1969: Debby Harry e Chris Stein si incontrano per caso in un autobus a New York. Da quel momento, non si separeranno più. E, insieme all’amico e batterista Clem Burke, fondano i Blondie, iconica band della musica internazionale a cavallo tra gli anni Settanta e anni Novanta. Che tutt’oggi continuano a girare il mondo con hits quali Heart of Glass, The Tide Is High o Rapture. 2019: dopo 40 anni di carriera, i Blondie riescono a realizzare uno dei loro più grandi sogni, cioè quello di poter suonare in un paese la cui cultura e musica a fortemente ispirato tutta la loro produzione. É così che il gruppo accetta l’invito del Ministero della Cultura cubano (nell’ambito di un progetto di scambio culturale tra Cuba e Stati Uniti) per una due giorni di concerti all’Avana, portando con loro sul palco del Teatro Mello grandi artisti cubani del calibro di Alain Perez, David Blanco e la formazione dei Sintesis, che arricchiranno ogni esibizione apportando quel tocco di musica cubana cui i Blondie dichiarano di essersi da sempre ispirati. Il cortometraggio Blondie: Vivir en La Habana, per la regia di Rob Roth, racconta, in modo emozionante e a tratti struggente, le fasi principali di questo tour, dalle fasi della sua realizzazione fino all’entusiasmo dei membri del gruppo e del pubblico accorso al Mello per ascoltarli. Il film viene presentato in Italia proprio in questi giorni, come evento speciale della sezione 7Inch del Seeyousound International Film Festival, e sarà visibile, da oggi fino al 27 febbraio, sulla nuova piattaforma Playsys.tv.

Diviso in 3 parti, definiti in base ad alcuni degli elementi terrestri, che hanno il compito di narrare un momento o un’emozione scaturita nei membri del gruppo nel vivere le diverse fasi di questo epocale concerto cubano. Si inizia con Acqua, l’elemento che, secondo Debby Harry, rigenera, per raccontare allo spettatore come il gruppo abbia atteso 40 anni prima di potersi esibire nella capitale cubana. A Clem Burke il compito di spiegare perché suonare al Mello fosse uno dei più grandi sogni dei Blondie: Siamo sempre stati invasi dalla musica a New York. Ha influenzato da sempre la nostra musica. Cuba è un luogo in cui arte e musica si fondono e vibrano. Come succede concedendosi un tuffo rilassante nell’Oceano, il tour all’Avana ha rigenerato i Blondie, che si mostrano grati non solo della possibilità di poter svolgere quel tour, ma anche di poterlo fare avendo grandi musicisti al loro fianco, ringraziati ad uno ad uno all’inizio di ogni giornata di esibizione, mostrando un sincero ringraziamento a quegli artisti che definisce unici, che danno energia. Si passa poi al Fuoco (Parte 2). Quello della passione per la musica, per il continuare a trovarsi su un palco per suonare i propri brani e farli ascoltare ad un pubblico partecipe ed in delirio all’idea di avere un gruppo così epocale davanti; ma anche l’ardore di una critica sociale, andando a dichiarare apertamente che il modo in cui Cuba è stata trattata dalla politica estera americana è scandaloso.

Il gruppo palesa tutta la propria gioia, invece, di poter essere all’Avana proprio in quel periodo storico, per omaggiare una città che, nonostante sia passata da una dittatura all’altra, non ha mai smesso di far risaltare la potenza emotiva del suo fascino decadente, così di ispirazione e così simile alla New York degli Anni Settanta in cui i Blondie hanno iniziato a suonare. Ma qualcosa fa mancare l’Aria (Parte 3) anche in quel momento così speciale, perché insieme a Burke e Harry sul palco dell’Avana non è potuto esserci Chris Stein. Fondatore del gruppo, compagno di vita della vocalist, che per primo aveva fatto di tutto per vedere quel loro sogno cubano realizzato. Ma il cui cuore indebolito non ha permesso di affrontare il viaggio e il tour. Che i Blondie dedicano proprio a lui, attribuendogli il merito di aver fatto loro comprendere l’unicità della musica cubana e di trarne ispirazione durante tutta la loro carriera.

Blondie: Vivir en La Habana vuole essere non solo un omaggio alla carriera quarantennale del gruppo statunitense, ma anche (o, forse, soprattutto) alla potenza della musica, alla sua capacità di abbattere differenze sociali e confini geografici. Perché, come ascoltiamo dalla sempre soave voce di Debby Harry, la musica viaggia nell’aria. E a Cuba la conoscono e sanno quanto sia fondamentale per saper gestire e rigenerare, con passione, le proprie esistenze. Estremamente interessante anche la scelta delle diverse tecniche utilizzate da Rob Roth per realizzare il suo cortometraggio: la pellicola 16mm, per raccontare le fasi del viaggio che hanno portato i Blondie a realizzare il loro concerto; la pellicola 8mm, per mostrarci la scoperta, oggi, di quella città così retrò e delle persone che la animano; il digitale, per mostrare allo spettatore il sogno realizzato del concerto. Tre diversi modi di raccontare la grande storia dell’amore dei Blondie per Cuba. Ricambiato.

Di Joana Fresu de Azevedo