Per  il mondo del cinema è The Duke l’indimenticabile John Wayne di cui la televisione ripropone periodicamente qualche ciclo dei suoi film  con il titolo ora di Gli ultimi eroe, ora di Il mito di John Wayne ed altri ancora. Riportandoci così alla memoria un monumento del cinema che abbiamo imparato a conoscere  a partire da Stagecoach ovvero Ombre rosse (1939) di John Ford dove rivestiva il ruolo del fuorilegge  Ring Kid. Siamo nel 1880 e ci appare nel momento in cui ferma  una diligenza  diretta a Lordsburg che sta attraversando il territorio occupato dagli Apaches di Geronimo. Sulla diligenza vi è un’umanità varia: un medico ubriacone (il simpatico Thomas Mitchell), un banchiere (John Carradine) che sta fuggendo con i depositi della banca, la prostituta Dallas (Claire Trevor), una signora che proprio sulla diligenza darà alla luce un bambino con l’aiuto del medico e di Dallas. Tra John Wayne e Claire Trevor durante il viaggio nascerà l’amore, e quando la diligenza arriverà a destinazione dopo una sanguinosa battaglia con gli indiani in cui morirà il marito della signora, il banchiere sarà arrestato. E si assisterà ad una conclusione  che ha commosso, e continua a farlo quando si ha occasione di vedere o rivedere il film,  milioni di spettatori di tutto il mondo perché il film è un Mito, così come lo sono John Wayne ed il regista John Ford: lo sceriffo, con la complicità del medico ubriacone, consentirà a Ringo ed a Dallas di andarsene oltre il confine per costruirsi insieme un avvenire. John Ford è il regista per il quale assume diversi ruoli di eroe. Con lui John Wayne in trentacinque anni girò venti film. Il più celebre è, appunto, Ombre rosse che fu il film che diede la svolta decisiva alla sua carriera d’attore iniziata nel periodo del cinema muto, una ventina prima di interpretare il ruolo del giovane ardimentoso Breck Coleman che guida una carovana attraverso tempeste e attacchi degli indiani aprendo la pista dell’Oregon nel film Il grande sentiero (1930) di Raoul Walsh che gli suggerì di assumere il nome d’arte di John Wayne. Con Ford John Wayne proseguì la sua carriera interpretando la trilogia sulla Cavalleria composta da Il massacro di Fort Apache (1948) che riprende la leggenda del Generale Custer ed in cui John Wayne ha il ruolo di un Tenente Colonnello; I cavalieri del Nord Ovest (1949) dove è un anziano  capitano alla vigilia della pensione che riduce a miti consigli una tribù di indiani e “Rio Bravo” (1950)  in cui è un Colonnello di cavalleria  frustrato per non poter inseguire gli indiani oltre il confine messicano riuscendo comunque alla fine ad avere la meglio su di loro e riappacificarsi anche con la moglie alla quale aveva durante la guerra civile bruciato la piantagione essendo lei una simpatizzante sudista. É il primo film che vede insieme John Wayne e Maureen O’Hara con la quale  poi ha interpretato Un uomo tranquillo (1952), una commedia in cui lui è un americano che torna in Irlanda per  acquistare una fattoria che era di proprietà dei  genitori prima di emigrare  e si innamora di una rossa dal carattere forte, sorella di un prepotente  proprietario terriero interessato anche lui all’acquisto. La sposerà  e scaturiranno vicende  burrascose. Importante nel sodalizio con John Ford è anche Sentieri selvaggi (1956) dove John Wayne ritornato a casa dalla guerra dovrà ricominciare  a combattere gli indiani che avevano rapita la nipote (Natalie Wood) e la ritroverà che era diventata indiana. Un western è anche In nome di Dio in cui riveste il ruolo del Texano, uno dei tre banditi  braccati dalla legge che  s’imbattono in mezzo al  deserto in una donna che dà alla luce un bimbo e muore subito dopo.  I tre  adotteranno il bambino  riuscendo a farlo sopravvivere in condizioni impossibili e sarà lui, il texano (gli altri sono morti), alla fine a raggiungere la città e consegnare il bambino allo sceriffo, che lo perdonerà.

John Wayne ha girato anche film importanti con altri registi. Con Howard Hawks Il fiume rosso (1948) in cui è Tom Dunson che è diventato un ricco allevatore, duro e spietato con chi osa contrastarlo. E lo sarà  anche con il suo figlioccio, il giovane Matthew (Montgomery Clift) che lo disarma e prende in mano la mandria di 8.000 capi da portare ad Abilene. Quando vi giungerà troverà il vecchio Tom che deciso a vendicarsi avrà con lui un violento corpo e a corpo. Lo interromperà la ragazza di Mattew (Joanne Dru) che farà comprendere ai due uomini che l’affetto che li lega è ancora forte. Indimenticabile è poi Un dollaro d’onore (1959), noto anche come Rio Bravo in cui è uno sceriffo che nella lotta contro il capo di alcuni prepotenti proprietari  ha al suo fianco un vicesceriffo perennemente ubriaco a causa di dissidi amorosi, nel cui ruolo si cala Dean Martin offrendo un’interpretazione, superba che rimarrà indelebile nella memoria del cinema.   

Di grande rilievo sono poi le interpretazioni di John Wayne in altri film. In Gli eroi del Pacifico (1945) di Edward Dmytryk è il Colonnello Joseph Madden incaricato dal Generale MacArthur ad organizzare una guerriglia  per contrastare l’avanzata giapponese nelle Filippine. In Iwo Jima, deserto di fuoco (1949) di Allan Dwan è un sergente dei Marines incaricato di addestrare alcune reclute e lo farà con un duro addestramento: sei di esse poi isseranno una bandiera americana sul monte Suribachi. In Il barbaro e la geisha (1958) di John Huston è il primo diplomatico Usa (denominato barbaro perché straniero) di stanza in Giappone: una geisha si sacrificherà per lui dai congiurati ostili alla sua idea di convincere l’imperatore a modernizzare i costumi di vita della popolazione. Con il regista Henry Hathaway gira alcuni film tra cui emerge Il Grinta (1969) dove riveste il ruolo di un avventuriero trasformatosi in sceriffo che si accompagna ad un’adolescente sulle tracce dell’assassino di suo padre: ottenne nel 1970 l’Oscar come miglior attore. Da citare ancora nella sua vastissima filmografia (circa 175 film) É una sporca faccenda, tenente Parker (1974) di John Sturges. Un poliziesco in cui è un poliziotto al quale la tattica dei superiori non va a genio che si dimette e indaga personalmente su un traffico di stupefacenti. Un uomo integerrimo che, dopo aver eliminato  i responsabili,  arriva anche a far arrestare  la vedova di un  collega che si era resa complice del losco giro, all’insaputa del consorte.

A concludere  la  sua carriera di attore un altro western, Il pistolero in cui  è Brooks, un vecchio pistolero  che arriva in una città per la resa dei conti con tre banditi, visto che il medico gli ha pronosticato di avere un cancro. Alloggia presso una vedova e diventa amico di suo figlio Gillom (Ron Howard) che lo venera e vorrebbe seguire le sue orme. Brooks si reca all’appuntamento in tram (una riflessione sulla fine del West  ed una bellissima sequenza) e nella sparatoria  moriranno tutti. Vedremo Gillom che disgustato da tanta violenza getterà la pistola con cui ha vendicato il pistolero, colpito a tradimento.

Ma nella sua carriera John Wayne  si è concesso anche due film dietro la macchina da presa. É, infatti, il regista del western La battaglia di Alamo (1960) dove riveste il ruolo della leggendaria guida Davy Crockett che, insieme al Colonnello e ad un  gruppo di mercenari viene assediato per giorni  e massacrato a Fort Alamo (siamo nel 1836) dalle truppe messicane del Generale Santana. Ma anche del tanto discusso I berretti verdi (1968), realizzato con Ray Kellogg, che passerà alla storia come l’unico film di grande impegno dove l’intervento Usa nel  Vietnam è visto con luce favorevole poiché mette in luce l’eroismo dei soldati americani. Osteggiato, soprattutto in Europa, con grandi manifestazioni di protesta, il film, in effetti, vuole essere uno spettacolare film di guerra dove è ancora il mito dell’eroe a prevalere.

di Paolo Micalizzi