Raiplay conferma l’attenzione che vuole tenere alta sull’incalzante ed aberrante fenomeno del revenge porn. Dopo aver promosso e presentato nel corso della 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il cortometraggio transmediale Revenge Room, arriva ora sulla piattaforma gratuita della Rai l’attesa serie antologica Nudes: 3 diverse storie, quelle di Vittorio, Sofia e Ada; 3 differenti modi di vivere l’angoscia di trovarsi al centro di una vicenda di revenge porn. Mostrandoci che non esistano né vittime né carnefici. Soprattutto quando ad esserne protagonisti sono adolescenti come accade nei 10 episodi magistralmente diretti da Laura Luchetti.

E la Luchetti questo sembra averlo capito bene, decidendo di mettersi, con profonda umiltà, non solo al servizio delle storie che Nudes vuole raccontare, ma tenendosi quasi in disparte, restando sguardo esterno che guarda ad un mondo che non solo non le appartiene più a livello anagrafico, ma che è anche guidato da dinamiche e strumenti che sono profondamente diversi da quelli della sua adolescenza. In questo modo, la regista offre ai suoi giovani protagonisti e agli splendidi attori che va a guidare sul set un dono prezioso: la libertà di essere fragili, di mostrarsi per ciò che sono, senza il timore di essere giudicati, ma con la profonda intenzione di cercare di capirli.

Nudes non cerca di imporre maschere o giudicare Vittorio, Sofia, Ada o i loro amici. Sotto accusa non sono tanto i giovani protagonisti che vediamo scorrere – in modo fluido ed avvincente – nei 20 minuti circa di ogni episodio della serie. Non lo sono loro come ad essere al centro della narrazione non sono nemmeno le loro azioni. Se proprio qualcuno deve essere fatto salire sul banco degli imputati, toccherà a qualche adulto farlo. A quelli che guardano a questi ragazzi poco più che adolescenti cercando di mantenere netta la distanza con loro, fino a celare nelle loro pressioni di genitori troppo spesso assenti un latente disinteresse verso quello che sta accadendo loro. La Luchetti ci presenta un mondo giovanile in cui si lasciano i ragazzi troppo spesso soli, a cavarsela in un mondo (ancora) troppo grande per loro. Così facendo, quelle che solo il superficie sembrano essere leggerezza, incoerenza, spavalderia ed incoscienza, diventano gabbie dentro le quali loro stessi si ritrovano chiusi.

La voglia (il bisogno) di eccellere, di mostrarsi sempre perfetti agli occhi dei grandi, porta i protagonisti a vivere in modo egocentrico ed egoista le loro esistenze, le loro relazioni, il loro stesso modo di percepirsi nel loro mondo. La colpa di questo sta tutta proprio negli adulti che li circondano, che fanno parte delle loro vite. In quei genitori assenti o pesantemente opprimenti. In quei grandi che sembrano aver dimenticato quanto fosse difficile essere ragazzi dell’età dei loro figli. Che hanno li hanno abbandonati davanti ad uno schermo, che sia quello di una tv, di un computer o quello fagocitante ed immersivo dei loro smart phone. Ed è così che il like, il postare e commentare qualcosa prima di tutti diventa una mera gara di rapida uniformazione. Non c’è un ragionamento dietro, non c’è mai la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. Conta solo l’aver cliccato al momento giusto sul contenuto più di tendenza del momento.

Questo accade a prescindere dallo spazio e dal luogo in cui questi ragazzi agiscono. Non conta se si muovano nel disordine delle loro stanze, su macchine sfreccianti ad alta velocità su strade deserte, in spazi autogestiti, si siano imbucati ad una festa o stiano inaugurando uno spazio autogestito. Non serve nemmeno sapere in che città vivano o quale dialetto o calata abbiano. E in questo sta uno dei principali pregi della regia di Laura Luchetti, capace non di limitarsi ad una banale geolocalizzazione fisica del territorio in cui i protagonisti di Nudes agiscono, ma piuttosto di farci entrare – in modo anche prepotente, non scontato o banale – nel loro mondo. Un luogo fatto di amicizie estremamente labili, pronte a tradire per un clic di troppo; un universo in cui i sentimenti predominanti sembrano essere l’invidia e la gelosia e in cui le loro conseguenze pesano su tutti, senza distinzioni tra colpevoli e vittime, anzi, in cui chi è vittima cerca di sopravvivere agli altri e chi è colpevole implora comprensione.

La Luchetti riesce in tutto questo pur affidandosi ad attori giovanissimi, che quando non sono alla loro prima esperienza cinematografica (è il caso, ad esempio, dell’intensa Anna Agio, che interpreta Ada), da poco si sono messi alla prova su piccolo o grande schermo (si pensi alla schiettezza espressiva di Nicolas Maupas nel ruolo di Vittorio o alla potente interpretazione che Fotinì Peluso – un volto che sempre più percepiamo come astro nascente del nostro cinema – offre alla sua Sofia). La regista lascia i suoi attori liberi: di muoversi sul set come farebbero a casa loro; di parlare con i loro colleghi di cast esattamente come farebbero se avessero davanti a loro i loro amici e compagni di scuola o se fossero al cospetto di una ramanzina fatta dai loro genitori. Non ne edulcora né gesti né espressioni gergali. Quelli di Nudes sono in tutto e per tutto uguali ai ragazzi che potremo incontrare per strada: strafottenti, audaci, svogliati e sgarbati, eccessivi, arroganti. E sono armati. Dei loro cellulari, della loro impossibilità di vivere senza o di distaccarsene completamente. Le loro sono armi pesanti, capaci di generare grande dolore. E il fatto di non saperli usare non deriva da una loro colpa, ma dalla profonda responsabilità di un mondo di adulti che non ha più strumenti per porsi come guida ai loro occhi. Perché ha smesso di volerli comprendere.

Nudes è una serie che cerca di parlare ai giovani, usandone e rimodulandone, in termini cinematografici e nei tempi televisivi richiesti gesti, valori (o assenza di essi) e linguaggi. Ma che punta il dito sui loro genitori, sugli adulti. Non nascondendo il fatto che siano loro i veri responsabili della deriva morale delle nuove generazioni. Una serie al limite del perfetto, che forse pecca in qualche ingenuità nel pretendere di affidare la quasi totalità dei ruoli ad attori non professionisti, ma che così facendo dà ad ogni singolo episodio una genuinità difficile da trovare in altri contesti seriali. Gli episodi scorrono veloci, incalzanti; la narrazione è fluida e avvincente. E lo sguardo della loro regista a dare quasi una carezza ad ognuno dei ragazzi in scena. E davanti allo schermo.

di Joana Fresu de Azevedo