António Ribeiro (in arte Variações) era destinato alla grandezza. Lo si vedeva fin dalla sua infanzia quando, costretto a lavorare in fabbrica nel piccolo villaggio di Caledas, iniziava però a sognare Lisbona e un futuro diverso, magari all’insegna della musica. Lasciò presto quella piccola realtà e viaggiò, passando da Londra ad Amsterdam, dove lavorò come parrucchiere, intrattenendo i numerosi clienti con la sua bella voce e offrendo ai più interessanti delle cassette con i suoi pezzi. Lui, che per la musica sarebbe andato in fondo al mondo, si trovò costretto a tornare a Lisbona in seguito a un lutto, ma questo non fu un ostacolo per le sue ambizioni. Iniziò a esibirsi nei locali, imponendosi sulla scena musicale portoghese con un sound capace di mescolare innovazione e tradizione. Nonostante la sua tragica e prematura scomparsa, arrivata pochi anni dopo le prime incisioni, Variações diventò un’icona unica nel suo genere.

Una personalità simile non poteva che essere oggetto di un film e così dopo dieci anni di gestazione, arriva – seguendo il nuovo successo del biopic musicale negli ultimi anni – Variações di João Prado che, dopo il passaggio in sala in Portogallo, viene presentato al SEEYOUSOUND nella sezione Long Play Feature. Ci troviamo in un territorio simile a quello toccato da Bryan Singer e Dexter Fletcher, rispettivamente con Bohemian Rhapsody e Rocketman, ma essendo Variações un fenomeno estremamente geolocalizzato, per gran parte del pubblico del festival questo potrebbe essere un primo incontro con la figura del cantante.

Per raccontare António Variações, João Maia sceglie una strada confusa, sospesa in eterno ping-pong tra diverse tappe della sua vita, seguendo ogni tanto la via più lineare e altre volte rigettandola completamente. Il focus scelto dalla sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con Karen Sztajnberg, è doppio. Da una parte c’è il processo creativo di Variações, illustrato attraverso numerose sessioni di scrittura, jam sessions e registrazioni in studio. Dall’altra parte invece troviamo la sfera privata del cantante, approfondendo non solo il suo rapporto con la famiglia, ma anche il suo amore per Fernando Ataíde (Filipe Duarte). L’impressione tuttavia, per una persona esterna al mondo di Variações, è che il film di João Maia tocchi solamente la superficie. I dischi che ha inciso nella sua breve carriera son menzionati solamente di sfuggita prima dei titoli di coda, senza avere un vero e proprio spazio nella narrazione.

Non è una scelta sbagliata quella di porre Variações-persona prima di Variações-cantante, ma farlo significa banalizzare la sua figura, spogliandola di tutta la personalità che ha definito la sua fama. Nonostante segua i dettami tradizionali del biopic, Variações però gode di una scelta di casting molto azzeccata. A vestire i panni del cantante è Sérgio Praia, che non solo gli assomiglia fisicamente, ma è anche capace di portare sullo schermo la sua forza trasgressiva, poetica ed estremamente libera. A lui spetta anche il compito di ricantare le canzoni di Variações e, sebbene la voce dell’attore sia estremamente diversa, la scelta si rivela fondamentale per rendere più vivido il percorso creativo. Guardando Variações si ha l’impressione di un film che poteva essere di più: è un omaggio abbozzato a una figura che potremmo definire solo come larger-than-life e che João Maia sembra provare a contenere con tutto se stesso. Forse servivano più precisione ed energia nella narrazione per essere all’altezza dell’eccellente interpretazione di Sérgio Praia.

di Giada Sartori