L’idea che al mondo esista una persona a cui siamo destinati ci affascina da secoli. I greci con il loro mito degli androgini, riportato nel Simposio di Platone, suggerivano che all’origine gli esseri umani fossero ermafroditi dotati di quattro braccia, quattro gambe e due teste. Per punire la loro insolenza verso gli dei, Zeus decise di reciderli a metà, destinandoli così a una vita spesa alla ricerca dell’altra metà per ripristinare quella completezza iniziale. L’anima gemella dovrebbe essere, concettualmente parlando, la soluzione di tutti i nostri problemi: è una persona perfetta per noi e noi siamo perfetti per questa persona. Con questa non ci sarebbero rischi tradizionalmente associati alle coppie: niente noia, niente tradimenti, niente divorzi. L’anima gemella è la promessa di una vita felice, ma purtroppo non esiste un segnale sicuro capace di dirci se abbiamo trovato o meno quella persona e così non possiamo fare altro che cercare e sperare. Questo, inutile dirlo, complica l’amore, ma allo stesso tempo lo rende un’avventura degna di essere vissuta tra delusione e felicità.

Immaginate che in un prossimo futuro venga approvato un test che determina la nostra anima gemella su base scientifica. Magari all’epoca saremo già sposati, in relazioni felici e soddisfacenti, e nemmeno ci interesserà farlo, oppure lo affronteremo solo per toglierci il dubbio. Come responso, potremmo ricevere un nome preciso o anche un’incognita: il nostro partner ideale potrebbe essere vivo, morto o non essersi prestato al test. Quest’idea è realtà nell’anno 2035 ipotizzato da Soulmates, la nuova serie antologica di AMC creata da William Bridges (autore per Black Mirror e Stranger Things) e Brett Goldstein (comico e attore, conosciuto soprattutto per Ted Lasso) e da pochi giorni disponibile su Prime Video.

Intorno al test e alle sue meccaniche ruota il mistero: si sa solo che è stato progettato da Soul Connex e che apparentemente possiede un’accuratezza del 100%. Soulmates però non si interessa al test come problema nella società, ma piuttosto come un vero e proprio quesito etico ed emotivo per i personaggi. La domanda centrale, riassunta dal co-creatore della serie, Bridges, è La tua anima gemella è la persona che ti amerà più di chiunque altra. Un’anima gemella non è qualcuno che ti aggiusterà. È colui o colei che ti farà provare l’amore nel modo più forte e assoluto e questo è innegabile. Questo significa però per forza raggiungere la vera felicità o aver trovato la persona migliore per te?

Per rispondervi, Soulmates sfrutta la sua natura antologica e proponendo in ogni episodi situazioni e protagonisti diversi in modo tale da fornire sguardi eterogenei e mai scontati.  Se l’episodio di apertura riguarda una coppia (interpretata da Sarah Snook, ovvero Shiv Roy di Succession, e Kingsley Ben-Adir, visto da poco in One Night in Miami) sposata prima del test e che si trova adesso a mettere in dubbio quella stabilità data fino a quel momento per scontata, altre storie affrontano il poliamore, il rischio di trovare una persona sbagliata, il lutto per una persona mai conosciuta.

Soulmates, alla base, non ha un concetto rivoluzionario, difatti la meccanicizzazione dell’amore o dei sentimenti più in generale è comune a molte narrazioni fantascientifiche e non. La serie stessa potrebbe essere facilmente paragonabile a quello che èil suo riferimento più vicino, Black Mirror, eppure grazie all’ampiezza del tema trattato e ad una maggiore variazione nelle morali la serie di Bridges e Goldstein riesce a trovare una voce propria (anche se il rischio di appiattirsi in ripetizioni con la seconda stagione, già confermata, è dietro l’angolo). Per il momento, con i sei episodi disponibili, Soulmates si dimostra capace di creare un futuro vicino ma mai alienante, che contiene in sé elementi di disturbo e di speranza. L’invenzione di Soul Connex non è condannata a priori, ma viene piuttosto scomposta e problematizzata in tutti i suoi aspetti, in modo da comprenderla meglio. Ogni storia presente in Soulmates è indispensabile per questo lavoro, anche se a volte dispiace passare così poco tempo con i protagonisti di ciascun episodio.

di Giada Sartori