Decisamente più varia e stimolante la seconda selezione di corti al Trieste Film Festival.

Il tema della solitudine ricorre, con punti di vista diversi, in tre film.

Dalej iest dzień (Dall’altra parte c’è il giorno), corto polacco di Damian Kocur, racconta l’incontro fortunoso tra un migrante in fuga verso la Germania e un uomo solitario che lo raccoglie dalle acque di un fiume su cui lavora come traghettatore. Lo porterà a casa con sé, parleranno ciascuno nella propria lingua imparando a capirsi un po’ alla volta fino a rivelare qualcosa della propria vita in un dialogo sempre più ravvicinato. Questo rapporto, difficile più per la mancanza di parole che di intenzioni, si snoda con buoni momenti alternati a qualche lungaggine, convincente seppur poco verosimile, a meno di assumerlo come metafora di nuove solitudini che si incrociano in una società che segue, volente o nolente, gli spostamenti degli uomini che cercano destini diversi.

Leib

Leib (Corpo) di Mariana Lerhoef (Germania) torna invece sul mito del Golem. Una contadina che vive sola si fa aiutare da un uomo enorme e di eccezionale forza fisica. Lei comanda, lui obbedisce, muto. Anche qui due solitudini eccentriche, in un rapporto di forza troppo sbilanciato dalla parte della padrona. È una storia difficile condotta con mano sensibile dalla regista che può contare su due ottimi attori, Dustin Schanz e Susanne Bredehöft.

Più uno sketch che un corto, comunque gradevole, è S dnëm roždenja (Buon compleanno) del regista russo Boris Dobrovolski mentre, sempre restando da quelle parti, non si coglie la necessità del corto di Natalija Končalovskaja, Prazdnik (Festa nazionale), ennesimo vagabondaggio moscovita di una ragazza male amata.

Arka

Lascia sconcertati per la forza della storia e delle immagini Arka, film croato di animazione di Natko Stipaničev. Una nave da crociera di un lusso disgustoso sta affondando. Il capitano neanche se ne accorge, così come gli ospiti, ricchi e grassi in modo smisurato. Ogni tanto passa una coppia di animali che non si salveranno, sono sull’arca sbagliata. Il tema musicale dell’affondamento è lo Stabat Mater di Antonio Vivaldi. A noi piace pensare che il grande vecchio, dalla sua Chiesa della Pietà sulla Riva degli Schiavoni a Venezia, minacciata ogni giorno da navi enormi che la sfiorano, distrugga, a colpi di musica sublime, questi mostri che lo umiliano, insieme alla sua città. Sono vendette possibili solo al cinema, soprattutto di grande animazione, favole del nostro tempo che per fortuna qualcuno ha la capacità di raccontare.

Akturimas

Parte da un ragionevole paradosso il film lituano Akturimas (Pupazzo) di Laurynas Bareiša. Un assassino più che brutale viene condotto sul luogo in cui ha massacrato una donna perché ricostruisca tutti gli eventi usando un pupazzo. Cinque o sei poliziotti maschi lo liberano dalle manette e danno inizio alla ricostruzione. Il colpevole è sereno, felice di ricordare i bei momenti, mentre i poliziotti assistono impassibili, se non addirittura partecipi e complici. L’unica donna presente, incaricata di annotare tutto, sarà l’unico corpo estraneo in una accolita di delinquenti virtuali accodati ad un mostro reale.

Goads

Tre film sull’infanzia e la preadolescenza hanno avuto esiti diversi. Se Goads, cortometraggio della regista greca Iris Baglanea è sorprendente non solo per l’originalità della storia ma anche per il polso fermo con cui viene narrato un rapporto distorto tra due sorelline e il padre, Armadila della regista serba Gorana Jovanovič ci presenta l’ennesima adolescente malmostosa. Nulla aggiunge alla ricerca introspettiva sui turbamenti adolescenziali il corto italiano La Tecnica di Clemente De Muro e Davide Mardegan.

Nel complesso una buona selezione, con due ottimi film di animazione (Arka, Jsme si o smrt blíź) e alcuni cortometraggi interessanti sia per l’originalità dei soggetti (Akturimas, Goads, Leib) che per la direzione.

I film sono disponibili alla visione sulla piattaforma mymovies fino alle ore 15:00 di mercoledì 27 gennaio.

di Daniela Goldoni