Le sale cinematografiche sono chiuse ormai dal 25 ottobre: meno di un mese prima era stato distribuito in Italia l’ultimo film di Aaron Sorkin, Il processo ai Chicago 7. Per chi non fosse riuscito a fare un’ultima scappata al cinema per vederlo, questo avvincente e commovente film è disponibile anche su Netflix.

I Chicago 7 con i loro avvocati

La produzione fu lunghissima, da un progetto iniziale di Steven Spielberg del 2006, attraverso vari cambi di regia e di cast, finalmente nel 2018 viene annunciato ufficialmente il lungometraggio sotto la regia di Sorkin – che si occupa anche della sceneggiatura. Tratto da una storia vera, il film racconta la storia il gruppo di sette attivisti (Abbie Hoffman, David Dellinger, Tom Hayden, Alex Sharp, Jerry Rubin, Lee Weiner e John Froines) vittima di un processo vergognoso per incitamento alla sommossa e cospirazione nel 1968, in occasione delle manifestazioni durante il congresso del partito democratico a Chicago. Alcuni di loro erano attivisti noti, altri meno; per un periodo il processo fu conosciuto come i Chicago 8, perché venne ingiustamente accusato anche il fondatore delle Pantere Nere Bobby Seale. Tutti insieme furono presi come simbolo di quei movimenti e processati in maniera, chiaramente, non equa.

Durante i primi minuti del film, sei degli otto protagonisti vengono presentati come se fossero le star di una commedia, invece che di un film drammatico, accompagnati dalla colonna sonora originale composta da Daniel Pemberton. Questo accade perché tutta la narrazione si basa sulla struttura della classica commedia, pur essendo, di fatto, un film a tematica sociale e decisamente drammatico. Sorkin riesce a tenerci per due ore incollati allo schermo, grazie al fatto che non si concentra solamente sul processo, ma alterna ambienti differenti per esplorare le varie dinamiche storiche e psicologiche. Importantissimi anche i dialoghi ritmati, dinamici e ironici e con un cast di tutto rispetto, che include Yahya AbdulMateen II (Bobby Seale), Sacha Baron Cohen (Abbie Hoffman), Joseph GordonLevitt (Richard Schultz), Michael Keaton (Ramsey Clark), Frank Langella (Julius Hoffman), John Carroll Lynch (David Dellinger), Eddie Redmayne (Tom Hayden), Mark Rylance (William Kunstler), Alex Sharp (Rennie Davis), Jeremy Strong (Jerry Rubin) e molti altri. Durante tutto il corso del racconto, questi attori coinvolgono il pubblico sia nelle scene corali che in quelle singole.

Sacha Baron Cohen nei panni di Abbie Hoffman e Jeremy Strong come Jerry Rubin, in una scena del film Il processo ai Chicago 7 disponibile su Netflix

Le due parti più interessanti, a mio parere, sono quelle di Redmayne e di Cohen. Il primo interpreta un giovane attivista democratico, rispettoso della legge e dell’ordine: quando però viene punto sul vivo (l’amico e collega Rennie Davis è aggredito da dei poliziotti) realizza uno sfogo simbolo di tutta la rabbia e la frustrazione provata nei confronti della situazione – e che a quel punto della storia prova anche lo spettatore. Tra le due interpretazioni, però, ritengo magistrale il personaggio di Cohen: per la maggior parte del tempo sembra di trovarsi davanti al classico yippie – tutto fumo e niente arrosto – e, invece, si rivelerà una delle personalità più profonde e sorprendenti. Durante la deposizione in tribunale, dopo mesi davanti a un giudice palesemente di parte, infatti, con la sua frase «[…] nessuno mi ha mai processato per i miei pensieri fino ad ora […]» si ritrova il fulcro di tutto quello che il film vuole dimostrare.

In conclusione, sedetevi comodi e preparatevi ad assistere ad un film emozionante.

di Alice Dozzo