La stagione dei premi sta finalmente iniziando e, se dovremo aspettare ancora qualche settimana per i Golden Globes e gli Oscar, i Critics Choice Awards iniziano a fornire i primi indicatori su quale sarà il suo andamento. La cerimonia si terrà il 7 marzo e verrà tramessa in diretta su The CW, ma per il momento possiamo guardare le nomination, appena annunciate, per le categorie seriali (per il cinema si dovrà aspettare l’8 febbraio) e capire quali sono i veri contender della stagione.  

Spiccano con sei nomination a testa due prodotti di Netflix, The Crown e Ozark, entrambi nominati come Best Drama Series. Se la prima è da sempre una delle serie più discusse della piattaforma, la seconda nel corso delle stagioni si è rivelata anch’essa, pur senza lo stesso clamore, un grande successo (clamorosa la vittoria di Julia Garner agli Emmy 2020 come miglior attrice non protagonista contro nomi ben più noti e quotati come Meryl Streep e Helena Bonham Carter). Entrambe le serie vedono nominate l’intero cast principale. Alla nomination già ricevuta nel 2019 da Garner, si aggiungono per Ozark Jason Bateman, Laura Linney, Tom Pelphrey e Janet McTeer. Per The Crown, oltre alle conferme di Olivia Colman, Helena Bonham Carter e Tobias Menzies, troviamo Josh O’Connor (già presente nella terza stagione, ma con un ruolo molto più importante nella quarta) e le new entry Emma Corrin (Diana) e Gillian Anderson (Margaret Thatcher).

Se l’award season seguirà l’andamento preannunciato dalle nomination dei Critics Choice Awards, sarà possibile aspettarsi l’arrivo di molte new entry e magari di vincitori inattesi. Vista la mancanza di alcuni grandi assi pigliatutto come Succession o Barry (per il Drama) e The Marvelous Mrs Maisel o Fleabag (per la Comedy), vediamo entrare nelle rose di nomi, a sorpresa, anche serie di genere, spesso poco riconosciute da queste tipologie di premi (difatti gli stessi Critics Choice Awards hanno creato una cerimonia a parte, intitolata Critics Choice Super Awards, volta a onorare horror, fantasy, action ma anche prodotti di stampo supereroistico come The Boys). Nella corsa al riconoscimento come Best Drama Series troviamo difatti Lovecraft Country (HBO) e The Mandalorian (Disney+). La seconda era già stata nominata agli Emmy 2020 ed era stata data da alcuni pronostici come la vincitrice, sia per il successo di pubblico che per l’innovazione di cui si fa portatrice).

Le categorie dedicate alla comedy sono il luogo del maggiore ricambio di titoli rispetto alla scorsa award season. Se c’è spazio per alcune serie ormai veterane come Mom (CBS) e Better Things (FX), in Best Comedy Series, oltre a Schitt’s Creek (Pop) ovvero la grande favorita dopo lo sweep agli Emmy e alla deliziosa What We Do in the Shadows (FX), c’è spazio per tanti prodotti dalle piattaforme di streaming. Hulu riesce ad entrare nella rosa finale con ben due titoli, Ramy e PEN15, due seconde stagioni che confermano i talenti nella recitazione e nella scrittura rispettivamente di Ramy Youssef e del duo composto da Maya Erskine e Anna Konkle. HBO Max rientra invece con la serie forse meno comedy del gruppo, il thriller The Flight Attendant con protagonista Kaley Cuoco: questo piazzamento è una semplice scelta strategica visto in un panorama così saturo come quello del drama non sarebbe mai riuscito ad emergere. Chiude la lista dei nomi Ted Lasso, la comedy sportiva di AppleTV+, nonché una delle più belle sorprese dell’anno appena concluso. Forse si tratta dell’unico titolo capace di rubare il premio a Schitt’s Creek, che però ha come vantaggio il fatto che si tratti della stagione conclusiva.

Per quanto riguarda le miniserie, non sorprende trovare tra i titoli The Queen’s Gambit, forse il più grande successo Netflix del 2020. Sempre della piattaforma di Reed Hastings e con già otto nomination agli Emmy è Unorthodox, l’unica serie non in lingua inglese tra le nominate, che raccoglie anche consensi per la recitazione (Shira Haas è nominata come Best Actress). Un altro forte contender per il premio è I May Destroy You, coraggiosa serie di Michela Coel, tristemente ancora inedita sul suolo italiano, nonostante i grandissimi consensi da parte di pubblico e critica ricevuti all’estero. Se alcuni titoli son sicuramente interessanti ma passeranno probabilmente abbastanza in sordina a livello di riconoscimenti (il riferimento è a Normal People e The Plot Against America), altri son puri awards bait (leggi Mrs. America) e altri ancora non hanno ragione di essere lì (vedi The Undoing), il caso più curioso è quello di Small Axe. Il mastodontico progetto di Steve McQueen è una raccolta di cinque film e la critica si è divisa tra chi la considera nella sua interezza una serie e chi prende i singoli episodi come lungometraggi. Su tale dibattito son interessanti gli articoli di Vulture, di Variety e di Indiewire. La categoria Best Movie Made For Television invece, sebbene includa uno dei film preferiti del 2020 dell’autrice di questo articolo (vedi Bad Education di Cory Finley, distribuito in Italia da Sky) vede un unico chiarissimo vincitore: la registrazione del musical di Lin-Manuel Miranda Hamilton.

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di Giada Sartori