La storia del seria killer Charles Sobhraj è al centro della nuova serie di BBC One, The Serpent, disponibile su Netflix dal 2 aprile. In otto episodi – che seguono 4 biografie, tre documentari e un film – i registi Tom Shankland e Hans Herbots cercano di riassumere la carriera criminale del francese (attualmente in carcere in Nepal), senza però raggiungere risultati interessanti.

Tahar Rahim e Jenna Coleman in una scena di The Serpent.

Charles Sobhraj (interpretato da Tahar Rahim) nacque in Vietnam nell’aprile del 1944, da madre vietnamita e padre indiano. Quando i due divorziarono e Charles venne adottato dal nuovo compagno della madre, un ufficiale dell’esercito francese, la famiglia si trasferì a Parigi. Dal 1963 inizia ad entrare e uscire dalle prigioni, finché non decise di spostarsi in Asia e continuare lì le sue truffe. Un uomo affascinante, educato, elegante come lui era poco notato alle frontiere: si stabilì in Thailandia e proprio da qui ha inizio il primo episodio. Alain, come si faceva chiamare, inizia a lavorare come commerciante – illegale – di pietre preziose. Conosce molte persone, tra cui la sua ragazza Marie-Andrée Leclerc (Jenna Coleman) e il suo alleato Ajay Chowdhury (Amesh Edireweera) che saranno complici (diretti e indiretti) dei suoi omicidi. In tutto questo, nella serie, si inserisce il diplomatico olandese Herman Knippenberg (Billy Howle)che inizierà ad indagare su di lui e sui suoi crimini a partire da una lettera arrivata all’ambasciata dei genitori di due ragazzi scomparsi, vittime della spietatezza del francese. Questi ragazzi, come molti altri, erano giovani viaggiatori nel sud est asiatico, seguivano la rotta degli hippie che era molto di moda negli anni settanta. È probabile, quindi, che la follia omicida di Charles si riversasse proprio verso questo genere di turisti che lui considerava inferiori rispetto al suo stile di vita.

Billy Howle in una scena di The Serpent.

La serie, in realtà, non si sviluppa come un thriller, non ci sono climax né momenti di massima tensione: tutto gira intorno alla figura di Sobhraj, sociopatico, folle e crudele. Ci viene presentato un personaggio capace di circondarsi di persone molto deboli e malleabili, che si fidano ciecamente di lui, senza rendersi conto della sua pericolosità. Un uomo che ricerca perennemente attenzione, soprattutto quando è catturato dalla polizia: le sue continue fughe e il farsi “catturare” di proposito, gli fanno ottenere il soprannome di The Serpent. Risulta, però, difficile da seguire nel complesso, dato che ogni episodio (di un’ora ciascuno) si basa su circa 7/8 salti temporali tra passato e presente, ma ogni volta presenta proporzioni temporali differenti – si va da due settimane prima a sei mesi dopo, da 3 anni prima a 2 giorni dopo. Molto realistiche, invece, le riprese e la colonna sonora – canzoni di Charles Aznavour, Serge Gainsbourg, Brigitte Fontaine, The Rolling Stones, ecc – che ricreano l’atmosfera degli anni Settanta.

Nel complesso, The Serpent è interessante per chi vuole scoprire la personalità poco conosciuta di Sobhraj, decisamente meno appassionante se si è alla ricerca di una serie thriller.

di Alice Dozzo