La sezione Into the Groove di Seeyousound si arricchisce ancora con la presentazione di Cunningham, un film di Alla Kovgan, che racconta l’appassionante storia di uno dei coreografi più visionari e influenti della storia della danza: Merce Cunningham.

Il documentario, attraverso immagini d’archivio variamente montate e rappresentazioni attuali delle più famose coreografie di Cunningham, ricostruisce in maniera poetica ed emozionante il percorso artistico del ballerino, a partire dai primi anni in cui lotta per affermarsi nella New York del dopoguerra, fino alla fama mondiale.

Merce Cunningham

Durante il film, Merce Cunningham è presentato come un artista rivoluzionario: concepiva la sua nuova danza come un’esperienza visiva fine a se stessa, non gli interessava la danza come mera emozione. Considerava i suoi ballerini come puri esseri umani, di conseguenza anche sul palco dovevano comportarsi come nella vita reale, il loro compito non era quello di rappresentare qualcosa. Il suo obiettivo era creare un corpo flessibile, malleabile e libero, in grado di compiere qualsiasi movimento, dall’immobilità assoluta al gesto più ampio. Il suo pensiero era, quindi, molto vicino al mondo delle nuove avanguardie artistiche americane coeve. La compagnia di Cunningham, infatti, si distingueva per la capacità di dar vita a collaborazioni durature con personalità del calibro di John Cage, Robert Rauschenberg, Morton Feldman, Andy Warhol e molti altri. In particolare, nacque una forte amicizia tra Cunningham e Cage e insieme realizzarono lavori molto importanti, caratterizzati dall’idea dell’aleatorietà (fondamentale nella produzione di Cage dagli anni Cinquanta in poi). I due, infatti, creavano danza e musica attraverso la tecnica degli I Ching, ma separatamente, e venivano poi unite in un secondo momento. Questi lavori, prima che la compagnia raggiungesse il successo internazionale, erano così particolari e fuori dal comune che non furono sempre ben visti: c’era chi li adorava – spesso artisti e intellettuali avanguardisti – ma anche chi li disprezzava, tanto da portare a teatro uova e pomodori.

Merce Cunningham e la sua compagnia

Oltre alla parte più creativa ed artistica, il documentario mette in luce il rapporto tra Cunningham e i suoi ballerini: se all’inizio erano liberi di esprimersi, considerati ognuno come una personalità differente che può portare elementi nuove all’interno della compagnia, a partire dagli anni Settanta Cunningham cominciò a concentrarsi sulla compagnia come gruppo e non come insieme di ballerini diversi. Di conseguenza molti cominciarono ad andarsene perché non si sentivano più parte del progetto originario. Iniziarono così ad entrare più frequentemente nuovi ballerini, alcuni dei quali portarono avanti la compagnia fino al 2012, tre anni dopo la morte del coreografo.

di Alice Dozzo