Nella zona sudorientale di Bucarest, a circa quattro chilometri dal centro, si trova una zona umida a ridosso di un canale artificiale voluto da Ceausescu, parte di un progetto faraonico che avrebbe dovuto collegare la città al Danubio, che scorre circa 50 chilometri a sud della capitale. A questo fine il dittatore rase al suolo un numero considerevole di edifici monumentali, tra cui il monastero di Văcărești che ostacolava lo sviluppo del progetto. La fine del regime decretò la fine dei lavori, lasciando l’opera incompleta e un’area abbandonata di183 ettari. Nel corso degli anni la natura ha riguadagnato il territorio abbandonato su cui si alternano paludi, piccoli corsi d’acqua, laghetti, isole. In questa zona ingrata, in una baracca circondata dal fango, vive la famiglia Enache, padre, madre e nove figli di cui il maggiore ha 18 anni. Il padre, insediato lì non per scelta e per moda o per bizzarre ideologie, viene dalla piccola borghesia, era assistente in un laboratorio chimico. In quella zona ha fatto nascere i figli, li ha istruiti a modo suo, decidendo di vivere con ciò che offre la natura: pesci soprattutto. La famiglia alleva anche galline e un maiale. Il padre conosce alla perfezione il territorio su cui interviene in modo minimale cercando anche di difendere e diffondere alcune specie vegetali.

La loro vita è difficile. I bimbi giocano correndo dietro ai cigni per metterli a navigare su un vecchio materassino gonfiabile, per esempio, ma sostanzialmente si divertono con tutto, in libertà assoluta nonostante le condizioni miserabili della loro baracca. Il film è impietoso nel descrivere il degrado in cui vivono, squallido e respingente, ma riesce a rendere accettabile una scelta eccentrica e disperata, la decisione di convivere con le difficili stagioni di una zona derelitta, brutta, fangosa, per nulla idilliaca. La bellezza è negli occhi di chi ci è nato e ci vive, ed è soprattutto nella totale libertà di movimento, che viene continuamente rivendicata soprattutto dai maschi. La madre, infatti, è sfinita dal lavoro durissimo. Per lei anche il gesto più semplice diventa un problema. Un giorno arriva il Principe Carlo d’Inghilterra a piantare degli alberelli e a sancire la trasformazione di Văcărești in parco naturale, il più grande parco urbano naturale d’Europa. Al capofamiglia Enache vengono fatte vaghe promesse, non mantenute, fino a che la famiglia deve sgomberare e andare a vivere in città, in un casermone. Storia già vista, storia sanguinosa per chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Ogni radice, anche la più ingrata, vuole essere strappata per propria volontà, non per decisioni prese da altri. L’equilibrio surreale che teneva unita la famiglia si incrina, anche se le relazioni tra figli e genitori restano sempre forti, e le loro discussioni pacate, anche se affrontano problemi insormontabili.

Niente è scontato in questo bel docufilm di Radu Corniciuc che rispetta persone e scelte, e soprattutto fa riflettere sulla diversità qualunque essa sia. Gli attori bravissimi, i dialoghi più che credibili, l’assenza di stereotipi e di luoghi comuni precotti fanno di questo docufilm un’opera profonda, che va oltre la vicenda documentata per aprire riflessioni sul nostro vivere quotidiano, su chi deve decidere per il bene di chi e soprattutto su dove stia il Bene.

di Daniela Goldoni