’Unione Sovietica. No, devono essere le Ande, laggiù c’è ancora molto di sconosciuto, questi ragazzi, che presto si chiameranno Canoandes, non vogliono essere solo dei buoni canoisti, ma anche degli esploratori. Così, se è vero che ogni grande fiume all’origine è un ruscelletto, un’idea ambiziosa all’apparenza impossibile comincia piano piano a prendere forma e sostanza fino a trasformarsi in un qualcosa di enorme, oltre i limiti dell’immaginazione.

Godsped, los Polacos! racconta, in ottantotto minuti incalzanti, la storia dell’impresa compiuta da questi ragazzi, qualcosa al di là non solo delle loro aspettative, ma proprio dell’ignoto. Senza volere, perché le anse del loro fiume, nel corso degli anni che precedono l’impresa, prenderanno vie inattese, fino a che si troveranno, da eroi per caso, ad essere i primi al mondo a percorrere il canyon più profondo della Terra, quello formato dal fiume Colca nel sud del Perù, 3270 metri di precipizio invisibile e mai tracciato. Serviranno almeno cinque anni per compiere l’impresa, tra mille difficoltà politiche, (uscire dalla Polonia ai tempi era pressoché impossibile, soprattutto per andare in America), ma anche pratiche (la loro attrezzatura era a dir poco insufficiente, come partire per il K2 con le Hawayanas) ed economiche. Durante il percorso si sommeranno eventi epocali come la nascita di Solidarność, il colpo di stato voluto dall’URSS per contrastare l’ascesa di Lech Walesa, il ruolo politico svolto da Karol Woytila, la crisi tra Cile e Argentina (1978) che costrinse la spedizione polacca a spostarsi in Perù e cambiare la meta della loro esplorazione, nonché la totale instabilità politica dei paesi dell’istmo che rendeva ogni passaggio di frontiera un’impresa. Ma anche la fine dell’avventura sarà complicata perché i superstiti non potranno tornare in Polonia e rimarranno negli Stati Uniti fino allo scioglimento dell’URSS adattandosi ad ogni genere di lavoro.

Adam Nawrot, regista statunitense, riesce a organizzare una montagna di materiali originali (i Canoandes filmavano e fotografavano tutto, tra di loro c’era un reporter) cui aggiunge le interviste ai cinque che completarono l’impresa (eccellenti per efficacia della sintesi e capacità di comunicare dei protagonisti), materiale fotografico, materiali d’archivio e animazioni di ottima qualità. Un lavoro immane, che inizia come una piccola storia, evolve come eccellente documentazione di un’impresa sportiva e si conclude con una sintesi efficace ed essenziale di uno dei periodi storici più complessi del secondo Novecento: l’inizio della fine dell’URSS e gli sconvolgimenti dell’America Latina nei primi anni Ottanta, lasciando sempre con il fiato sospeso per l’ansia di vedere cosa sta per succedere. Su questi eventi epocali si inseriscono le loro avventure, ben più che rocambolesche, le storie “quotidiane”, gli espedienti che devono inventarsi per tirare avanti, le persone che incontrano sul loro cammino (da un gruppo di acrobati polacchi in servizio a Las Vegas a Mario Vargas Llosa), nonché i momenti più mirabolanti della loro esplorazione.

Di Daniela Goldoni