Questa classifica deve partire con alcune premesse. In primis, come si potrà notare dai titoli che seguiranno, la redattrice a cui è stato chiesto di fare questa classifica ha una passione particolare per la comedy, quindi si scusa preventivamente se serie che probabilmente vi aspettereste di trovare come The Queen’s Gambit o Normal People non compaiono. In secundis, oltre a serie nuove (intendendo per questo serie che hanno avuto la loro premiere nel 2020), son state incluse in classifica due stagioni successive a quella di debutto (la seconda in un caso e la quarta nell’altra) perché ugualmente meritevoli.

10. Feel Good

Feel Good, creata dalla comica Mae Martin con Joe Hampson trasmessa prima da Channel 4 e distribuita poi nel resto del mondo da Netflix, segue i passi di serie come Fleabag e After Life per parlare di amore e dipendenze, viaggiando sul sottile confine tra commedia e dramma. Al centro troviamo Mae (la stessa Martin), una comica canadese, che, dopo un suo spettacolo, incontra George (Charlotte Ritchie), una donna semplice annoiata dalla vita e annullata dai suoi amici più stretti. Le due si conoscono e presto si innamorano, inconsapevoli degli ostacoli interiori ed esteriori a loro se stesse che dovranno superare per stare insieme. Feel Good non è una serie che vuole rivoluzionare la dramedy, ma riesce comunque ad essere una ventata d’aria fresca per il suo uso intelligente dell’umorismo e per la sincerità delle conversazioni tra le due protagoniste. In un episodio della serie troviamo come guest-star, nei panni della madre di Mae, Lisa Kudrow, l’amata Phoebe di Friends.

9. Never Have I Ever

Never Have I Ever è una rivincita dei nerd, ma soprattutto una rivincita della commedia adolescenziale. Grazie all’acutezza di Mindy Kaling, esperta nel trovare nuova veste anche alle narrazioni più familiari, i patemi di una ragazza qualsiasi, in questo caso Devi Vishwakumar (interpretata dall’esordiente Maitreyi Ramakrishnan), sono capaci di diventare una delle serie più divertenti dell’anno. Lo spettatore, accompagnato dalla voce del leggendario John McEnroe, osserva l’odissea della sua quotidianità e questa tensione verso una popolarità idealizzata. Never Have I Ever non evita i tropi del genere, passando inevitabilmente per il triangolo romantico, ma non cade mai nello stereotipo. È capace di divertire, ma allo stesso tempo sfrutta quei dieci episodi per parlare di sessualità, amicizia, ma anche della cultura indiana.

Rosie Perez, Kaley Cuoco Photograph by Phil Caruso The Flight Attendant HBO MAX The Flight Attendant Season 1 – Episode 2 “Rabbits”

8. The Flight Attendant

Sulla carta The Flight Attendant sembra uno di quei libri che una persona compra per caso per passare qualche ora spensierata in treno o in spiaggia e si dimentica cinque minuti dopo l’ultima pagina. Lo sembra perché lo è effettivamente: The Flight Attendant, serie del co-creatore di You Steve Yockey per HBO Max, è tratta dall’omonimo libro di Chris Bohjalian. Sembra un thriller abbastanza banale dalla premessa: l’hostess Cassie Bowden (Kaley Cuoco, famosa soprattutto per la parte di Penny in The Big Bang Theory) si sveglia con i postumi di una sbronza in una camera d’albergo a Bangkok e scopre che l’uomo accanto a lei (Michiel Huisman), un passeggero con cui ha avuto un flirt, è stato ucciso. Il sorprendente merito di The Flight Attendant è quello di saper combinare intelligentemente il drama di serie come Big Little Lies con il camp di un prodotto di Ryan Murphy, creando la serie perfetta per il binge-watching. Al fianco di Kaley Cuoco nel cast troviamo anche Rosie Perez e Michelle Gomez.

7. The Umbrella Academy S2

The Umbrella Academy, nella sua seconda stagione, rimescola le carte in tavola, disperdendo i fratelli Hargreeves in diversi momenti storici, ma riesce a non solo a non perdersi tra le mille sottotrame, ma anche a eguagliare e superare il primo exploit della serie. Questa volta l’ispirazione (molto libera) viene offerta dal secondo volume della omonima serie a fumetti scritti da Gerard Way e disegnati da Gabriel Bá. Questa volta i fratelli protagonisti dovranno capire come sventare una nuova apocalisse e forse la chiave di tutto è l’assassinio di JFK. Steve Blackman, con la seconda stagione, riesce a trovare una direzione più precisa per la serie, trovandole la sua vera identità in mezzo a fight sequence su canzoni pop e un’estetica che ricorda gli Good Omens e gli X-Men. Il punto di forza della serie rimangono come sempre i personaggi e in questi dieci nuovi episodi la narrazione sembra spostare il focus da Ben (Justin H. Min) e Klaus (Robert Sheehan) ad altri fratelli rimasti fino a quel momento in penombra come Diego (David Castañeda) e Allison (Emmy-Raven Lampman).

ZOEY’S EXTRAORDINARY PLAYLIST — “I’ve Got The Music In Me” Episode 102 — Pictured: (l-r) Skylar Astin as Max; Jane Levy as Zoey Clarke; John Clarence Stewart as Simon — (Photo by: Sergei Bachlakov/NBC)

6. Zoey’s Extraordinary Playlist

Zoey’s Extraordinary Playlist, serie di Austin Winsberg per NBC e disponibile in Italia su RaiPlay, inizia come la più normale delle sitcom: una donna qualsiasi, in questo caso Zoey Clarke (Jane Levy), alle prese con problemi a casa (il padre malato), sul lavoro (un capo irritante) e in amore (innamorata di un collega prossimo alle nozze). Ciò che lo rende diverso da almeno altre trecento sitcom simili è il fatto che nella prima puntata, mentre la protagonista sta facendo una risonanza magnetica in ospedale, c’è un terremoto e i file di centinaia di canzoni vengono scaricati dal suo cervello. Da quel momento inizia a sentire e a vedere i pensieri e le paure delle persone sotto forma di numeri musicali. La premessa può sembrare a dir poco ridicola, ma grazie a un buon casting (gli attori sanno tutti cantare, per fortuna, e i numeri non risultano quasi mai trash), Zoey’s Extraordinary Playlist riesce a essere una serie leggera e intelligente, che però sa anche commuovere lo spettatore, senza mai esagerare.

5. Dispatches from Elsewhere

Ispirata da un vero Alternative Reality Game che è stato capace di reclutare migliaia di persone, Dispatches From Elsewhere, serie (si spera, come detto dal creatore, antologica) trasmessa in America da AMC e disponibile in Italia su Prime Video, è il primo excursus come showrunner di Jason Segel. Non è di certo la serie che qualcuno si sarebbe aspettato dal Marshall di How I Met your Mother, ma è un regalo più che accettato. La serie, ambientata a Philadelphia, segue quattro sconosciuti (lo stesso Segel, Eve Lindley, André Benjamin e Sally Field) che si incontrano per partecipare a quello che in apparenza sembra un gioco ma presto si rivela essere molto più reale del previsto. Dispatches from Elsewhere, da serie consapevole di essere qual è (il narratore, interpretato da Richard E. Grant, spesso fa riferimenti a regole della scrittura televisiva durante i suoi interventi), è una celebrazione del potere delle storie e dell’escapismo, della gioia del crearsi mondi alieni alla noiosa quotidianità. Abbatte la parete tra pubblico e personaggi, chiedendo di prendere il loro posto, vivendo le loro esperienze. Sarà una serie azzardata, ma per l’estrema sensibilità di Jason Segel è anche un trionfo.

4. How to with John Wilson

How to with John Wilson, docuseries di HBO diretta e narrata dal Wilson del titolo (cameraman e documentarista), segue una struttura estremamente semplice: in ogni episodio, indica di voler esplorare un argomento, da come migliorare la propria memoria e come cucinare il risotto perfetto, e finisce da tutt’altra parte per fornire delle lezioni di umanità. Potrebbero sembrare dei voli pindarici o dei collegamenti quasi forzati, ma Wilson si lascia semplicemente guidare dalla saggezza degli sconosciuti che incontra per le strade di New York. How to with John Wilson brilla per la sua empatia e per la sua speranza nel prossimo: è la vita vissuta attraverso la telecamera non come barriera ma come mano tesa verso il futuro. Soprattutto il documentarista si dimostra capace di trovare la magia in cose semplicissime, come i ponteggi per strada, e proprio per questo How to with John Wilson è una serie così importante: perché ci chiede di guardare la quotidianità con occhi nuovi e più attenti.

3. The Good Place S4

Tecnicamente inserire la quarta e ultima stagione di The Good Place in questa classifica significa barare perché sui 14 episodi nel 2020 son stati trasmessi solo i 4 finali, ma anche questi sono sufficienti per mettere la comedy di Michael Schur sul podio. Nel panorama seriale degli ultimi anni si è sviluppata una forte paura delle conclusioni per alcuni esempi catastrofici conosciuti a tutti (vedi Game of Thrones), ma con Whenever you’re ready ci regala uno dei finali più belli, soddisfacenti e commoventi degli ultimi dieci anni. Dopo aver ricostruito il sistema di valutazione nell’aldilà, Eleanor (Kristen Bell), Chidi (William Jackson Harper), Tahani (Jameela Jamil) e Jason (Manny Jacinto) arrivano finalmente nel tanto agognato Good Place, scoprendo però che non è così paradisiaco come speravano. The Good Place continua a essere un’esplorazione leggiadra di questioni filosofiche tutt’altro che semplici e, grazie all’intuito di Schur e al legame ormai familiare formatosi tra i membri del cast, la quarta stagione riesce a concludere perfettamente il cerchio.

2. Mythic Quest: Raven’s Banquet

Mythic Quest: Raven’s Banquet, partorita da Rob McElhenney, Charlie Day e Megan Ganz (dietro già a It’s Always Sunny in Philadelphia, la comedy live-action più longeva della storia seriale americana), è una workplace comedy come tante prima di essa. Qui lasciamo l’impresa cartaria di The Office per approdare una casa di produzione di videogames, alle prese con la prima espansione di Mythic Quest, MMORPG (Massive Multiplayey Online Role-Playing Game, come World of Warcraft) definito dal suo creatore, Ian Grimm (Rob McElhenney) un pilastro culturale paragonabile solo a Star Wars. La serie, realizzata con il supporto di Ubisoft che si è occupata di creare lo stesso videogioco al centro della narrazione, nel corso dei suoi dieci episodi (più uno speciale girato in quarantena), è capace di parlare di creatività, di fedeltà verso la propria visione artistica e dell’importanza del lavoro di squadra con ironia ma anche con profondo affetto. In particolare brilla il quinto episodio della stagione, un piccolo stand-alone intitolato “A dark quiet death”, fruibile indipendentemente dalla serie.

1. Ted Lasso

Mai avrei immaginato che una serie sul calcio potesse farmi innamorare così. In realtà Ted Lasso, comedy di Bill Lawrence (creatore di Scrubs) e Jason Sudeikis, usa il calcio nello stesso modo in cui Friday Night Lights usava il football americano: come un cavallo di Troia. Ted Lasso vuole parlare di cosa significhi umanità, del nostro atteggiamento verso il prossimo, di cosa significhi sostituire l’arroganza con la curiosità e l’empatia. Non solo è una serie che prende il pubblico alla sprovvista per il suo essere così rispettosa dei suoi personaggi nonostante il suo genere di appartenenza, ma è anche esattamente ciò di cui avevamo bisogno adesso.

di Giada Sartori