La sezione documentari del Trieste Film Festival riserva sempre belle sorprese. Please hold me the line, lavoro del regista moldavo Pavel Cuzuioc è una produzione austriaca del 2020.

Cuzuioc vive e lavora da tempo a Vienna, ma in questo caso torna dalle sue parti per descrivere un’impresa colossale: cablare e collegare alle reti telefoniche e satellitari diversi luoghi dispersi tra Moldavia, Ucraina, Bulgaria e Romania.

Un gruppo di tecnici, eroici per pazienza e capacità di risolvere situazioni a dir poco complicate con pochi mezzi a disposizione, si spostano tra paesi e piccole città entrando nelle case per introdurre le nuove tecnologie. La loro calma è ammirevole. Si arrampicano su pali già sovraccarichi di fili, sciolgono gomitoli di cavi trovando il connettore giusto, camminano su tetti di lamiera, montano e smontano scale instabili, lavorando con misure di sicurezza più che labili.

Soprattutto entrano in molte case e fanno molti incontri: persone anziane, spesso donne sole, cui spiegano come usare i nuovi telecomandi satellitari che aprono la visione di più di 150 canali (tutti brutti, erano meglio i due che avevamo prima è il commento dell’utenza). Cercano di attivare connessioni Wi-Fi in condizioni precarie che richiedono artifici più vicini alla magia che alla tecnica, sopportano con serenità le pressioni degli omarelli locali, uguali in tutto il mondo. Bevono un numero imprecisato di tè e di vodka, quest’ultima consigliata anche per ripulire vecchi telefoni a rotella. Cercano di soccorrere le vittime di truffe telefoniche, e spiegano a pervicaci utenti perché devono pagare 0,38 euro per l’ultima bolletta anche se non hanno fatto telefonate.

La quantità di storie, sempre diverse ma universali perché identiche a situazioni che tutti noi abbiamo vissuto, si accumula senza stancare mai; alla condivisione della condizione di utente si unisce la curiosità per le vicende personali che trapelano senza pedanterie e si mostrano attraverso gli interni e i loro arredi: le foto, le coppe vinte, i divani da cui si guarda la tv, i servizi da tè, le bottiglie di vodka artigianali, mai che si veda un’etichetta.

Cuzuioc è attento a tutto e anche se non ci dice esattamente dove siamo ce lo fa capire attraverso piccoli segni: bandiere che fanno parte dell’arredo, le targhe delle macchine, i caratteri della scrittura.

Un pretesto sulla carta poco entusiasmante come l’aggancio alle reti diventa un modo per capire e conoscere persone e realtà sociali con leggerezza e humor, ma sempre nel rispetto dei protagonisti, sia dalla parte dei tecnici che dei clienti. Serve una forte sensibilità sociale per evitare i luoghi comuni e il gusto del racconto cinematografico per sventare la noia, impresa riuscita con successo.

Questo documentario è disponibile alla visione sulla piattaforma mymovies fino alle ore 18:00 di venerdì 29 gennaio.

di Daniela Goldoni