Étretat è una di quelle cittadine che forse persino i cartografi più attenti si scorderebbero di inserire sulla mappa. Ha a malapena duemila abitanti, ma il numero potrebbe aumentare vertiginosamente se si aggiungessero i numerosi turisti che la visitano d’estate, solo per sfruttare le sue bellissime spiagge ciottolate. Nelle restanti tre stagioni, quel piccolo borgo incastonato tra scogliere di gesso bianco della Normandia non ha molto ad offrire al mondo esterno, se non il suo sudore, le sue braccia e il suo lavoro, ma tutto questo scompare in secondo piano, dietro l’aspetto da cartolina.

Una delle prime scene di Drift Away, nuovo film di Xavier Beauvois (già vincitore di premi a Cannes per i suoi N’oublie pas que tu vas mourir e Des hommes et des dieux) mostra una coppia felice, appena sposata, giunta nella cittadina probabilmente solo per avere delle belle foto da mostrare con orgoglio a parenti e amici. Tra i clic della macchina fotografica si sente un tonfo sordo provenire da dietro le loro spalle e quando si girano ne capiscono la causa: un uomo si è gettato da una di quelle scogliere. Quell’atmosfera sognante si spezza, i pochi passanti si avvicinano alla scena a metà tra lo sgomento e la curiosità, ma la polizia si fa presto spazio sulla spiaggia per risolvere la situazione con fredda metodicità. Ormai sono abituati all’irrequietezza di Étretat, alle continue chiamate o segnalazioni che giungono in centrale.

La cinepresa di Beauvois si concentra soprattutto su uno di questi poliziotti, Laurent (Jérémie Renier). È un uomo come tanti, prossimo al matrimonio con la compagna Marie (interpretata da Marie-Julie Maille, compagna del regista nella vita e sul lavoro, occupandosi in questo caso di montaggio e partecipando alla sceneggiatura), con cui ha anche una figlia, la piccola Poulette (Madeline Beauvois). Appena entra dalla porta di casa, lascia la puzza dei cadaveri fuori, evitando di risultare un peso per la sua famiglia. Nonostante non sia solo sul posto di lavoro supporto da un team capace e risoluto composto da Quentin (Victor Belmondo), Carole (Iris Bry) e Pierre (Olivier Pequery), sente pesare sulle sue spalle la responsabilità di gestire tutti i traumi, le tensioni e i crimini che pervadono quella cittadina.

In film come questi capita che ci sia presto un evento che pone il protagonista davanti a un dubbio morale, per farlo riflettere (nel caso specifico di similari narrazioni di un filone che potremmo definire cop movie) sulle implicazioni del proprio mestiere. Beauvois invece opta per una strada differente, proponendo piuttosto per quasi un’ora e mezza sulle due ore complessive di durata una struttura episodica che la sua cinepresa segue con un’attenzione realista e quasi documentaria. Se il climax vero e proprio è ritardato, questo non significa che la narrazione ne esca indebolita. La sceneggiatura dello stesso regista in collaborazione con Marie-Julie Maille e Frédérique Moreau ha sempre in mente la strada che vuole percorrere e il turbamento interiore, sospeso tra sensi di colpa e di dovere, che vuole rappresentare. Drift Away, ispirato seppure in senso largo a La ballata del vecchio marinaio di Coleridge (richiamata attraverso Albatross, il nome del film in lingua originale nonché il nome dell’imbarcazione ereditata dal protagonista), tuttavia rischia di andare alla deriva con un finale che nonostante appaia inizialmente soddisfacente, sembra toccare solo la superficie delle conseguenze implicate nel terzo atto.

di Giada Sartori