La prima selezione di corti in competizione alla Berlinale suscita più di una perplessità, come se il settore del cortometraggio avesse particolarmente risentito delle limitazioni legate alla pandemia. Dei primi dieci film in concorso, solo alcuni si fanno ricordare. Dei due corti tedeschi, Blastogenesis X (Conrad Veit e Charlotte Maria Kätzl, 2020) riprende, in un formato e in un bianco e nero che allude agli anni Cinquanta, l’idea folgorante de L’invasione degli ultracorpi, film di culto della fantascienza postbellica, quello in cui gli esseri umani vengono clonati attraverso baccelli giganti. Al di là della rivisitazione e dello straniamento geniale creato dai costumi, fatti all’uncinetto o nel finto pelo dei pupazzi più dozzinali, non c’è molto di più.

Più interessante il film di Ulu Braun, Glittering Barbieblood, che racconta la vita quotidiana di una giovane donna che vive per strada con i suoi due figli. La maggiore, una bambina già molto sveglia, è la spalla della madre che ruba orologi e borsette a signore distratte. La loro giornata è vista attraverso i mille particolari dei luoghi e del loro armamentario, tutti attinenti alla più totale marginalità che diventa però protagonista attraverso l’occhio di Braun. Una narrazione che nasce dalla giustapposizione di oggetti, muri, visioni sghembe di lontano benessere, dove nulla appartiene a questa sgangherata famiglia che però si serve un po’ di tutto, dove e come può.

Il corto portoghese A Present Light (Diogo Costa Amarante, 2021) fa bene al cuore. Un ragazzo che si schianta con lo scooter nella notte viene salvato da una prostituta che è una citazione felliniana vivente. Lo cura, lo sostiene e lo porta in ospedale. A tempo perso fa la Drag Queen in un club che si presume gay, dove si esibisce cantando due mottetti di Vivaldi in latino in una scena in cui si mischiano allegramente stupore, commozione, divertimento e totale confusione di generi, il che è sempre una bella cosa. Di colpo la protagonista, fin qui molto donna, ci sembra (e forse è) un uomo che canta, doppiata da una bellissima voce di soprano che appartiene nella realtà a un maschio, il controtenore francese Philippe Jaroussky.

Un film messicano propone un nonsense gentile girato con colori forti e sfavillanti, che fanno molto piacere dopo il bianco e nero e i colori scarichi che piacciono molto in questo periodo. Si tratta di Al motociclista no le cabe la felicidad en el traje (Gabriel Herrera, 2021), 10 minuti di divertimento intelligente ed elegante, con questo centauro che gira in moto intorno ad una tenda rossa nei pressi di una jungla più vagheggiata che presente. Johann Sebastian Bach commenta con una Partita per flauto solo, particolare quest’ultimo irrilevante se non fosse che lo stesso Bach, sempre con una Partita per flauto solo, compare nell’ultimo bel corto in selezione, il cinese Day is Done (Zhang Dalei, 2021). Una normale famiglia cinese passa una domenica con il nonno, che abita lontano. Tutto qui, ma raccontato con una grazia tale da renderlo indimenticabile.

di Daniela Goldoni