All’interno della categoria Into the Groove, presentato in anteprima assoluta a Seeyousound, il documentario di Francesco Ferraris ci porta alla scoperta del progetto “La Leggenda del Molleggiato“: una residenza artistica, organizzata nel novembre 2018 in occasione di Jazz:Re:Found, in cui 12 giovani musicisti contemporanei hanno rielaborato il repertorio più sconosciuto, “funk e black” di Adriano Celentano.

Una scena del documentario La leggenda del Molleggiato

L’obiettivo di questa settimana non è quello di dar vita a nuove cover, non è un semplice percorso di reinterpretazione, ma è quello di vivere appieno un’esperienza di creazione. Il progetto ha inizio a partire dalla suggestione di uno degli ultimi tweet di Prince, in cui Celentano veniva indicato, a metà tra la riscoperta e la provocazione, come uno dei precursori del funk. La maggior parte dei ragazzi selezionati non conosce questo repertorio e collaborando con tutor come i Nu Guinea, Tommaso Cappellato, Willie Peyote e Gianluca Petrella, scoprono che il cantante è sempre stato all’avanguardia e portatore di una rivoluzione sia dal punto di vista musicale che come personaggio.

I primi giorni di lavoro all’interno della residenza, si svolgono solo con strumenti acustici e ciò permette ai ragazzi di lavorare sul concetto di gruppo in maniera uniforme. L’idea iniziale da cui parte il lavoro dei musicisti è quella di far portare ad ogni ragazzo la propria esperienza all’interno del progetto, sostituendo alcuni elementi tipici della musica di Celentano degli anni Sessanta e Settanta, con nuovi strumenti (come i sintetizzatori) e con arrangiamenti più contemporanei. Attraverso la documentazione di Francesco Ferraris, si vedono i musicisti all’opera per creare un lavoro di mediazione tra reinterpretazione e visione nuova, collettiva e non banale. Ri-orchestrano, diversificano il suono per renderlo più contemporaneo, non è un semplice mix di sonorità, devono comunque mantenere lo stile dal quale tutta l’esperienza parte. La strada che scelgono di seguire è quella di restituire il significato del suono degli anni Sessanta e Settanta, ma attraverso un percorso contemporaneo, con uno stampo più elettronico.

Una scena del documentario La leggenda del Molleggiato

I ragazzi preparano, dunque, due concerti da zero, imparando a conoscere ed apprezzare una musica lontana dai loro orizzonti e dando il massimo per uscire dalla loro comfort zone. Durante questa settimana di lavoro imparano a stare in gruppo, a capire che bisogna avere l’umiltà di accettare i propri limiti e quelli degli altri e ad unirsi per creare nuove emozioni.

di Alice Dozzo