Nelle commedie romantiche c’è di solito un momento che viene definito meet-cute. Si tratta del primo incontro tra i due protagonisti, quello che fin da subito annuncia il futuro innamoramento. Può avvenire in milioni di circostanze, tutte accomunate dalla casualità, dall’imbarazzo e spesso anche da un’iniziale antipatia. Alcuni degli esempi più sfruttati del genere sono lo scontro nei corridoi con conseguente spargimento per terra di fogli e libri, due sedili accanto su un mezzo di un trasporto, valigie o telefoni scambiati e fraintendimenti di vario tipo.

Quando Cariño (Natalie Morales) e Adam (Mark Duplass) appaiono per la prima volta in Language Lessons, lo spettatore si aspetta d’istinto che finiscano insieme. Non si tratta di un pensiero ingiustificato visto che la regista e co-sceneggiatrice Natalie Morales ha proprio come immaginario di riferimento la commedia romantica. Tuttavia, la storia al suo centro non è d’amore nel senso più stretto del termine, ma rimane sul piano platonico, rappresentando un incontro tra due persone che hanno semplicemente bisogno della presenza dell’altra in un momento complesso delle loro vite.

La circostanza che li spinge a incontrarsi è un pacchetto da 100 lezioni di spagnolo con Cariño, che Adam si è visto recapitare via mail come curioso regalo da parte del marito Will (Desean Kevin Terry). Si tratta di lezioni via Zoom, anche a causa della distanza geografica che lega i due: lei abita in Costa Rica, mentre lui in una grande e lussuosa casa ad Oakland. Adam all’inizio si mostra titubante, facendo appello alla sua natura abitudinaria che di certo non può piegarsi a una novità simile e così persistente nel tempo. Cariño però si dichiara felice di entrare a far parte di questa routine e così le chiamate Zoom si spostano in tutti i luoghi della casa, mentre loro dialogano in spagnolo delle loro vite e di qualsiasi altra cosa passi per le loro menti. La prima lezione si conclude positivamente con il proposito di ritrovarsi la settimana successiva alla stessa ora. All’orario dell’appuntamento però Adam non è raggiungibile e quando, dopo l’insistenza di Cariño, si fa sentire, rivela all’insegnante che quella notte è morto Will e lei è la prima persona a scoprirlo.

Guardando Language Lessons non si può non pensare che sia una produzione inevitabilmente conseguente alle restrizioni dettate dalla pandemia: è estremamente essenziale con due location, due attori e due device per registrare. Assomiglia a quella che è la nostra quotidianità da un anno a questa parte, dove ci troviamo spinti a cercare il contatto umano anche attraverso un flusso di pixel. Per questo motivo Language Lessons potrebbe apparire come qualcosa che potrebbe stancare proprio per sua vicinanza alla nostra esperienza di vita. La sceneggiatura di Mark Duplass e Natalie Morales (aiutata sullo schermo dalla loro chimica) però sa che in quello schermo si nasconde anche una fonte di speranza, una mano tesa ad aiutarci anche se non possiamo toccarla fisicamente. Si allontana così dalla negatività di fondo di altre produzioni figlie del COVID-19, come ad esempio Locked Down e Malcolm & Marie, per dire, come spiega la stessa Cariño in una sequenza del film, che se non abbiamo la fiducia, non abbiamo niente.

di Giada Sartori