1870, Texas. Sono appena passati cinque anni dalla Guerra di Secessione e un uomo, non più nel fiore dell’età, si aggira per le città del ferito e sconfitto Sud. Il suo nome è Jefferson Kyle Kidd, Capitano Jefferson Kyle Kidd, e la sua missione non è ergersi a leader di un movimento o di una banda armata per la rivincita confederata, ma una ancora più ambiziosa e stupefacente: leggere le notizie provenienti dal mondo.

In un’era dove i Giorgino o i Mentana erano inesistenti, la tecnologia era ancora lontana dall’essere analogica, figuriamoci digitale, e l’analfabetismo, in certe realtà, toccava, senza esagerare, quota 100, l’informazione non viaggiava alla velocità della luce e l’unico modo per poter diffonderla era tramite figure come quelle del Capitano Kidd, versione moderna dei cantastorie, un 2.0 ante litteram aggiornato alla cronaca e all’attualità.

News of the World – Notizie dal mondo – tratto dall’omonimo romanzo e disponibile su Netflix dal 10 febbraio – inizia con queste premesse, ma non è la fantasiosa o verosimile ricostruzione cinematografica prodromica del mezzobusto televisivo, lettore, divulgatore e dispensatore di notizie del secolo successivo.

News of the World – Notizie dal mondo è un film western. Un western atipico, ma non così dissimile dal genere che ha reso immortali John Wayne e Sergio Leone. Questo indissolubile legame è riconoscibile dalla fotografia, dove le immense praterie e le lunghe carovane di coloni verso l’estremo e selvaggio Ovest occupano per intero i 35mm della pellicola, così come è ravvisabile nella feroce e cruda descrizione della tipica brutalità contraddistinguente il genere, rappresentata da assassini di frontiera, qui oltremodo incattiviti per la sconfitta militare e politica della propria Weltanschauung (schiavista), oltre all’eterna lotta tra pellerossa e visi pallidi.

L’atipicità dell’ultima opera di Paul Greengrass – al suo primo western – con un monumentale Tom Hanks – anche per lui una prima assoluta nel West – e la rivelazione Helena Zengel è riassumibile nella svolta che rende questo film non la semplice ricostruzione in celluloide di un’epoca lontana, quasi mitologica, ma un vivido monito alla nostra contemporaneità. News of the World – Notizie dal mondo è un film ambientato a trent’anni dall’eclissare del XIX secolo, ma con un linguaggio e riferimenti – non solo visivi – che parlano a noi, donne e uomini del XXI secolo.

La svolta che porta un capitano sudista – fortemente provato dal conflitto, da una perdita e che, in aggiunta, si inventa il mestiere di lettore itinerante di notizie per sbarcare il lunario – a cambiare i suoi piani, il suo itinerario di viaggio e, infine, la sua vita, è l’incontro con una ragazzina dai tratti teutonici e dal carattere selvatico che un federale sta riportando in quella che dovrebbe essere la di lei casa, attraversando le zone più impervie e brulicanti di predoni del giovane Stato americano ex confederato. Il Capitano si imbatte in questa giovane ragazza, trovandola sola e smarrita tra i resti della diligenza e l’albero sul quale il rappresentate legale – e nero – dell’Unione vincitrice penzola, massacrato e senza vita, con tanto di cartello sinistramente attuale (IL TEXAS È BIANCO in caratteri cubitali). Da questo momento, la storia diventa altra cosa, e il viaggio dell’ex capitano sudista, diventato lettore di notizie per giovani e vecchi “bifolchi”, si riveste di avventura, di pericolo, di conoscenza, di caccia ai demoni personali e di rinascita.

La cinematografia americana più recente, nel narrare l’epoca più selvaggia della storia del suo grande Paese, ha intrapreso un lungo ed erto cammino, fatto di riflessione, di autoanalisi e di ricerca della verità, avente per risultato la più severa e spettacolare forma di autocritica. Già negli anni ’70, in piena Guerra Fredda e, soprattutto, dopo la sconfitta in Vietnam, cineasti della così detta New Hollywood hanno provato a riscrivere quella che era la storia di glorificazione e di esaltazione anche di crimini odiosi, come quelli perpetrati dal generale Custer o dai coloni nei confronti delle inermi e mal equipaggiate popolazioni native. Facendo riferimento a western più recenti di Soldato Blu, News of the World – Notizie dal mondo ha qualche elemento in comune con Balla coi Lupi (comprensione e assimilazione della cultura e della saggezza dei nativi, dopo un’iniziale diffidenza), anche se è ravvisabile una più marcata somiglianza con Hostiles (il viaggio e il superamento delle insidie sempre più crescenti lungo il cammino, oltre al reciproco riconoscimento). E l’idea di partenza, ripresa e sviluppata meglio in una delle scene più drammatiche della parte centrale (diffusione dell’informazione=sconfitta del tiranno), trova un’incredibile similitudine nella sinossi di un’altra pellicola, avente, come per Balla coi Lupi, Kevin Costner l’attore protagonista ovvero L’uomo del giorno dopo (non un western puro, ma, come Star Wars, ambientato in un futuro lontano dai vaghi richiami all’Old Wild West).

Insomma, a ben vedere, News of the World – Notizie dal mondo risulta essere un déjà vù, una macedonia di cose già viste, eppure non ha il retrogusto dell’indigestione. Infatti, il regista degli ultimi capitoli della saga Bourne e di Green Zone ha fatto un uso ben sapiente del materiale a sua disposizione, amalgamando temi, liriche e visioni di un mondo cronologicamente lontano, ma così sentitamente vicino al nostro. Perché, alla fine, gira e rigira, siamo sempre questi, esseri umani timorosi, paurosi e diffidenti della diversità, vista come una minaccia e non una ricchezza. Una minaccia populista e menzognera che ottenebra la mente, offuscandola, celando quella che è la più grande e veritiera: l’estinzione del genere umano per mano nostra, inquinatori impertinenti e impuniti del mondo.

Infine, da oggi, News of the World non mi ricorderà più soltanto i Queen e quell’omonimo album contenente non uno, ma ben due capolavori assoluti del rock mondiale (We Will Rock You e We Are The Champions), no. Sarà ricordato come quel film in cui Tom Hanks si avventura nel vecchio e selvaggio West, sopravvive alle sfide e alle avversità in compagnia di un’estranea più che bambina ed è il Capitano, il vero e unico Capitano, non uno di quei mistificatori che si appropriano di titoli e di ruoli per fare da megafono ai più beceri e xenofobi istinti, capaci, nella loro versione antropomorfa, di irrompere nei Congressi, inneggiando a una supposta o fantomatica supremazia (bianca) e facendo ripiombare l’America e il mondo intero ai tempi del colera e delle Colt.

di Eduardo Zorzetti