L’anno scorso è stato il centenario di Federico Fellini, il 2021 lo è per Giulietta Masina. Era nata, infatti, a San Giorgio di Piano (Bologna) il 22 febbraio del 1921, mentre Fellini era nato a Rimini  il 20 gennaio 1920. La loro conoscenza risale all’autunno del 1942 quando l’autore dei testi radiofonici di Cico e Pallina (cioè Federico Fellini) e la doppiatrice del personaggio di Pallina (Giulietta Masina) s’incontrarono convolando poi a nozze il 30 ottobre del 1943. Un matrimonio che è durato cinquant’anni, malgrado le infedeltà del marito venute fuori dopo la loro morte che però, come ha sempre dichiarato, non aveva mai smesso di amarla. Giulietta Masina è stata la Musa di Federico Fellini  che con lui ha girato sette film. Dopo un breve ruolo nel film Luci del varietà (1950) diretto da Lattuada e Fellini ne ha uno di rilievo nel film Lo sceicco bianco (1952), il film sul mondo dei fumetti,  dove riveste il ruolo di una prostituta; un ruolo diventato poi da protagonista in Le notti di Cabiria (1957) dove la candida prostituta Cabiria viene presa in giro da un sedicente impiegato (François Périér) che le promette di sposarla ed invece vuole soltanto derubarla. Ed arriva persino a volerla uccidere. Un film con cui arriva la definitiva consacrazione di attrice. Un riconoscimento giustamente arrivato dopo le grandi interpretazioni in La strada (1954) e Il bidone (1955). Nel primo interpreta il personaggio di Gelsomina, una ragazza dolce e ingenua che viene venduta dalla madre al girovago Zampanò (Anthony Quinn) che si esibisce nelle piazze e durante le fiere mettendo a frutto la sua natura di uomo violento in numeri di forza o come mangiatore di fuoco. A lui Gelsomina farà da assistente e da serva, ma anche da amante. Un ruolo che intenerisce e commuove di cui s’innamora anche il Matto (Richard Basehart) che è quello che le rivela che anche il suo ruolo ha un significato. Ricordiamolo, perché è anche un capolavoro poetico. Dice il Matto:

Io sono ignorante, ma ho letto qualche libro. Tu non ci crederai, ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso lì, per esempio.“Quale?” chiede Gelsomina. E il dialogo continua. “Questo…Uno qualunque…Bè, anche questo serve a qualcosa: anche questo sassetto”. “ E a cosa serve?”. “Serve…Ma che ne so io. Se lo sapessi, sai chi sarei?”. “Chi?”. “Il Padreterno, che sa tutto: quando nasci, quando muori. E chi può saperlo? No, non so a cosa serve questo sasso io, ma a qualcosa deve servire. Perché se questo è inutile , allora è inutile tutto: anche le stelle. E anche tu, anche tu servi a qualcosa, con la tua testa di carciofo”.

Nel film Il bidone, invece è la moglie del tenero pittore fallito Picasso (Richard Basehart), uno dei tre bidonari (gli altri sono il cinico Franco Fabrizi e il veterano Broderick Crawford) che per campare girano per la campagna romana e si presentano vestiti da preti ai contadini chiedendo ingenti somme per dire messa a loro favore. Oppure truffano benzinai spacciando cappotti vecchi per nuovi e lasciandoli loro in pegno.  A scoprirli sarà proprio la Masina durante i festeggiamenti per un Capodanno. Il finale è drammatico, con la morte del bidonaro veterano dopo una terribile notte di agonia  sulla strada causata dagli stessi suoi compagni ai quali voleva nascondere il bottino  della  truffa ai danni di una paralitica che lo induce a cadere nei rimorsi poiché la ragazza ha la stessa età della figlia, in cui lui è vestito da Cardinale.           

Con Federico Fellini gira poi  Giulietta degli Spiriti (1965), un film fatto su misura per lei, in cui è una donna che si rende conto che il suo matrimonio sta andando a rotoli  e cerca conforto negli spiriti, ma inutilmente. Pur avendo prove concrete dei suoi tradimenti per averlo fatto sorvegliare, alla fine preferisce non rinfacciarglieli sperando in un futuro migliore. Ritornerà in un film di Fellini con Ginger e Fred (1986) dove è la ballerina Amelia, emula di Ginger Rogers, che faceva coppia con Pippo (Marcello Mastroianni) che imitava Fred Astaire. La coppia si ritrova dopo quarant’anni in un programma televisivo che  vuole proporre al pubblico le vecchie glorie  di un tempo. E rinascerà un vecchio amore che si concluderà malinconicamente. Un film in cui Fellini si prende una rivincita sulla volgarità del mondo  degli spot e degli sponsor televisivi.

All’attivo di Giulietta Masina altre importanti interpretazioni. Con Roberto Rossellini (Europa ‘51, 1952) è Il passerotto una vedova con  figli che viene aiutata dalla protagonista Irene (Ingrid Bergman) moglie di un diplomatico straniero che colta da una profonda crisi  morale decide di dedicarsi ai problemi sociali. Cosi la sostituisce in fabbrica quando lei è impegnata, scoprendo anche il  mondo difficile del lavoro. Nel film di Eduardo De Filippo Fortunella (1958) è l’amante di un rigattiere trafficone (Alberto Sordi)  per il quale finisce in galera. Quando ne esce lo scopre con un’altra e lo lascia. La sua vita cambierà quando entra in una compagnia di guitti (capocomico è Eduardo De Filippo) che recitano sotto una grande tenda sulle rive del Tevere. E quando conosce un principe che riaccende in lei la speranza di essere sua figlia. Delusa di non esserla, rappresenterà sulla scena quella parte di principessa che si era illusa le aspettasse nella vita. É stato giustamente sottolineato che trattasi di un film felliniano senza essere diretto da Fellini. Un ruolo drammatico poi in Nella città l’inferno (1959) di Renato Castellani. É una servetta veneta finita alle Mantellate con l’accusa di furto, che lei aveva commesso per compiacere l’amante. E qui dovrà scontrarsi con la proterva Anna Magnani, malvivente incallita che dietro le sbarre la fa da padrona. Un film che racconta in maniera realistica la vita in un carcere femminile, in cui figurano anche vere carcerate.   

Conclude la carriera con Un giorno forse ( 1991) di J.L. Bertuccelli. Si cala nel ruolo di Bertille, una donna che raduna attorno a sé  tutti i suoi parenti ospitandoli  per l’ultima volta nella casa di campagna, ormai venduta. Un’occasione che rivela anche alcuni drammi familiari, fra cui il suo. Si scopre che lei aveva organizzato quella riunione con la speranza che ritornasse il figlio prediletto  che si era dato alla delinquenza. Un’occasione per una toccante interpretazione.

Oltre una trentina  i film da lei interpretati , tra i quali non si può non citare il film televisivo Camilla (1976) di Sandro Bolchi e Frau Holle (La signora della neve) diretto nel 1986 dal regista cecoslovacco Juraj Jakubisko. Nello sceneggiato di Bolchi riveste il ruolo di una madre – coraggio che nell’immediato dopoguerra è impegnata in un difficile rapporto con i figli. Una magistrale interpretazione nel ruolo di questa donna della piccola borghesia milanese che affronta nella quotidianità i riflessi  del dramma della ricostruzione.  Nel film di Jakubisko, il  penultimo della sua carriera, è una magica signora che salva da una valanga un giovane ed il suo circo ambulante. Una favola cinematografica tratta dai fratelli Grimm.      

La bibliografia cinematografica intanto si sta arricchendo di nuovi libri su questa grande protagonista  del cinema. E’ in questi giorni nelle librerie una biografia di Gianfranco Angelucci, ma nell’anno della Masina altri sono  in arrivo. Avremo modo di riparlarne.     

di Paolo Micalizzi