I programmatori del Seeyousound International Film Festival hanno selezionato per il concorso cortometraggi 10 film, inseriti nella sezione 7Inch. Come avviene per tutta la programmazione del festival torinese – giunto alla sua settima edizione, fruibile interamente online a causa della pandemia sulla piattaforma appositamente creata Playsys – i corti ruotano tutti attorno al tema principale della musica, che è arricchimento, accompagnamento o condanna, in un costante tentativo di armonizzazione delle esistenze dei protagonisti. Questo elemento lo ritroviamo, preponderante, nei 5 cortometraggi presentati per il primo blocco, disponibili fino al 27 febbraio. Li abbiamo visti per voi.

Eli, di Nate Milton (USA, 2019 – 11’11”)

Una storia vera, raccontata attraverso un’animazione volutamente dal tratto infantile, funzionale a parlare dell’esperienza diretta del regista nel campo delle grandi stranezze, del pensiero magico e del disturbo bipolare. Eli è un adolescente, musicista, che trova nello stare al pianoforte e suonare riparo dalle grandi stranezze generate dalla sua mente. Lo conosciamo mentre è a colloquio con il suo analista, all’interno di un ospedale psichiatrico in cui è stato rinchiuso a seguito di un episodio psicotico avvenuto in un’area governativa in cui si era intrufolato. Nonostante la terapia imposta a base di psicofarmaci, Eli continua ad essere convinto che, la notte in cui è stato prima arrestato e poi rinchiuso, un procione gigante gli abbia impiantato la scheggia di un meteorite che da quel momento gli fa ascoltare un fischio costante a 528Hz in testa, accrescendo i suoi deliri. La sola soluzione per farlo tacere è suonare, cercare, sedendosi al suo piano, di armonizzare il fischio con la sua musica. Perché solo la musica riesce a farlo sentire al sicuro.

Lip Service, di Emily Treiman (USA, 2020 – 11’41”)

La regista di Lip Service (titolo che già si presta a mostrarci una certa ambiguità di fondo che ritroviamo in tutto il cortometraggio), Emily Treiman, offre volto e voce a Charlotte, giovane attrice precaria, che non riesce a trovare un ingaggio per una parte o anche semplicemente ad accedere ad un provino e, sotto pseudonimo, accetta un lavoro molto particolare. Ogni giorno, si rinchiude nella sua cabina armadio insonorizzata e perfettamente attrezzata; prova la voce, cerca i respiri e le tonalità adatte a renderla più seducente. Charlotte è una lettrice di audiolibri erotici. Il suo lavoro viene spesso interrotto da rumori in sottofondo e dalle continue incursioni in casa del compagno, infastidito dall’attenzione che lei riserva al suo lavoro, togliendola alla coppia. Tra le pressioni del fidanzato e il non riuscirsi a relazionare con l’evidente vergogna che prova la madre verso la sua professione, Charlotte si ritroverà ad immedesimarsi con la protagonista dell’audiolibro su cui sta lavorando, rendendosi conto che probabilmente quella precarietà, quel suo starsene rinchiusa dentro l’armadio la proteggano dall’infelicità di non saper gestire la propria vita.

Sousafone, di Flo Linus Baumann (USA, Svizzera, 2019 – 13’34”)

Da qualche tempo, Josef è in pensione. La sua giornata riesce ad assumere senso solo quando fa le prove con la sua banda. Da settimane si prepara per il grande evento dell’esibizione che lui e i suoi colleghi musicisti faranno all’aeroporto della loro città. Ma qualcosa non va: il suo susafono ha smesso di suonare, non funziona più come un tempo. Cerca di nascondere la cosa a tutti, mascherando l’assenza di suono e se stesso tra gli altri. In realtà, Josef sta mentendo a se stesso. Nonostante abbia interamente smontato, pulito e rimontato il suo strumento, capisce che è lui il problema. Non ha più fiato. Come potrà vivere senza musica? Come potrà adattarsi a vivere da semplice pensionato? Come e cosa potrà ora arricchire le sue giornate. La risposta è più vicino di quanto lui stesso non pensi. E arriverà senza nessun suono di accompagnamento.

Don’t change the topic, di Hubert Patynowski (Polonia, 2019 – 32’05”)

Un gruppo, apparentemente affiatato e unito da un giovanile (e molto labile) senso di fratellanza, si presenta come composto da bravi ragazzi contro il declino morale. Tutto ciò, in realtà, è funzionale a spargere il terrore sugli altri abitanti del loro quartiere, che vengono assaliti anche in pieno giorno. Le giornate scorrono per questi ragazzi cadenzate unicamente da aggressioni, violenze di ogni tipo, uso e spaccio di droghe. Ma il tutto non è vissuto totalmente al di fuori delle regole, purché siano quelle da loro stessi imposte. Regola uno: non tradire gli amici. Regola due: non fartela sotto e rispondi sempre agli attacchi. Regola tre (la più importante): non fare la spia con gli sbirri. Se non le rispetti, sei fottuto e il quartiere non ti perdonerà. Filip è il più timido del gruppo. Da quando è morta la madre, lasciandolo ad un padre distratto ed alcolista, è ancora più taciturno. Ma il gruppo sogna di sfondare nel mondo della musica pubblicando video sui social e lui è il più bravo di tutti a rappare. Si troverà coinvolto in un arresto per spaccio e infrangerà tutte le regole del gruppo. La punizione sarà immediata e spietata. Ma lui sarà il più bravo ad autopunirsi.

Fin de saison, di Matthieu Vigneau (Francia, 2019 – 20’25”)

Che fine ha fatto Audrey? Attorno alla sua scomparsa ruota il musical demenziale, in salsa thriller, Fin de saison. Ci troviamo in un campeggio, alla fine della stagione estiva, animato dal proprietario tutto fare, da due fotografe un po’ impiccione, una figlia che cerca di fare amicizia senza mai riuscirci veramente, un gruppo rock un po’ sconfusionato che anima le serate del villaggio e una relazione ormai in crisi. Con frequenti interruzioni, anche di registro, date dalla volontà di lasciare che le principali parti narrative vengano espresse in musica, il ritrovamento della lingua della cantante porrà diversi quesiti sulla sua scomparsa. Lasciando emergere un contesto di segreti, silenzi e inconfessabili gelosie.

di Joana Fresu de Azevedo