Ricorderemo per sempre il 2020 come l’anno che ha sconvolto le nostre esistenze. Così come ha fatto con le nostre abitudini. Questo è successo in tutti i campi del nostro vivere, compreso quello della cultura e, in modo dirompente, in quello della promozione cinematografica. Per un settore come quello dei Festival di cinema, l’incapacità di poter accedere ai grandi schermi delle sale delle proprie città, il non poter entrare a contatto con il proprio pubblico e l’impossibilità di poter ospitare professionisti del settore, registi ed attori sembrava far ipotizzare che, già orfani del cinema in generale, avremo dovuto rinunciare anche ai principali eventi festivalieri. Così non è stato. Perché le associazioni coinvolte nella loro organizzazione si sono sapute reinventare, andando a realizzare edizioni ibride ed online laddove non è stato possibile svolgerle in presenza. Certo, tutto è, causa forza maggiore, cambiato. Ma molti elementi sono restati invariati anche con il passaggio da edizioni in presenza a festival virtuali.

Tra queste costanti, c’è un elemento che non viene mai considerato. Una tipologia di persone, fortemente coinvolte (non obbligatoriamente direttamente nell’organizzazione) a cui raramente viene data voce. Le famiglie di chi organizza un festival cinematografico. Abbiamo, allora, voluto sentire una di queste voci, coinvolgendo Elisa Lazzaroni, compagna di Luca Elmi, Direttore Artistico del Festival del Cinema di Porretta, in partenza proprio oggi, con un’edizione online che terrà compagnia al pubblico fino all’8 dicembre. Elisa ha condiviso con noi le 10 cose che si devono accettare in casa mentre un proprio caro è impegnato nell’organizzazione di un festival cinematografico. Proviamo a analizzarle insieme.

1.  Fare il salto agli ostacoli fra cartoni di manifesti non appena si varca la soglia di casa

Anche davanti ad un festival virtuale, il materiale promozionale da stampare è tanto, per tenere caldo all’interno del proprio territorio l’abbraccio che gli organizzatori vogliono far arrivare al proprio pubblico. In attesa di poterli nuovamente accogliere in sala. Ma cosa succede se la sede che tradizionalmente si prendeva accanto al cinema non è più disponibile? Il direttore artistico non avrà dubbi a rispondere a questa domanda: si porta tutto a casa! Chi vive con lui, quindi, come Elisa, si ritroverà a non vedere più il pavimento del proprio appartamento, quasi completamente ricoperto di scatoloni vari. Inutile dire che il salto agli ostacoli sia la sola soluzione, visto che nessuno di quei colli potrà essere sostituito senza una conseguente crisi di panico del proprio caro.

2. Accettare che le ante del proprio armadio si trasformino in una sorta di lavagna dove attaccare i post it che non possono per nessun motivo essere rimossi 

Zoom? Internet? Social? Ogni dettaglio sul funzionamento di una piattaforma per lo streaming? Ormai tutti questi sono strumenti imprescindibili per ogni direttore artistico di festival cinematografico. Ciò non toglie che stiamo parlando di una categoria di inguaribili romantici, con una forte propensione verso tutto ciò che è vintage o semplicemente tradizione. Quindi, largo a evidenziatori e post-it multicolor che, una volta finite le pareti di casa, da qualche parte andranno pure attaccati, no? A quel punto, anche l’anta di un armadio diviene il finestra sull’idea di festival.

3. “Ricordami che domani devo…”, vale a dire trasformarsi in un’agenda umana.

Famigliari, mogli o mariti, compagne o compagni di organizzatori di festival: avete nelle vostre mani i destini di un evento. Perché senza di voi, nostre agende umane, chissà quanti eventi salterebbero.

La storica scritta del Festival del Cinema di Porretta (Ph. Jfda)

4. Sapere che quando parli e lui annuisce sta in realtà pensando ai film in concorso e sai che non ricorderà nulla di quello che stai dicendo.

Organizzatori di festival cinematografici, ammettiamolo: si diventa un po’ monotematici fino alla fine dell’edizione. Se una fine esiste davvero (v. punto 6).

5. Trovarlo alle 4 di notte di fronte al computer perché quella mail non può aspettare assolutamente fino alle sette del mattino

Chi vive accanto a un direttore di festival o organizzatore di un evento cinematografico lo sa bene che non esisteranno più orari, sabati o domeniche. Quella email non potrà mai aspettare. Come nessuna delle altre che arriveranno. Come non potrà essere silenziata la chat di gruppo con lo staff. Per non parlare di quando qualche regista in programma vive dall’altra parte dell’emisfero. Metti che ti spedisca il file del suo video saluto proprio alle 4 del mattino, tu che fai, non lo invii subito per farlo inserire in piattaforma piuttosto che aspettare le 7?

6. Vivere col mantra “finito il festival”. Qualsiasi scelta, acquisto o riflessione viene perennemente rimandata alla fine del festival (ma arriverà davvero?)

Tutto deve essere rimandato a quando sarà finito il festival. Spesso, questo accade anche per quanto riguarda recuperare la regolarità del sonno e dell’alimentazione. Non c’è black friday, super offerta o scelta che non possa essere presa alla fine della propria edizione. Certo, compito del familiare del direttore artistico è anche quello di tenere sempre a mente che lo spazio che intercorre tra un’edizione e l’altra di un festival cinematografico per il direttore artistico potrebbe anche essere di qualche giorno. Quindi, forse no, la fine di un festival non arriverà mai. Ma sappiamo già che il familiare saprà occuparsi di ogni cosa in autonomia. Di nuovo.

7. Alcun foglio, post it, scatola etc deve per alcun motivo essere spostato dalla propria posizione… 

Non pensiamo ci sia bisogno di aggiungere commenti a questo punto. NON SPOSTATE NULLA IN CASA DURANTE UN FESTIVAL!!!

Una delle celebri frasi di Elio Petri, a cui da due anni il Festival dedica un premio speciale (Ph.Jfda)

8. Non ostacolare per alcun motivo i 10.000 passi giornalieri del presidente, momento importante di riflessione e sintesi su ciò che c’è da fare!

Sarà durante quei 10.000 passi o 10km in bicicletta o ora in palestra o mezz’ora passata a fare l’uncinetto tunisino che l’organizzatore di festival troverà forza, determinazione e nuovi spunti per portare a casa il miglior festival possibile. Elisa lo sa. Tutti coloro che si trovano a vivere in casa con un direttore di festival anche. Lo staff di Porretta Cinema le è riconoscente per il suo sacrificio.

9. Preparare con cura una rella con gli abiti da indossare ogni giorno del festival che neanche Kate Moss alla Milano Fashion week.

Nella normalità, anche i direttori artistici girano per casa in tuta e sneakers. Ma non durante le giornate di un festival. Sanno che i riflettori siano puntati su di loro. E anche se il festival sarà solo online, ci si vorrà far sempre trovare pronti ed eleganti, perché una diretta Facebook o una registrata zoom imprevista possono essere dietro ogni angolo! Quindi, Elisa, hai preparato la rella per stasera?

10. Emozionarsi ed agitarsi per tutti gli incontri, ma mostrare estrema calma e pace interiore per sostenerlo!

Perché, diciamolo, familiari di un direttore artistico: siete voi il vero pilastro di un festival cinematografico. Non tanto i film che compongono il programma. Nemmeno gli ospiti che verranno coinvolti. Siete voi che, nonostante i 9 punti precedenti restate lì, accanto al vostro caro. Trasmettendo tutta la vostra calma. Regalando la vostra pace interiore. E restando in attesa che arrivi il momento in cui sarà “finito il festival”. Anche se, nel vostro profondo, sapete già che non finirà mai. E che dovrete ripartire subito dal primo punto. Ma una cosa vogliamo dirvela, a nome di tutti i direttore artistici o organizzatori di festival cinematografici: GRAZIE!

di Joana Fresu de Azevedo