Sarà presentato come evento speciale, oggi alle 18.00 e disponibile per ventiquattro ore, sulla piattaforma MYmovies del Festival del Cinema di Porretta, il cortometraggio Daniel Schmid, un racconto fuori stagione. Tratto da una conversazione tra Luisa Ceretto (giornalista e critica cinematografica, che cura anche soggetto e ricerca iconografica del film) e il regista durante un suo viaggio a Bologna in occasione di una retrospettiva a lui dedicata, il cortometraggio vede alla regia Anna Albertano, che sceglie che sia proprio la voce di Daniel Schmid a scandire lo scorrere delle immagini, mentre l’uso dei sottotitoli diviene strumento narrativo per rimarcare la potenza delle frasi del regista svizzero che, nonostante una voce stanca ed ormai invecchiata, non smette di declamare l’amore per il suo mestiere.

Una scena da Daniel Schmid, un racconto fuori stagione (A. Albertano, 2020)

Lo vediamo camminare per le vie e i portici di Bologna. Solitario. Senza però smettere di essere accompagnato e seguito, di spalle, dalla telecamera, che ci offre di lui un’immagine sgranata, con una color artefatta. Quasi a voler simboleggiare, proprio come è stato per la cinematografia di Schmid, sia il pensiero, la sua espressione libera, a prevalere sulla forma. Così rimaniamo concentrati sul racconto del regista sulle sue origini, sul suo aver appreso la teatralità dal suo essere nato e cresciuto in un albergo e sul ruolo, nella sua crescita sia personale che artistica, che ha avuto il concetto di frontiera.

Io sono una persona di traffico di frontiera. In un certo senso, di nascita, tra nord e sud. Trafficante. Senza identità culturale. Ma forse non bisogna averla quell’identità. Io ho girato film in italiano, in francese, in tedesco, in giapponese e, in generale, i miei set sono abbastanza babilonici, perché ognuno parla la sua lingua.

Immagini sovrapposte e sovraesposte, che seguono il flusso, libero,delle parole. Sono quelle il fulcro, attraverso cui conosciamo quelli che sono stati i temi fondamentali, oltre a quello della frontiera, di tutta la cinematografia di Daniel Schmid. Ad esempio, quello del viaggio, partendo dal presupposto che Fare il cinema è sempre un viaggio differente, ma che è anche un viaggio nel tempo, nella memoria e nel ricordo dei morti che sono molto vivi, che rivivono nel nostro essere profondo e che sono frontiera tra il loro mondo e quello dei vivi. Poi, abbiamo il senso per la musica, la gioia nel farla come nell’ascoltarla e il cercare e saperla rendere sottofondo ma anche protagonista nella realizzazione di un’immagine.

Daniel Schmid, un racconto fuori stagione (A. Albertano, 2020) nasce da un incontro tra il regista e la giornalista Luisa Ceretto durante un suo viaggio a Bologna

Un lungo momento il regista lo dedica a quelli che sono stati i suoi principali riferimenti artistici: Eric von Stroheim, grande maestro del cinema muto, tra i primi; Murnau e l’espressionismo tedesco, ma anche Ejzenstej e il cinema muto sovietico in generale; segue Sternberg, Renoir e il meno noto Jacques Tourneur per captarne la luce ed imparare ad usarla. E, poi, Fellini (Fellini. Di sicuro, Fellini) e il cinema italiano: Visconti, Pasolini, Bertolucci. Luce e colore tornano nel cortometraggio proprio nel momento in cui Daniel Schmid racconta del suo legame con il cinema italiano e il suo rapporto, anche personale, con alcuni dei suoi principali esponenti. Per poi tornare, nuovamente e bruscamente, ad un piatto grigio-verde.

Come sempre nella vita, in un incontro, in una storia d’amore – e fare dei film è un po’ una storia d’amore, di vampirismo – si va incontro alla gente, però anche la gente vine incontro a te.

Il regista esprime questo pensiero per arrivare a raccontare cosa lo spinga a fare film, cosa per lui caratterizzi il suo desiderio di fare cinema:

Il mio sogno del cinema è di andare in una sala vicino ad uno sconosciuto, a gente sconosciuta, con quel desiderio che diventi buio e sapendo che accadrà qualcosa di meraviglioso, per tutti noi stranieri, seduti vicini. Tutto il cinema è lì. In quel desiderio, in quella necessità di essere meravigliati.

Applausi, sul nero, senza immagini. Ad omaggiare il grande uomo, l’indimenticabile artista che è Daniel Schmid.

di Joana Fresu de Azevedo