Taming the garden, presentato oggi al Festival di Berlino nella categoria Forum, è un documentario di Salomé Jashi, regista georgiana.

Il film affronta una vicenda molto particolare, avvenuta recentemente in Georgia: un miliardario locale decide di portare nel suo giardino privato degli alberi secolari, recuperandoli dall’entroterra del paese. Manda i suoi uomini a stringere accordi con i locali, promettendo strade nuove e denaro, in cambio di un albero in particolare. Qualcuno dice: “Non importa quanto sia cattivo, l’importante è che lo stia facendo”. Molti uomini si fanno domande su di lui, raccontano di averlo visto arrivare in macchina con un cagnolino ammaestrato e che, forse, gli alberi centenari gli permetteranno di vivere per sempre. La sua cattiveria e l’azione violenta dello sradicare un albero così importante, è, però, rappresentato dalla regista in maniera particolarmente poetica, andando ad evidenziare piccoli dettagli del movimento meccanico ed artificiale delle macchine.

Tutto ciò si contrappone alla tristezza delle persone che si vedono portar via – prima via terra e poi, con un’immagine stupenda, via mare) una sorta di cimelio familiare: l’albero non è solamente parte del paesaggio, ma è un vero e proprio monumento delle loro esistenze, simbolo di vita e memoria. Quando l’albero viene caricato sul rimorchio, le famiglie sono lì a salutarlo: fra tutti colpisce la signora che, in lacrime, si fa continui segni della croce.

Una scena da Taming the Garden, di Salomé Jashi

Particolare la scelta della musica che, oltre all’utilizzo di suoni in presa diretta, è costituita da Waage (Bilancia) dal Tierkreis (Zodiaco) di Stockhausen – una composizione che crea un ambiente sonoro ipnotico, non a caso apre il film e ci fa pensare di trovarci in un sogno – ; Fumeux Fume di Solage, compositore francese del XIV, in cui i cantanti sembrano essersi smarriti (come forse gli alberi in questo nuovo giardino); Strange songs for voice and bird whistles scritto e realizzato da Ute Wassermann e Le Chant des Oyseaux di Janequin – entrambi ricreano attraverso le onomatopee il suono degli uccelli del bosco e, quindi, richiamano il mondo della natura.

Taming the Garden, nella sua drammatica bellezza, si chiude con l’arrivo dell’albero nel giardino del miliardario e una piccola visita di questo magico e misterioso luogo, in cui moltissimi alberi mostrano il segno – attraverso delle macchie sul tronco – del loro spostamento e della loro sofferenza.

di Alice Dozzo