E’ scomparsa Milva la rossa, cosi l’hanno salutata nei titoli la maggior parte dei Quotidiani nazionali. Ma la sua figura ha lasciato un segno indimenticabile nella musica, nel teatro e nel cinema. Milva la pantera di Goro sono altri titoli con i quali la si ricorda. Infatti è in questo piccolo paese del ferrarese che la piccola Maria Ilva Biolcati (il cui nome Milva fu voluto dal parroco di Goro) iniziò a cantare nelle balere spinta oltre che dalla passione per la musica, da motivi economici per aiutare la famiglia: dopo la quinta elementare confezionava pantaloncini per bambini, guadagnando tremila lire alla settimana. La sua famiglia, infatti, non era benestante e Milva, che in molti del paese la ricordano come intelligentissima e sensibile, amante della musica (giovanissima si dedicava all’apprendimento del pianoforte) dovette  misurarsi con le difficoltà tipiche, tra la fine degli anni ’40 ed in primi anni ’50 di un territorio, quello del Delta ferrarese, travagliato da problemi economici e sociali. Tale era comunque il suo talento che seppe imporsi ben presto partecipando nel 1961 al  Festival di Sanremo  classificandosi terza con Il mare nel cassetto (più tardi, nel 1991, quel famoso Festival gli attribuì il Premio alla Carriera ed una Targa alla Carriera nel 2018 nell’edizione diretta da Claudio Baglioni).  E’ l’inizio di un’ascesa nel mondo della musica dove ebbe una carriera discografica straordinaria, grazie anche all’incontro con il regista televisivo Maurizio Corgnati che divenne anche suo marito e che da intellettuale raffinatissimo (li ricordo entrambi in un incontro che da giornalista ebbi con loro in un locale di Ferrara dove lei si esibiva) la inserì nell’ambiente culturale ed artistico. Determinante poi il suo incontro con Giorgio Strehler che la portò ad interpretare ruoli importanti a teatro: indimenticabili le sue interpretazioni brechtiane, soprattutto il recital con le canzoni tratte dall’Opera da tre soldi, che la portarono al trionfo sui palcoscenici di tutto il mondo. Non meno grintosa e accattivante, Milva ha interpretato spettacoli di genere più leggero dal cabaret (Ma cos’è questa crisi) al musical popolare (Angeli in bandiera, insieme a Gino Bramieri). Uno dei suoi più grandi successi l’ottenne al mitico teatro Odeon di Parigi all’inizio degli anni Settanta dove entrò in scena sulle musiche di Luci della ribalta con il berretto da monello sulla fulva chioma raccolta, i pantaloni troppo larghi, proponendo nel tripudio del pubblico alcuni brani, tra cui Smile di Charlie Chaplin. Di Milva si ricorda anche lo straordinario sodalizio con il musicista argentino Astor Piazzolla in una tournée dedicata alla proposta del tango nuevo e nel panorama  musicale più leggero Berlin Alexanderplatz di Franco Battiato e La rossa di Enzo Jannacci.       

Nella sua prestigiosa carriera un posto di rilievo ha la sua attività di attrice cinematografica, anche se è meno nota. Al cinema ha esordito nel 1962 con un musicarello, il film Canzoni a tempo di twist di Stefano Canzio dove aveva il ruolo di se stessa e nella sua carriera vi è stato un altro film musicale interpretato nello stesso anno, Appuntamento in Riviera, una commedia di Mario Mattoli. Ma il 1962 la vede anche come attrice drammatica nel film di Giancarlo Zagni La bellezza d’Ippolita. Riveste il ruolo di Adriana, una ragazza vivace e piena di sensualità che lei tratteggia con grande sensibilità psicologica e aderenza fisica al personaggio. Fa seguito nel 1972 il film D’amore si muore di Carlo Carunchio dove interpreta il ruolo di una cantante senza successo, ma soprattutto nel 1982 Via degli specchi di  Giovanna Gagliardo, film drammatico  che  ruota attorno al suicidio di una ragazza buttatasi da una terrazza, di cui lei, vivendo nella casa di fronte, è stata testimone. L’attività cinematografica di Milva  si sviluppa poi in alcuni film di registi stranieri, per la maggior parte inediti in Italia: Mon beau- frère a tué ma soeur (1986) di Jacques Rouffio, Where You Are… (1988) di Krzysztof Zanussi, Prissonnierès (1988) di Charlotte Silvera, Amaurose (1991) di Dieter Funk. Il ritorno a film italiani avvenne nel 1995 con il film di Carlo Lizzani Celluloide dove riveste il ruolo di una contessa.

Un’artista completa Milva, scomparsa a 81 anni dopo che da una decina di anni si era ritirata dalla scene per l’insorgere di una malattia che l’ha portata alla morte.  Un’artista tutto tondo che comunque rimaneva nel cuore degli italiani e che viene ricordata con tanta stima ed affetto anche dalle massime autorità dello Stato tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della cultura Dario Franceschini.

di Paolo Micalizzi