L’amore covato da una coppia di amiche per lo stesso uomo, il gioco di seduzione escogitato da una studentessa per ingannare il suo ex professore, l’incontro casuale tra due vecchie compagne di liceo.

Sono queste le sinossi dei tre episodi (rispettivamente Magic, Door Wide Open, Once Again) che compongono l’ultimo film del regista e sceneggiatore giapponese Ryūsuke Hamaguchi. A plasmare il punto di raccordo tra le varie storie entrano in campo due elementi essenziali, già anticipati dal titolo: la fortuna e la fantasia. Ogni personaggio sembra essere guidato nelle scelte di vita da un fato imprescindibile, che impedisce di riflettere in maniera razionale e che porta ad agire mossi da un eccesso d’impulsività. L’esito di ciascuna vicenda non fa che rafforzare l’idea di un destino ineluttabile capace di ostacolare la volontà individuale.

Un ulteriore elemento di congiunzione tra i vari racconti riguarda la centralità della figura femminile, del tutto divergente rispetto alle convenzioni sociali dominanti nella morale nipponica. Nel primo episodio una modella tradisce il fidanzato e mente alla migliore amica, nel secondo un’alunna tenta con uno stratagemma di conquistare il proprio insegnante, nel terzo una donna rivela sentimenti a lungo sopiti alla propria fiamma liceale. Vengono dunque portate alla luce tre protagoniste dalle personalità sfaccettate e insieme inafferrabili, contraddittorie nel loro modo di gestire le emozioni e di contenere la libido, ma pienamente umane. Con il suo ultimo film Hamaguchi concepisce un’umanità ricca e intrigante, mantenendo tuttavia uno stile minimalista, coerente con i suoi precedenti lavori (si pensi, in questo senso, a Happy Hour e ad Asako I & II): la condivisione di sentimenti estremi, di occasioni mancate, del senso d’irrimediabilità dello scorrere del tempo, fa da ponte tra i personaggi di ciascun cortometraggio di finzione, ma singolarmente viene affrontata con interessanti variazioni sul tema.

Nonostante tali premesse, vista interamente l’ultima opera di Hamaguchi risulta insipida, incapace di pervenire ad un elemento di coesione convincente e stimolante. Non appare chiaro il messaggio finale del film, che risulta piuttosto un insieme di movimenti, la somma di molteplici brani musicali dal linguaggio simile, ma eseguiti con strumenti differenti. Nel corto d’apertura i colori presentano tinte fosche e misteriose, in quello seguente viene utilizzata quasi unicamente la luce naturale, così come nell’ultimo. In più, la recitazione concitata degli attori e la lunghezza estenuante dei dialoghi da questi interpretati non contribuiscono certo a conferire scorrevolezza alla narrazione.

di Camilla Fragasso