Da quando sono attivi i canali televisivi Cine34 e Rai Movie capita spesso di vedere le interpretazioni dei fratelli Mario e Memmo Carotenuto, figli dell’attore del cinema muto Nello, che hanno dato grande vivacità alla commedia italiana. Entrambi sono stati dei comici. Mario ha esordito nel cinema nel 1949 con il film di Edmondo Lozzi Maracatumba….ma non è una rumba dove recitava insieme a Renato Rascel. Da allora la sua carriera si sviluppò per oltre centocinquanta film che hanno spaziato da ruoli di ciarliero commendatore o ingegnere che al mare cerca avventure extra coniugali oppure di lestofante e imbroglione  ma anche di colonnello e di  film boccacceschi. Proprio in uno di questi film l’ho visto di recente. Il riferimento è a Quando le donne si chiamavano madonne (1972) di Aldo Grimaldi in cui ha un ruolo di cornuto. Di commedie boccaccesche Mario Carotenuto ne ha interpretate altre. Citiamo, tra esse, il ruolo di fra’ Bernardone nel film di Brunello Rondi Racconti proibiti…di niente vestiti (1972) e Boccaccio (1972) di Bruno Corbucci un grande successo popolare, ma anche La Betia ovvero in amore, per ogni gaudenza, ci vuole  sofferenza (1971) di Gianfranco De Bosio.

Facendo zapping capita di vederlo in tanti film con Edwige Fenech: La soldatessa alla visita militare ( 1977) di Nando Cicero (che li ha interpreti anche in L’insegnante del 1995), L’infermiera di notte (1979) di Mariano Laurenti, La poliziotta fa carriera (1976) di Michele Massimo Tarantino. Ma anche in film balneari  tipo Caccia al marito (1960), Ferragosto in bikini (1960) e Scandali al mare tutti diretti da Marino Girolami oppure Bellezze sulla spiaggia (1961) di Romolo Guerrieri e Vacanze alla baia d’argento (1961) di Filippo Walter Ratti. E’ in musicarelli come Io bacio…tu baci (1961) di Piero Vivarelli con il quale gira nel 1960 Sanremo- La grande sfida e Juke box- Urli d’amore (1959) di Mauro Morassi e I ragazzi del Juke-box (1959) di Lucio Fulci. Poi è uno dei Sette monaci d’oro (1966) di Marino Girolami.

Ci piace però ricordarlo in film ricchi di qualità come La spiaggia (1953) di Alberto Lattuada dove è un ricco miliardario, che si è arricchito avendo capito che dopo la guerra gli italiani avrebbero avuto bisogno del frigorifero aprendo una apposita fabbrica, che si accompagna a Martine Carol una vedova che porta la figlia in vacanza in un località balneare e che scoperto che si tratta di una  prostituta viene abbandonata da tutti i clienti che frequentavano lo stabilimento del lussuoso Hotel dove aveva preso alloggio, Racconti romani (1955) di Gianni Franciolini in cui è un avvocato in una storia, tratta da racconti di Alberto Moravia, riguardante alcuni amici che si danno alle truffe spinti da un compagno furbo che riesce a cavarsela sempre. Ma anche nella commedia Pane, amore e … (1955) di Dino Risi, ambientata nella Sorrento anni ’50, dove interpreta Don Matteo, fratello del Maresciallo Vittorio De Sica che insieme alla governante di lui Caramellam (Tina Pica) lo protegge dalle insidie della pescivendola Donna Sofia detta “la smargiassa”(Sophia Loren) interessata soltanto ad impadronirsi del suo appartamento incoraggiandolo a fidanzarsi con Donna Violante (Lea Padovani)

Da ricordare anche la sua interpretazione del Direttore di un giornale nel film di Citto Maselli La donna del giorno (1956) che ha per protagonista una bionda indossatrice (Virna Lisi) che vuole   arrivare assolutamente al successo ma  rimane invischiata in vicende losche, quella di Peter Patt in Kean- Genio e sregolatezza (1956) di Vittorio Gassman. E’ anche in Il mantenuto (1961) di Ugo Tognazzi dove riveste il ruolo del direttore di una Ditta (che fa delle avances alla sua segretaria) dove lavora Tognazzi che per un equivoco viene scambiato per un magnaccia e che alla fine lavorerà in un grande supermarket  diventando il mantenuto della ricca moglie che ne è proprietaria. E in Satyricon (1969) di Gian Luigi Polidoro dove ricopre il ruolo del poetastro ruffiano Eumolpo, ma anche in Lo scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini dove è un intellettuale marxista da bar consultato in caso di bisogno in un film imperniato su una miliardaria americana (la straordinaria Bette Davis) che vive in una splendida villa di Roma sfogando il suo vizio del gioco dello scopone scientifico sfidando una coppia di borgatari romani  interpretata efficacemente da Alberto Sordi e Silvana Mangano. Lo si apprezza, infine, in Romanzo di un giovane povero (1995) di Ettore Scola dove è il proprietario di una tipografia dove trova lavoro un giovane coinvolto, suo malgrado, in un delitto perfetto: è l’ultimo film da lui interpretato con il quale chiude una brillante carriera di attore sia di cinema che di teatro e televisione, dove si è imposto con una collezione di facce rappresentative della società italiana.

Pochi i premi ricevuti nel cinema: soltanto un Nastro d’argento come miglior attore non protagonista per il film Lo scopone scientifico. Troppo poco per un attore che ha dominato da caratterista il cinema italiano.

I due fratelli si sono fatti strada ognuno per proprio conto ed hanno lavorato insieme soltanto in due film del 1960, poiché Mario era ripetutamente  scritturato per ruoli diversi  nel cinema  ed anche in teatro. In I piaceri dello scapolo di Giulio Petroni, che è impostato su una serie di equivoci, sono due scapoli maturi che hanno affittato un appartamento per le loro avventure sentimentali: Mario con la misteriosa Sylva Koscina e Memmo con la prorompente Gina Rovere.  In Mariti in pericolo di Mauro Morassi sono invece due soci in affari che non hanno dubbi sulla fedeltà delle loro poco avvenenti mogli (rispettivamente, Franca Valeri e Pupella Maggio) e tendono a concedersi  scappatelle, entrambi con l’avvenente Sylva Koscina invitata da Mario che l’aveva  conosciuta a Milano. Il risultato è stato di aver dato vita ad una nuova coppia comica mai volgare con equivoci divagazioni divertenti sul mito del gallismo italico.

Un solo Nastro d’Argento come migliore attore non protagonista  anche per il fratello Memmo che lo vinse per il film Il bigamo (1956) di Luciano Emmer in cui interpreta Quirino Proietti, uno dei personaggi del film imperniato su un rappresentante di prodotti per l’igiene orale (Marcello Mastroianni) felicemente sposato che viene accusato di bigamia da una certa Isolina (Franca Valeri). Memmo Carotenuto  è uno dei più longevi caratteristi del  cinema italiano avendo esordito nel 1935  con Vecchia guardia di Alessandro Blasetti a cui fece seguito nello stesso anno Lorenzino de’ Medici di Guido Brignone. Erano piccole parti conquistate grazie alla dizione simpaticamente romanesca. Una carriera la sua di  oltre centodieci film in cui si riconosceva subito grazie al suo volto espressivo e singolare, sormontato da un bel naso aquilino. Anche lui, come il fratello Mario, ha all’attivo film dalle caratterizzazioni che rimangono nella memoria dello spettatore e del cinefilo. Come quella del galeotto Cosimo  nel mitico I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli in cui Peppe er Pantera (Vittorio Gassman) gli soffia il piano del fatidico colpo al Monte di Pietà che finisce a pasta e fagioli. Ma anche il ruolo del carabiniere Baiocchi, l’aiutante del Maresciallo Vittorio De Sica, nei film di Luigi Comencini Pane, amore e fantasia (1953) e Pane, amore e gelosia (1954). Lo si ricorda anche nel ruolo di tranviere in Poveri ma belli (1956) e Belle ma povere (1957) diretti entrambi da Dino Risi.  Ma numerosissimi sono i ruoli spassosi interpretati nella commedia all’italiana, dove fanno spicco le sue interpretazioni, oltre che con Vittorio De Sica, con Totò dove interpretava il ruolo di una guardia: Totò e Marcellino (1958) di Antonio Musu, Totò a Parigi (1958) di Camillo MastrocinqueLe ambiziose (1960) di Tony Amendola. Con Totò interpreta anche il ruolo di un terribile delinquente che lo  rapisce a scopo di riscatto in Totò, Peppino e i fuorilegge (1957) di Camillo Mastrocinque. Ma la sua figura di comprimario la esprime ancora in tantissimi film, fino all’ultimo Un amore in prima classe (1980) di Salvatore Samperi dove riveste il ruolo di Checco, un vecchio ferroviere cieco. Il suo è stato un personaggio pieno di umanità, spesso di genuino popolano romano.

Mario e Memmo Carotenuto, due fratelli che hanno attraversato gran parte del cinema italiano, due caratteristi che si possono benissimo definire attori a tutto tondo.

di Paolo Micalizzi