3 maggio 2019: Pivio torna a calcare le scene, dopo 35 anni che non si esibiva dal vivo. Lo fa nel tempio sacro del Claque di Genova, circondandosi di amici storici (Marco Odino, autore di moltissimi testi dei suoi brani, e Aldo De Scalzi, che lo accompagnano entrambi alla chitarra elettrica) e moltissimi dei musicisti che lo hanno accompagnato negli ultimi anni, nella fase della sua carriera che lo ha visto impegnato nella realizzazione di oltre 150 colonne sonore. Si pensi, tra tutte, alla sua collaborazione con i Manetti Bros, per i quali musica film quali Song ‘e Napule, Ammore e Malavita, Piano 17 e L’arrivo di Wang, aspettando di ascoltare cosa abbia prodotto per il loro Diabolik. Ma anche l’inconfondibile presenza del suo gusto musicale nel Bagno turco di Ferzan Ozpetek o a quanto la sperimentazione musicale abbia contribuito ad arricchire un film come il Razza Bastarda di Alessandro Gassmann.

Ad assistere a quel concerto era presente anche Matteo Malatesta, regista del film Nothin’ At All, una delle ricche anteprime presentata dal Seeyousound nel corso di questa settiman edizione online, visibile sulla piattaforma proprietaria Playsys.tv. Parlando di questa esperienza, Malatesta ha spiegato:

Nothin’ At All nasce inizialmente come documentazione filmica del ritorno di Pivio all’attività concertistica e si evolve in racconto visivo e biografico nell’arco di un anno di digressioni e confronti personali tra me e Pivio. La biografia risulta essere un filo conduttore che racconta esplicitamente la visione artistica e la carriera di Pivio e implicitamente il mio percorso creativo ed emotivamente personale degli ultimi miei 2 anni di vita. Per entrambi un “punto” di arrivo e di riavvio artistico e creativo.

Ed è così che, sulle tinte costanti del rosso, del blu e del verde che riempiono lo schermo nello stesso modo in cui veniva illuminato il palco, ci ritroviamo in un turbinio di emozioni, portati a vivere in una sorta di comunanza sensoriale con il pubblico che ha assistito dal vivo al concerto. Desiderando (forse anche facendolo) di poter applaudire alla fine di ogni pezzo. Perché tutto in Nothin’ At All è musica. In una carrellata di quelli che sono stati i pezzi di maggior successo di tutta la carriera quarantennale di Pivio: dai brani lanciati con gli Scortilla (fondati insieme a Marco Odino, suo amico e sodale artistico sin dai tempi del liceo) alle produzioni che l’artista ha realizzato, in una fase di solitudine musicale, in home studio. E uno degli aspetti più interessanti del film sta nel fatto che Matteo Malatesta non vuole interrompere il flusso artistico della band sul palco, lasciando che lo spettatore goda per intero di ogni singola esibizione, interrotte solo dalla voce di Pivio e dalla sua presentazione del percorso creativo che ha generato i brani eseguiti. Abbandonandosi, con sincerità e anche qualche vena polemica, alle considerazioni esistenziali che lo hanno formato e alle sue denunce di un sistema politico e sociale spesso disinteressato all’altro e corrotto.

In tal senso, ciò che Pivio dice a presentazione del brano Don’t say my name, dedicata alla contadda di tutte le forme di guerra di religione risulta particolamente rappresentativo:

Ho sempre disprezzato l’idea di un Dio violento che, invece di essere compassionevole, viene ricondotto al simbolo dietro cui giustificare le peggiori atrocità di cui possiamo essere capaci. Ma mi viene un dubbio: se fosse vero che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza, come sin da piccoli hanno provato a insegnarci, questo significherebbe che noi non facciamo altro che riproporre in modello che ci è stato imposto per volontà divina. Da buon laico io non ci credo affatto, ma, nel dubbio, non volendo essere coinvolto in simili storie, sarei allora io a dire “Non pronunciare il mio nome”

Nothin’ At All è uno omaggio in musica non solo alla figura di Pivio e al suo ruolo nella storia della musica new-wave (non solo) italiana. Ma anche e soprattutto un tributo all’arte di volersi mettere a nudo con la musica. La capacità di un musicista di saper portare se stesso sul palco, offrendosi al pubblico. Che diventa comunità nell’ascolto e nella condivisione del live. Il grande merito di Matteo Malatesta è quello di essere riuscito con il suo film e nonostante la sola visione online a far sentire il pubblico dietro allo schermo come se fosse a Genova in quel 3 maggio 2019. Ascoltando Pivio. Che, per fortuna, è lungi dal Morire domani.

di Joana Fresu de Azevedo