Tre anni (e poco più di un mese) fa, tra i primi articoli del nostro webmagazine, vi avevamo parlato della nostra delusione nel veder trasformato il film Immaturi di Paolo Genovese in un prodotto seriale, che avevamo trovato al di sotto delle nostre aspettative, non riuscendo la serie a nostro giudizio a rinnovare il successo avuto dai due lungometraggi della saga. Influenzati anche da questo nostro precedente giudizio, avevamo accolto con forte scetticismo la notizia dell’avvio delle riprese di una nuova serie, prodotta da Lotus e Leone Group in collaborazione con Amazon Prime Video, tratta sempre da un film di Paolo Genovese, del 2014: Tutta Colpa Di Freud. A spaventarci non era solo la nostra precedente esperienza di trasposizione seriale, ma anche il fatto che, a differenza di quanto accaduto prima, qui si andava a trasformare uno dei film che abbiamo più amato. Perché quello con Marco Giallini, Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Alessandro Gassmann e Vinicio Marchioni (un cast che già da solo ci faceva presupporre una certa ansia da prestazione per chiunque si sarebbe apprestato a farsi carico dei loro personaggi) è, sempre a nostro giudizio, tra i migliori della cinematografia di Genovese, avendo anche contribuito a dare al regista quella consapevolezza nella direzione degli attori e nel ritmo delle proprie sceneggiature che lo hanno portato ai successivi grandi riscontri avuti con Perfetti Sconosciuti (ormai tra le sceneggiature più ambite per un remake internazionale) e The Place (in cui Paolo Genovese fa un percorso inverso, trasformando una nota serie Netflix in lungometraggio ed adattandolo al contesto italiano). Ma, dal 26 febbraio, con una stagione di 8 episodi da 45 minuti ciascuno, trasmessa su Amazon Prime Video, tutti gli spettatori potranno avere consapevolezza, come noi, di un primo fatto: sbagliavamo a diffidare.

Siccome siamo degli inguaribili scettici, prima della visione, ci facevano ancora storcere un po’ il naso la scelta di spostare le vicende da Roma a Milano e il puntare su di un cast che non reputavamo all’altezza di un prodotto seriale. Se, ad esempio, non avevamo dubbi sulla capacità di un (sempre più) bravo Max Tortora di reggere i tempi comici e narrativi imposti dalla serialità, anche dopo il grande successo del suo personaggio nella serie I Cesaroni, non sapevamo se simili prestazioni sarebbero potute essere raggiunte, ad esempio, da attori come Claudio Bisio, Claudia Pandolfi e Caterina Shulha. Attori dalla grande esperienza cinematografica, ma ancora poco avezzi al ritmo seriale. E a spaventarci era proprio la questione del ritmo narrativo in generale. Che era stato una delle grandi pecche che avevamo riscontrato in Immaturi – La serie e che temevamo di ritrovare anche in Tutta Colpa Di Freud – La serie. Certo, ci rassicurava che, tra il cast di sceneggiatori di puntata, ci fosse lo stesso Paolo Genovese e che alla regia avremo trovato Rolando Ravello, certi che non avrebbe ripetuto gli errori fatti nella precedente esperienza seriale. E che non ha deluso le nostre aspettative.

(Ph. Andrea Miconi)

L’attenzione di Ravello alla direzione del cast, alla regia attenta ad andare a cogliere ogni particolare visivo della scena per accrescerne la potenza narrativa, sottolinearne gli aspetti comici o delinearne quelli drammatici, porta lo spettatore a resta incollato ai 45 minuti del singolo episodio e a ritrovarsi a fare quello che deve succedere in una serie di così ampio respiro come Tutta Colpa Di Freud – La Serie: non interrompere mai lo scorrere degli episodi, farli andare avanti, uno dopo l’altro, senza riuscire a staccarsene. In questo senso, i cliff di puntata sono sempre studiati con maestria, in un crescere di episodio in episodio. Capaci di coinvolgere il pubblico anche (o soprattutto) grazie alla forza data ad ogni personaggio dagli attori del cast.

La storia che ricordavamo dietro al film viene (anche profondamente) stravolta dall’esigenza di cambiare la location dalla spavalda Roma alla più contenuta e borghese Milano. Una città che già di per sé è frenetica ed in cui la pressione dei ritmi familiari frenetici di Francesco (il protagonista, interpretato qui da Claudio Bisio) lo porteranno a dover fare i conti con una serie di attacchi di panico che lo costrigeranno, lui che è psicanalista di professione, a dover ricorrere ad un supporto psicologico, affidandosi alla Dottoressa Anna Cafini (evviva, evviva, Claudia Pandolfi è tornata tra noi e lo fa alla grande). L’elemento romano, però, resta e gli viene affidato il compito, attraverso il personaggio dell’amico driver Matteo (un Max Tortora in stato di grazia interpretativa, tra i più convincenti di tutto il cast della serie), di far comprendere a Francesco quanto il riuscire a vivere con leggerezza ed una buona dose di sano egoismo non possa che migliorare la sua vita. Abbiamo poi quello che risulta essere il vero fulcro del successo narrativo della serie, forse anche più di quanto non lo era stato nel lungometraggio cui si ispira. Perché il più ampio respiro narrativo di Tutta Colpa Di Freud – La Serie, permette di far risaltare maggiormente e dare nuova linfa ai personaggi delle figlie di Francesco: Marta (Marta Gastini), Sara (Caterina Shulha) e Emma (Demetra Bellina).

(Ph. Andrea Miconi)

Più che nel lungometraggio cui si ispira, in Tutta Colpa Di Freud – La serie risulta stringente e dirompente nella narrazione l’elemento femminile. Andando quasi a spostare il fulcro narrativo che era stato cardine del film (le reazioni del personaggio di Francesco), in favore di una maggiore attenzione a quello che è spesso l’imperscrutabile modo di reagire di una donna per un uomo e di come il cercare di comprenderlo, seppur possa generare ansia e arrivare alla crisi di panico, non possa che concidere con un arricchimmento delle proprie esistenze. In fondo, come dichiarato da Paolo Genovese nel corso della conferenza stampa di presentazione della serie (che potremo vedere, dal 26 febbraio, su Amazon Prime Video), l’idea di questa trasposizione seriale nasce anche, sin da subito, dalla volontà di andare ad approfondire proprio il vissuto delle tre figlie del protagonista. Questo è reso possibile anche grazie al fatto che si sceglie di investire nelle tre giovani e bravissime attrici che abbiamo già citato, che ci offrono per Marta, Sara ed Emma nuove sfaccettature, nuove dinamiche ed un maggiore analisi e conoscenza delle dinamiche che ne animano i caratteri e le azioni. E lo fanno mostrando di essersi perfettamente inserite in un cast e vita da set animato dalla gioia di condividere l’esperienza comune di lavorare per la serie. Aspetto che Caterina Shulha evidenzia andando a riconoscere al regista Rolando Ravello l’abilità di aver trasformato tutti in una grande famiglia al servizio della riuscita di Tutta Colpa Di Freud – La serie.

(Ph. Andrea Miconi)

E una famiglia, si sa, non si regge solo su chi ne è protagonista, ma anche su tutti i comprimari, gli amici che si incontrano sulla propria strada. In tal senso, sono da sottolineare le interpretazioni di Luca Bizzarri (marketing manager a cui si affiderà Emma nel suo tentativo di trasformare la sua passione per i social in una professione); o quella della già citata Claudia Pandolfi, cui si unisce un altro personaggio femminile molto forte come quello della head hunter Chiara Leonardi (un’altra delle piacevoli sorprese che abbiamo con questa serie, che riporta Stefania Rocca ad un ruolo brillante di cui riveste perfettamente i panni); ma anche i personaggi maschili che ruotano attorno alle tre figlie, come dimostrato dalla sempre costante credibilità delle interpretazioni di Luca Angeletti (Ettore, il preside della facoltà in cui svolge la sua ricerca di dottorato Marta, nonché suo amante), di Valerio Morigi (Filippo, futuro marito di quello che sarà il travagliato matrimonio di Sara), di Giuseppe Spata (paziente di Francesco con un complesso rapporto con la verità, che aiuterà Marta a riprendere fiducia nell’amore) o di Lana Vlady (che abbiamo già da tempo iniziato ad apprezzare anche come regista di cortometraggi e che nella serie ha il ruolo di Nicky, wedding planner che metterà in confusione l’apparentemente sempre posata Sara).

Guardando gli 8 episodi di Tutta Colpa Di Freud ci ritroveremo a desiderarne ancora. E ancora. Di sapere di più. Verremo sollecitati a porci nuove domande e ad attendere con ansia di avere le risposte che desideriamo di episodio in episodio. Verremo lasciati appesi? Tutto lo fa presupporre. Soprattutto il fatto che Paolo Genovese abbia voluto ribadire che ogni vicenda nella serie si presti ad avere una possibile e costante evoluzione. Non negando la disponibilità e volontà di mettersi quanto prima al lavoro su una seconda stagione. Intanto, l’appuntamento è con la prima, in piattaforma streaming su Amazon Prime Video dal 26 febbraio e in chiaro su Mediaset a partire da autunno 2021. Insomma, meglio non essere ansiosi e, magari, iniziare a fare un po’ di pratica thai chi se, come siamo certi, amerete la prima stagione e non vedrete l’ora che arrivi anche la seconda.

di Joana Fresu de Azevedo