Dal 25 ottobre 2020, insieme a teatri e palestre, i cinema sono chiusi per effetto delle disposizioni in materia di contenimento della pandemia da Covid-19. Nonostante un gran numero di altri dpcm da quello che ne ha decretato la chiusura, non si accenna nemmeno più ad una strategia per la loro riapertura, rimandando a ulteriori decisioni a partire dal 5 marzo 2021. Lunedì, nel corso della trasmissione Gagarin di una nota emittente radiofonica romana (ma, come molte, disponibile per l’ascolto in streaming), Radio Rock, gli speaker hanno chiesto al proprio pubblico cosa mancasse loro di più dall’inizio della seconda fase pandemica (scoppiata proprio quel 25 ottobre dello scorso anno). La risposta è stata pressoché unanime: andare al cinema. Ieri, il regista Iacopo Zanon, autore del cortometraggio Onolulo (presentato durante la scorsa edizione di Alice nella città e che abbiamo anche inserito nella nostra classifica dei migliori corti 2020), ha pubblicato un video, dal titolo Cinema Muti, che ha realizzato insieme ad alcuni suoi amici e colleghi. Un contributo toccante, a tratti commovente, che dà una piena e sensibile rappresentazione di quanto ci manchi poter tornare in sala. Oggi, grazie alla preziosa disponibilità di Iacopo, possiamo mostrarvelo.

Zanon non lascia che a cadenzare le emozioni dello spettatore siano una voce fuori campo o il testo di una canzone. Abbiamo solo una struggente ballata suonata al pianoforte (composta ed eseguita dal musicista Luca Scivoletto) e una didascalia finale, in cui si citano Italo Calvino e la sua idea di cosa sia cinema:

Cinema vuol dire sedersi in mezzo a una platea di gente che sbuffa, ansima, sghignazza, succhia caramelle, ti disturba, entra, esce, magari legge le didascalie forte come al tempo del muto; il cinema è questa gente, più una storia che succede sullo schermo.

Il regista prova a portarci al cinema. Scoprendo, insieme alla sua camera quasi fissa, l’inesorabile: sono chiusi, lo sono da tanto tempo, lo saranno per chissà quanto ancora. Ad aggiungere drammaticità a questa considerazione, il fatto che vediamo le loro serrande abbassate, le loro insegne spente, appena impercettibili, in questa notte romana che sembra calata da un tempo enorme e infinito. Non tanto (o solo) sulla città. Ma anche sulle nostre speranze di poter presto tornare in sala. Abbiamo voluto chiedere a Iacopo Zanon cosa lo abbia portato a realizzare questo suo lavoro che, seppur nella breve durata di poco più di due minuti, riesce così tanto a coinvolgerci e a vedere rappresentate le nostre emozioni. Rispondendoci, ci ha anche dato alcuni dettagli tecnici su come abbiano lavorato lui e una sua collega. Dimostrando che chi ama o vive di cinema non riesce proprio a staccarsene. Nemmeno mentre fa quella che nasce come una semplice passeggiata.

Nel periodo natalizio ho deciso di fare un giro per Roma – la città in cui sono nato e dove vivo -, una delle tante città italiane e del mondo ferite da questa drammatica vicenda della pandemia. In compagnia della mia amica e direttrice della fotografia Clarissa Cappellani, nel corso di due ore serali, sono andato a far visita ad alcune sale cinematografiche che hanno avuto un senso per la mia vita – dove ho visto la prima volta I sette samurai, Blade Runner, Amadeus, L’Odio… Le serrande dell’ingresso erano sbarrate, le vetrine dove di solito sono affisse le locandine vuote, le luci all’interno spente. In alcuni casi davanti alle vetrine qualcuno aveva addirittura depositato delle cassette della frutta, insomma: lo scenario era desolante, spettrale, senza vita – e per quanti luoghi della cultura può dirsi la stessa cosa. Ho capito che questa nuova realtà – anche se temporanea – andava assolutamente filmata per stabilire un principio per me assolutamente chiaro: per le nostre città e per la nostra società i Cinema devono essere considerati a tutti gli effetti luoghi fondamentali di cultura, di arte, proprio come i teatri, i musei e le sale da concerto. Per questa ragione vanno preservati. Per questa ragione a fine pandemia ne andrà assolutamente scongiurata la chiusura definitiva. Per questa ragione andranno aiutati a riaprire e ripartire. Quelle che vedrete nel cortometraggio sono dieci inquadrature di dieci sale cinematografiche romane – dal Cinema dei Piccoli all’Azzurro Scipioni fino al Nuovo Sacher. Sono inquadrature semplici, per lo più frontali – per comporle ci siamo ispirati al primo film della storia del cinema firmato dai fratelli Lumière, La Sortie de l’usine Lumière. Con la direttrice della fotografia Clarissa Cappellani abbiamo deciso di aprire l’otturatore a 1/4 (di solito è ad 1/50) per creare l’effetto di un flusso di gente indistinto che transita davanti alle sale cinematografiche come si transita davanti alle rovine di una civiltà del passato. Il mio amico regista e musicista Luca Scivoletto ha poi composto ad hoc un brano per piano solo, permettendomi di montare le immagini su musica. L’effetto finale è certamente malinconico, un grido di dolore (e di amore) per il Cinema con la “C” maiuscola che ci serva per comprendere che, se in un futuro prossimo le sale cinematografiche cesseranno d’esistere, saremo tutti decisamente più poveri.

Per chi non conosce Roma e le sue sale, è interessante sottolineare come quelli che vediamo in Cinema Muti siano prevalentemente cinema d’essai, piccole sale rionali o gestite da programmatori attenti alla distribuzione di film di nicchia o con una scarsa capacità di diffusione. Cinema che, già prima della pandemia, lottavano per la sopravvivenza contro le multisala e la voglia degli spettatori di correre a vedere l’ultimo blockbuster americano. E che ora rischiano di essere schiacciati dall’assenza così prolungata di una qualsivoglia forma di guadagno. Un triste destino. Che dobbiamo tutti, da operatori del settore ma anche da semplici spettatori ed amanti del cinema, cercare di scongiurare. Torneremo al cinema. E sarà bellissimo.

Joana Fresu de Azevedo