Un volto del cinema che non si può dimenticare, al di là dei film che l’autore ha realizzato, è quello di Luciano Salce. Un volto il cui viso era deformato perché quando durante l’ultima  guerra è stato prigioniero due anni in Germania i tedeschi gli estrassero l’oro della protesi mascellare dalla bocca causandogli quella deformazione definitiva del suo profilo. L’arte dello spettacolo Luciano Salce l’aveva nel sangue, A tredici anni durante la sua permanenza in collegio, dove era stato iscritto dal padre in seguito alla morte della moglie, deceduta per una febbre puerperale a soli 22 anni, si esibì in un paio di spettacoli: nel primo come uno dei partecipanti, nel secondo come protagonista: Ed a vent’anni, abbandonata la facoltà di giurisprudenza, si iscrisse alla Accademia nazionale d’arte drammatica dove conobbe alcuni dei suoi futuri colleghi, tra cui Vittorio Gassman, Luigi Squarzina, Tino Buazzelli, Nino Manfredi, Vittorio Caprioli e Mario Landi, personaggi cioè che poi divennero, come lui, protagonisti del teatro e del cinema. La sua attività nello spettacolo vanta, oltre a quella di attore, la scrittura di copioni per programmi di varietà della Rai  e poi la partecipazione alla compagnia teatrale di Evi Maltagliati e Vittorio Gassman con la quale partecipa a spettacoli itineranti, con prima tappa a Praga e successivamente in alcune città italiane. Forma anche una compagnia teatrale insieme a Guido Salvini e fra le tappe del tour importante è stata quella di Parigi. Tornato in Italia lavora con Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Vito Pandolfi e Orazio Costa. Con Vittorio Caprioli e Alberto Bonucci costituisce il gruppo dei tre gobbi, in ricordo di un impresario che aveva avuto una discussione con i tre attori e che, per  disprezzo, li aveva così soprannominati. Un bel background formativo per il passaggio al cinema, il cui esordio nella regia nel 1960 avvenne, dopo la partecipazione come attore fatta nel 1946 in Un americano in vacanza di Luigi Zampa dove rivestiva il ruolo di un ufficiale  americano, con Le pillole di Ercole con interpreti Nino Manfredi, Andreina Pagnani e Vittorio De Sica in una storia  in cui un medico beve inconsapevolmente un liquido afrodisiaco ed ha un rapporto con la moglie di un conoscente che per vendicarsi vuole andare con la moglie del medico, ma questo gli procura una finta moglie. Una commedia come le tante altre da lui interpretate, alcune delle quali dirette.

Una di queste è Piccola posta (1954) di Steno, in cui appare nelle vesti del proprietario dandy di un elegante Cagnolino ad un salone di bellezza per animali e che alla fine finisce al commissariato a causa di un trambusto dovuto alla fuga di alcuni cani: è il film, visto in questi giorni in televisione, che mi ha spinto a scrivere questo articolo su di lui. Una commedia, incentrata sulla simpatica signorina snob Franca Valeri  nel ruolo di Lady Eva, dispensatrice di consigli  alle signore dalle pagine della Piccola posta di un settimanale attorno alla quale ruotano alcuni personaggi e tra essi Alberto Sordi e, appunto, Luciano Salce. E di commedia la filmografia di Luciano Salce è piena. Con Steno gira anche Guardia, ladro e cameriera (1956), Totò nella luna (1958), La ragazza di mille mesi (1961). Ma commedie sono anche Tipi da spiaggia (1959) di Mario Mattoli, I baccanali di Tiberi (1960) di Giorgio Simonelli, Il carabiniere a cavallo (1961) di Carlo Lizzani, Il giorno più corto (1962), Gli onorevoli (1963) e Di che segno sei? (1975) diretti da Sergio Corbucci, Le dolci signore (1967) di Luigi Zampa con il quale interpreta anche Bisturi la mafia bianca (1973), tanto per citare alcuni dei cinquanta film da lui interpretati, nei quali ce ne sono otto dei trentacinque  di cui è stato anche regista. Regie di commedie di pura comicità ma anche di costume, la più nota delle quali è La voglia matta (1962) dove il quarantenne industriale milanese Ugo Tognazzi  si imbatte in un gruppo di studenti diretti al mare e prende una cotta, malgrado sia messo alla berlina con una serie di scherzi, per la bellissima Catherine Spaak che alla fine della giornata, allontanandosi con i suoi compagni, lo lascia solo con l’illusione di essere tornato ventenne. Pieno di causticità sull’Italia del benessere è poi La cuccagna (1962) con protagonista una romana (Donatella Turri) che aspira all’indipendenza e cerca un lavoro, ma nella sua strada incontra solo cialtroni che vogliono approfittare  di lei. Ma il film che più di tutti lo consegna alla Storia del Cinema è Il federale (1961) dove uno strepitoso Ugo Tognazzi si cala nel personaggio di un graduato delle Brigate Nere incaricato di tradurre dall’Abruzzo a Roma un filosofo sabaudo – badogliano (interpretato dal bravissimo Georges Wilson) con la promessa che sarebbe stato nominato Federale. Un viaggio pieno di sorprese in cui Luciano Salce esprime molto sarcasmo. In fondo, insieme allo spirito satirico, lo stile  del suo cinema.        

di Paolo Micalizzi