Ieri sera si è conclusa la seconda edizione di Ce l’ho Corto Film Festival, l’evento organizzato da Kinodromo dedicato ai cortometraggi di autori emergenti, ma il festival non si ferma, offrendo una giornata dedicata alla replica dell’intera programmazione in streaming sulla piattaforma Open DDB. Ricordiamo che è quindi ancora possibile assistere a tutta la selezione al costo di 3 euro, implementabile con una donazione a sostegno delle attività di Ce l’ho Corto. Qui vi consigliamo quattro cortometraggi da recuperare assolutamente.

Afkørsel di Celia Scheij (Danimarca, 2020, 14’) – Concorso ufficiale

Celia Scheij torna a Ce l’ho Corto, dopo aver prodotto il documentario vincitore della passata edizione Boys don’t cry, con Afkørsel (traducibile con La via maestra). Decide di raccontare una storia estremamente semplice: un rapporto padre-figlia che forse è addirittura forzato definire tale perché da anni i due non si rivolgono più la parola. Quel silenzio è costretto a finire perché si ritrovano a dover condividere la stessa macchina, il giorno prima che lei, Liv, si trasferisca in un altro paese. Si accorge subito che, nonostante sia passato del tempo, la situazione non è cambiata affatto.

Con Afkørsel Celia Scheji mette in scena in una location semplice e spoglia come l’abitacolo di una macchina una tensione semplice quasi universale. Lo fa con una protagonista realistica, sospesa tra l’idea di ciò che un genitore dovrebbe essere e ciò che suo padre si è rivelato nel corso degli anni, che si fa simbolo della sua generazione e non solo. Scheji mostra come la coesistenza di fragilità e forza sia imprescindibile per sopravvivere alle esperienze che ci hanno segnati attraverso un piccolo dramma di inaudita potenza.

Biagio – Una storia vera di Matteo Tiberia (Italia, 2019, 17’) – Internazionale

Biagio è un pupazzo rosso, una via di mezzo tra il Gabibbo ed Elmo. Si è fatto una carriera nel mondo dello spettacolo con il programma per bambini Sunday Club, ma un giorno ha deciso di seguire le sue ambizioni artistiche dedicandosi alla realizzazione del suo primo lungometraggio, Et consumimur igni. La sua passata carriera poteva far pensare a un film adatto a un pubblico giovane, da sempre suo target, ma invece si tratta di un film sulle dipendenze con tossicodipendenti come attori e in mezzo Biagio, nel triplice ruolo di protagonista, regista e sceneggiatore. Et consimumur igni per la sua audacia viene rifiutato dalla Mostra del Cinema di Venezia e nemmeno riesce a trovare una distribuzione. Così Biagio si ritrova a portare in giro il suo film per i cineclub dove nel momento del Q&A tutti gli chiedono solamente quando tornerà a fare il Sunday Club.

Biagio – Una storia vera è un divertentissimo mockumentary sull’industria dell’intrattenimento e sul modo in siamo soliti mettere gli artisti in delle scatole, senza dar loro la possibilità di cambiare e di esprimere la loro individualità. Matteo Tiberia fa quest’analisi complessa mettendo al centro un pupazzo (creato da lui e la costumista) che ci porta a pensare cosa farebbero i personaggi della nostra infanzia se avessero una vita fuori da quei programmi. Intorno a Biagio ruotano una serie di personaggi interpretati da volti noti della scena comica italiana, tra cui Valerio Lundini ed Emanuela Fanelli.

Searching for the Perfect Gentlemen – An Investigative Journey di Lena Windisch (Germania, 2019, 10’) – Concorso ufficiale

Searching for the Perfect Gentleman è l’opera prima della regista bavarese Lena Windisch, realizzato nel corso del suo master alla Design Academy di Eindhoven (Olanda). È la storia della frenetica ricerca di un poster visto per la prima volta nella vetrina di un barbiere in Francia. Un poster che molti ignorerebbero, di quelli che ritraggono possibili tagli di capelli con foto fatte sicuramente da qualcuno che in quel posto non ci ha mai lavorato, eppure l’occhio di Windisch ne sembra ammaliato.

Decide allora di portare lo spettatore in giro per le strade del mondo attraverso Google Street alla ricerca di indizi. Interroga copisterie e barbieri in tutti gli angoli del mondo per trovare l’originale. Se magari non si comprende il motivo di tale interesse per un oggetto di cui è così semplice la riproduzione, è impossibile non appassionarsi alla storia di Windisch, che riesce nella sua essenzialità a riflettere sulla fiducia e sulla tenacia.

Eggshell di Ryan William Harris (Italia, 2020, 14’) – Internazionale

Joey (Charlie Carbery) gira per le strade della sua piccola città irlandese vestito da robot e facendosi chiamare Notorious Megadrive. Quel costume non è un semplice gioco o un costume per Halloween, ma piuttosto una corazza che vorrebbe proteggerlo dal mondo esterno e soprattutto dal violento compagno della madre. La voce metallica sembra essere la sua unica amica, ma non sarà capace di difenderlo per sempre.

Con Eggshell il regista irlandese Ryan William Harris realizza una parabola sul disperato tentativo di aggrapparsi alla propria infanzia anche quando l’ambiente non lo permette. Joey è un semplice bambino che sopravvive attraverso un banale viaggio nel mondo della fantasia perché non può fare altro. Eggshell è uno sguardo delicato a una realtà crudele, girato con cura e dedizione da parte di Harris, con un’interpretazione brillante da parte di Charlie Carbery.