Si festeggiano i 160 anni dell’Unità d’Italia. Per un cinefilo, oltre a festeggiarlo come cittadino, è uno stimolo per ripercorrere la filmografia più significativa relativa all’Evento, ricordando soprattutto i film su Garibaldi ed i garibaldini. Già nel 1905 nel film La presa di Roma di Filoteo Alberini, nell’ultimo quadro intitolato Apoteosi, si fa cenno al fatto che il sogno di Cavour, Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Mazzini si era avverato perché i bersaglieri guidati dal maggiore Pagliari, dopo l’assalto a Roma alla breccia di Porta Pia avevano indotto Pio IX ad ordinare al generale Kanzler di fare issare la bandiera bianca sulla cupola di S. Pietro. Giuseppe Garibaldi inizia poi ad essere protagonista sullo schermo nel racconto della sua biografia o delle gesta dei garibaldini in film brevi come Garibaldi (1907) di Mario Caserini, Il piccolo garibaldino della Cines, Garibaldi a Marsala (1912) e I mille (1912), entrambi di Alberto Degli Abbati, sui quali non si hanno molte notizie. Se ne hanno invece sul film Anita Garibaldi (1910) anch’esso di Mario Caserini, prodotto dalla Cines e diviso in 12 quadri, che inizia dalla lotte per la libertà che Garibaldi conduce in America dove conosce Anita Ribeira (Maria Gasperini) e la sposa. Un film che si conclude nelle paludi di Comacchio (anche se non sembra girato in quei luoghi) con la morte di lei durante la fuga di Garibaldi verso Venezia. L’eroina sarà poi al centro del film di Aldo De Benedetti Anita o Il romanzo dell’eroe dei due mondi (1926) che racconta alcuni episodi della vita di Garibaldi tra il 1837 e il 1849. La seconda parte si conclude a Comacchio con la morte di Anita, ma anche questa volta non è certo che la troupe abbia girato in quel territorio. Anita era la famosa Rina De Liguoro e nel ruolo di Garibaldi figurava Guido Preziosi. E’ un film del 1926, anno in cui Silvio Laurenti Rosa gira Garibaldi e i suoi tempi che venne realizzato a tempo di record  per battere in uscita il film su Anita di Aldo De Benedetti che rievoca l’epoca garibaldina nei suoi momenti più vivi di luce e gloria con gli uomini più rappresentativi del Risorgimento italiano dove la figura dell’eroe dei due mondi  rifulge in tutta la sua possanza leonina, in tutto il suo titanico e generoso aspetto. Un  film in cui la censura agì pesantemente eliminando alcune scene ed alcune didascalie risultando così molto confuso. Lo stesso regista lo riprese nel 1937 e rimaneggiato completamente per cui l’opera, secondo Guido Cincotti e Giovanni Calendoli, offre un Garibaldi uno e trino, cioè con attori diversi in cui in uno appare inequivocabilmente strabico.

Importante nella filmografia che riguarda le imprese garibaldine è il film del 1934 diretto da Alessandro Blasetti 1860 realizzato dalla Cines in occasione del cinquantenario della morte di Garibaldi che ha tra gli sceneggiatori anche Emilio Cecchi. Un film, che vuole essere prima di tutto un elogio del Risorgimento, che racconta la storia d’amore tra Gesuzza e Carmeliddu un contadino che durante la repressione borbonica lascia la Sicilia in barca per portare a Garibaldi  notizie certe sulle forze in campo.  Così come lo è Viva l’Italia (1961), film didattico di Roberto Rossellini che narra la conquista del regno delle due Sicilie a opera dei leggendari Mille di Garibaldi e si conclude dopo l’incontro tra il generale e il re Vittorio Emanuele II con la partenza del condottiero vittorioso per il volontario esilio di Caprera: nel ruolo di Garibaldi il grande attore teatrale Renzo Ricci mentre a Paolo Stoppa venne affidato quello di Nino Bixio. Le imprese dei garibaldini in Sicilia appaiono anche in quei stupendi affreschi del Risorgimento che sono Senso (1954) di Luchino Visconti (alla cui sceneggiatura collaborò anche Giorgio Bassani) e Il Gattopardo (1963) anch’esso di Luchino Visconti, mentre la figura di Garibaldi è ritratta nello sceneggiato televisivo Il Generale dove in quel ruolo  si cala ottimamente Franco Nero. Sulla vita di Garibaldi e dei garibaldini anche Camicie rosse (1952) di Goffredo Alessandrini, concluso da Franco Rosi dopo i dissensi tra il regista e la produzione, dove si assiste ad una grandissima interpretazione di Anna Magnani nel ruolo di Anita nelle vicende che portano Garibaldi ed il suo esercito in fuga  verso Venezia, ma è costretto prima a fermarsi a Porto Garibaldi poiché lei era morente e conclude la sua vita terrena in un capanno  delle valli di Comacchio.

di Paolo Micalizzi