La vendetta, oh, la vendetta!
È un piacer serbato ai saggi.
L’obliar l’onte e gli oltraggi
è bassezza, è ognor viltà.

Così canta Bartolo ne Le nozze di Figaro di Mozart – Da Ponte.

La vendetta è un sentimento antico che attraversa nei secoli i miti arcaici, i racconti epici, biblici, la letteratura, le favole, il teatro, il melodramma, la pittura e soprattutto la realtà.

Nel mondo greco e romano la vendetta è addirittura personificata nelle Erinni (Furie per i romani), Aletto, Megera e Tisifone. Tre donne alate, con serpenti attorcigliati alle braccia, che hanno il compito di vendicare i delitti commessi, tormentando i colpevoli con ogni sorta di strumenti, fino a farli impazzire. Dante le pone a guardia della città infernale di Dite.

Eschilo e Euripide ci narrano di Oreste che per vendicare il padre Agamennone uccide la madre Clitennestra e viene perseguitato dalle Erinni. Di Medea che, abbandonata da Giasone, per vendicarsi giunge ad uccidere i propri figli avuti da lui.

Omero ci racconta di Achille che uccide Ettore e ne fa strazio del cadavere per vendicare la morte di Patroclo. Di Ulisse che elimina a uno a uno tutti i Proci e i traditori che, come parassiti, abitavano nella sua reggia da anni, aspirandone al trono e alla mano di Penelope.

La mitologia greca ci narra di numerose vendette consumate anche tra dei, come quella di Eros che, deriso da Apollo perché troppo piccolo per possedere un arco, scaglia due frecce, una dorata destinata ad Apollo per infondergli amore verso la ninfa Dafne, l’altra di piombo destinata a Dafne per farle respingere l’amore di Apollo. Questo mito messo in musica da Jacopo Peri nel 1598 col titolo di Dafne è in assoluto la prima composizione conosciuta che può essere considerata un melodramma.

La Bibbia ci racconta le gesta di Giaele, che dopo aver attirato nella propria tenda Sisara, il generale cananeo, lo uccide nel sonno conficcandogli un picchetto della tenda nella tempia; quelle di Giuditta, che assieme ad una sua ancella si introduce nell’accampamento del nemico assiro e con l’inganno circuisce il generale Oloferne e lo decapita. Antonio Vivaldi lo traspone in un magnifico Oratorio, la Judita Triumphans. Ma nessuno meglio di Artemisia Gentileschi è riuscito ad esprimere con la pittura il sentimento di queste vendette con maggiore potenza. Rappresentando nelle sue tele non solo quella del popolo oppresso di Israele contro i tiranni, ma anche la rivalsa di donne consapevoli e coraggiose che hanno subito violenza e ingiustizia per mano degli uomini, come quelle che subì la stessa Artemisia.

Ancora la Bibbia ci narra di Salomé, che dopo aver danzato per Erode Antipa, istigata dalla madre Erodiade che vuole vendicarsi delle accuse mosse contro di lei da Giovanni il Battista, ne chiede in dono la testa. L’episodio è divenuto soggetto di dipinti, opere liriche e teatrali.

Shakespeare ci racconta il desiderio di vendetta di Amleto su Claudio, che ha ucciso il proprio fratello, padre di Amleto, impadronendosi del trono e prendendo in moglie Gertrude, la vedova del re e madre di Amleto.

Verdi nell’opera Il Trovatore ci rivela con un colpo di scena la vendetta della zingara Azucena nei confronti del Conte di Luna al quale fa uccidere il fratello, vendicando così la morte della madre condannata al rogo con l’accusa di stregoneria.

Una vendetta epocale, raffinata e perfetta, studiata nei minimi dettagli e messa in opera con maestria e ingegno è quella ordita da Edmond Dantès contro i suoi delatori, ne Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Il romanzo è stato oggetto di numerosi adattamenti cinematografici, televisivi e teatrali.

Francesco Hayez ha dipinto un trittico che ha come tema quello della vendetta per amore.

La protagonista nella prima tela viene consigliata da un’amica di servirsi della delazione per vendicarsi dell’amante che l’ha tradita; nella seconda, con la lettera delatoria in mano, ha quasi un’ultima esitazione al pensiero di consegnarla; nella terza, pentita, tenta di fermare la consegna della denuncia ormai avvenuta ma è trattenuta dall’amica. In realtà è un’allegoria della Repubblica di Venezia, dove sulla testa dei cittadini pendeva da sempre la spada del Consiglio dei Dieci e dei Tre Inquisitori di Stato, organi che tramite la raccolta di denunce segrete davano avvio ai procedimenti contro gli accusati.

Neanche le favole sono indenni dalla vendetta a volte terribile, come in Biancaneve dei fratelli Grim, al suo matrimonio col principe viene invitata anche la di lei matrigna, alla quale vengono donate delle pantofole di ferro rovente con le quali ballerà fino alla morte.

Non poteva mancare il cinema.

Ma mentre i film di vendetta fiorivano nel cinema orientale, in quello occidentale erano rari perché l’argomento era considerato materia da cinematografia di serie B. Poi, come spesso avviene, i gusti del mercato sono cambiati ed eccoli realizzati anche da noi.

La trama di questi film è piuttosto semplice, quasi sempre la stessa. All’origine vi è un torto subito dal protagonista, che può variare da un semplice sgarbo, a un tradimento, alla gelosia, a un furto, al rapimento, a una violenza subita, fino all’uccisione di amici o familiari. Fanno seguito il piano e i preparativi per il compimento della vendetta finale nei confronti dei colpevoli, che nella maggior parte dei casi è cruenta.

Vi sono alcune pellicole in cui la vendetta è invece più raffinata e meno violenta, ma sono piuttosto rare.

Il genere ha un mercato di estimatori e appassionati spettatori e quindi ecco una raccolta di alcuni di questi film. 

Freaks (Tod Browning 1932)

Ispirato al racconto Spurs di Tod Robbins (1923) è ambientato in un circo che espone, come fenomeni da baraccone, persone affette da malattie deformanti. Non ci sono trucchi, gli attori che recitano nel film sono persone veramente affette da gravi malformazioni. Con loro lavora come trapezista anche la bella e normale Cleopatra (Olga Baclanova). Colpevole di aver circuito e sposato il nano Hans per impossessarsi del suo denaro tentando successivamente di ucciderlo, diviene oggetto della terribile vendetta dei compagni deformi che hanno scoperto il complotto. Una notte, armati di coltello, si accaniscono contro di lei e la mutilano. Ridotta a un essere deforme viene esposta anche lei allo scherno del pubblico, come gli altri freaks che disprezzava. Un film crudele e disturbante, mutilato anch’esso delle scene più impressionanti dopo l’anteprima per poter essere proiettato. Ciò nonostante l’accoglienza fu negativa sia in patria che all’estero e venne ritirato dalle sale. Bisognerà aspettare il Festival di Cannes nel 1962 e la Mostra di Venezia nel 1967 per la sua rivalutazione.

Senso (Luchino Visconti 1954)

Tratto dalla novella di Camillo Boito, pubblicata nel 1883. E’ la storia della travolgente e ossessiva passione amorosa della contessa Livia Serpieri (Alida Valli) per Franz Mahler (Farley Granger), un ufficiale austriaco di stanza a Venezia negli anni della terza guerra di indipendenza, con il quale ha intrapreso una relazione segreta abbandonando il marito. Mahler sembra ricambiarla, ma in realtà cerca solo di ottenere del denaro da lei e una volta avutolo scompare. Quando Livia lo trova, ubriaco, in compagnia di una prostituta di fronte alla quale lui la umilia pesantemente, mostrandole la sua vera natura di uomo spregevole, dissoluto e traditore, scatta in lei il desiderio di vendetta. Sconvolta e accecata dall’ira Livia lo denuncia al comando austriaco, consegnando una lettera di lui che comprova la corruzione messa in atto con l’ingente somma di denaro, chiesto e ottenuto dalla contessa, col quale ha pagato i medici per farsi dichiarare inabile al combattimento. Il generale austriaco capisce il vero motivo del gesto della contessa, ma non può sottrarsi dal compiere il suo dovere.

I diabolici (Henri-Georges Clouzot 1955)

Christina (Véra Clouzot) e Nicole (Simone Signoret), rispettivamente moglie e amante di Michel Delasalle (Paul Meurisse), uomo perfido, violento e fedifrago, si coalizzano per mettere in atto il loro piano di vendetta per ucciderlo senza destare sospetti. Il piano viene attuato ma cominciano ad accadere strani fenomeni: la scomparsa del cadavere e misteriose apparizioni, fino al colpo di scena finale.

La fontana della vergine (Ingmar Bergman 1960)

Ispirato ad una leggenda medievale svedese narra di una famiglia che ospita dei pastori per una notte, nel corso della quale scopre che sono gli autori dello stupro e uccisione della loro unica figlia. Seppur dilaniato nell’anima tra fede e desiderio di vendetta Töre (Max von Sydow), il padre della ragazza, compirà quest’ultima. Il film vinse l’Oscar 1961 per il miglior film straniero.

C’era una volta il West (Sergio Leone 1968)

Ci racconta la vendetta meditata di Armonica (Charles Bronson) su Frank (Henry Fonda), attesa per decenni e alla fine assaporata. Come quella degli spettatori che solo alla fine, come Frank, scoprono le ragioni che muovono Armonica.

Cane di paglia (Sam Peckinpah 1971)

David (Dustin Hoffman) e la moglie Amy (Susan George), si trasferiscono in un cottage di un villaggio isolato della Cornovaglia di cui lei è originaria. David è un uomo mite e pacifico che si trasforma in un brutale vendicatore a seguito della violenza subita da sua moglie ad opera di un gruppo di giovani delinquenti. A dimostrazione che nessuno è un cane di paglia e anche la più mite delle creature reagisce alle ingiustizie e ai soprusi e, quando lo fa, non c’è peggior cattivo di un buono che diventa cattivo.

Il giustiziere della notte (Michael Winner 1974)

E’ il film che da il via al filone giustizialista privato nel cinema americano, tratto dal romanzo omonimo di Brian Garfield del 1972. Paul Kersey (Charles Bronson) è un uomo normale, perbene, cui alcuni rapinatori, penetrati nella sua casa, uccidono la moglie e violentano la figlia. In lui esplode una furia vendicativa. Inizia così la sua caccia notturna a chiunque rappresenti un pericolo per la società, che puntualmente giustizierà, divenendo un vero e proprio eroe per la gente comune. Anche per il pubblico che ha riempito le sale cinematografiche, così il film è stato oggetto di quattro sequel e un remake.

Carrie – Lo sguardo di Satana (Brian De Palma 1976)

Tratto dal romanzo Carrie di Stephen King. Appartiene al filone vendicativo grand-guignolesco splatter. Carrie (Sissy Spacek) è una ragazza timida con una difficile adolescenza. Vessata dalla madre nevrotica e bigotta e oggetto di scherno delle sue compagne di scuola. Purtroppo per loro lo fanno anche al ballo di fine anno della scuola e la vendetta di Carrie è un tragico bagno di sangue per tutti.

Un borghese piccolo piccolo (Mario Monicelli 1977)

Tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami è la storia di un modesto impiegato vicino alla pensione, Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi), che assiste all’uccisione casuale del figlio ad opera di un giovane nel corso di una rapina. Quando finalmente, dopo lunghe ricerche, il padre trova l’assassino l’istinto mai sopito della vendetta scatta, trasformandolo in un mostro crudele, violento e a sua volta assassino. Un film sulla giustizia fai da te, nell’Italia degli anni ’70, che ci lascia l’amaro in bocca.

Il Gladiatore (Ridley Scott 2000)

Il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) fedele all’imperatore Marco Aurelio (Richard Harris) è da quest’ultimo designato a succedergli invece del figlio Commodo (Joaquin Phoenix), ritenuto non all’altezza dal padre. Quando Commodo uccide il padre e s’impossessa del trono da ordine di giustiziare Massimo e la sua famiglia. Massimo riesce a salvarsi ma viene ridotto in schiavitù e costretto a combattere nelle arene dell’impero come gladiatore. Divenuto famoso viene chiamato a Roma a combattere nel Colosseo e così si presenta a Commodo: Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio, padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa,… e avrò la mia vendetta, in questa vita o nell’altra. Una storia inventata di sana pianta, ma non importa, il successo è stato mondiale e ha fruttato a Crowe l’Oscar 2001 come miglior attore protagonista.

Kill Bill Volume 1 e 2 (Quentin Tarantino 2003 e 2004)

Non poteva certo mancare l’occasione Tarantino. Lo fa con questo/i film trasportando il concetto di vendetta orientale nel cinema occidentale. La vendetta è un dovere morale necessario a chi la compie per poter continuare a vivere in pace. La sposa (Uma Thurman) nel giorno del suo matrimonio viene uccisa assieme al marito e agli invitati, ma lei non è davvero morta. Risvegliatasi dal coma fa una lista di persone di cui vendicarsi, così lunga che occorrono due film prima di arrivare a Bill (David Carradine) per portarla a termine.

Il segreto dei suoi occhi (Juan José Campanella 2009)

E’ un film crudo e potente che definire solo di vendetta è ingabbiarlo in una categoria che da sola non gli appartiene. Vi è anche la vendetta, una vendetta meritata ma terribile su chi ha causato la morte di una giovane sposa, stuprata e uccisa brutalmente a Buenos Aires nel 1974. Il colpevole, seppure riconosciuto tale, resta impunito dalla giustizia corrotta governata dal regime argentino di quegli anni. L’evento lascia nel marito sconvolto un unico obiettivo, quello di ottenere giustizia e vedere il colpevole scontare la sua pena in prigione. Dove non è voluta arrivare la giustizia ufficiale è però arrivato lui. Lo scoprirà venticinque anni dopo l’agente, ora messo a riposo, che all’epoca era stato incaricato dell’indagine, poi fatta chiudere, che non ha smesso di indagare. Il film ha vinto il premio Oscar 2010 come miglior film straniero.

Uomini che odiano le donne (Niels Arden Oplev 2009)

Tratto dell’omonimo best seller di Stieg Larsson. Il giornalista Mikael Blomkvist (Michael Nyqvistin) indaga sulla sparizione di una donna avvenuta quarant’anni prima. Con lui collabora Lisabeth Salander (Noomi Rapace), una giovane hacker punk con problemi di socializzazione e sotto tutela legale. Il suo nuovo tutore è un uomo viscido e pervertito che per concederle quello che le spetta di diritto le estorce favori sessuali con la violenza. Lisbeth, grazie alle sue capacità, oltre ad aiutare Mikael a risolvere il caso, si vendica duramente del tutore, filmandolo di nascosto mentre la violenta, violentandolo a sua volta e tatuandogli sulla pelle una scritta indelebile di colpevolezza, con la quale dovrà convivere per il resto della sua vita.

The Dressmaker – Il diavolo è tornato (Jocelyn Moorhouse 2015)

Basato sull’omonimo romanzo di Rosalie Ham. Myrtle “Tilly” Dunnage (Kate Winslet) è una sarta di alta moda che dopo aver lavorato per anni per i più grandi atelier francesi e italiani fa ritorno nel suo paesino natale perso nel nulla del deserto australiano. Da qui era stata cacciata da ragazzina con la falsa accusa di aver causato la morte di un suo compagno di scuola. Se come si dice la vendetta è un piatto che va servito freddo, Tilly aspetta venticinque anni per assaporarlo. Attirando da un lato l’attenzione degli uomini indossando abiti mozzafiato che ne esaltano la femminilità e costringendo dall’altro le donne della bigotta cittadina, vessate da uomini rozzi e brutali, a rivolgersi a lei per avere un riscatto, per apparire come vorrebbero essere piuttosto che come sono nella realtà. Così, con le sue armi, può mettere in atto la sua anelata vendetta, prima a colpi di forbice, ago e filo su stoffe pregiate, poi distruggendo tutto.

Si potrebbe proseguire con decine e decine di film a partire dalla famosa Trilogia della Vendetta di Park Chan-Wook, tre film intensi e cruenti girati dal regista coreano tra il 2002 e il 2005 in cui i protagonisti, tre persone ordinarie profondamente diverse tra loro, condividono la vita distrutta, il dolore della perdita ma soprattutto il desiderio di vendetta. Proseguendo poi con Senza un attimo di tregua (John Boorman, 1967), Gli spietati (Clint Eastwood 1992), Il Corvo (Alex Proyas 1994), Il patriota (Roland Emmerich 2000), The punisher (Jonathan Hensleigh 2004), V per Vendetta (James McTeigue 2005), Il petroliere (Paul Thomas Anderson 2007), Io vi troverò (Pierre Morel 2008), L’immortale (Richard Berry 2010), John Wick (Chad Stahelski  2014), e così via.

Ma chiudo con tre commedie in cui la vendetta è senza violenza e spargimenti di sangue finali.

Dalle 9 alle 5 orario continuato (Colin Higgins 1980)

Judy (Jane Fonda), Violet (Lily Tomlin) e Doralee (Dolly Parton), oppresse dai modi dittatoriali e maschilisti del loro capo, Franklin (Dabney Coleman), fantasticano di sbarazzarsi di lui. Così lo sequestrano tenendolo legato, nella sua abitazione. Nelle settimane seguenti, fingendo la sua presenza in ufficio, effettuano una serie di modifiche per migliorare il clima di lavoro e aumentare la produzione della compagnia. Liberato dalla moglie tornata dalle vacanze Franklin rientra in ufficio con l’intenzione di far arrestare le sequestratrici. Ma sopraggiunge l’amministratore delegato della compagnia, che lo elogia per le innovazioni apportate promuovendolo a capo di una filiale in Brasile e mettendo Violet al suo posto.

Una poltrona per due (John Landis 1983)

Le vite del benestante e aristocratico broker Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd) e del mendicante senzatetto Billie Ray Valentine (Eddie Murphy), vengono stravolte da una scommessa di due annoiati fratelli miliardari. La scommessa di un dollaro prevede che, a loro insaputa, ognuno dei due malcapitati prenda il posto dell’altro, per vedere come se la caveranno. Scoperto il gioco crudele ordito alle loro spalle, Winthorpe e Valentine si organizzano e mettono a punto una raffinata vendetta, senza violenza e spargimento di sangue, che arricchirà loro e ridurrà sul lastrico i due fratelli.

Una donna in carriera (Mike Nichols 1988)

Tess (Melanie Griffith), una ragazza giovane e intelligente, desiderosa di sfondare nell’alta finanza è costretta a lavorare come segretaria della coetanea, capricciosa e dispotica manager Katharine (Sigourney Weaver). Frustrata da questa situazione le propone una sua idea per realizzare un importante progetto finanziario. Katharine si appropria dell’idea spacciandola per sua senza riconoscerle il merito. Quando la manager finisce in ospedale per un incidente, Tess, che ha scoperto l’inganno, decide che è il momento di vendicarsi. Si riappropria del suo progetto, lo porta a compimento, e le porta via anche l’amante, Jack (Harrison Ford) che l’ha aiutata a realizzare l’affare. Il film ha avuto un grande successo di pubblico, ha ricevuto quattro Golden Globe e l’Oscar per la miglior canzone originale: Let the river run, scritta da Carly Simon.

Ovviamente ognuno è libero di pensare come meglio crede all’eventuale modo di vendicarsi a fronte di un torto subito.

Si può apprezzare qualcuno dei modi sopra illustrati oppure agire come suggerisce Marco Aurelio:

Il miglior modo di vendicarsi di una ingiuria è il non assomigliare a chi l’ha fatta.

di Silvano Santandrea